Una torre per guardare al domani

Gemona, castello (2011)

Il prossimo fine settimana si svolgeranno le celebrazioni per l’avvio dei lavori di ricostruzione del castello. Un evento atteso da 35 anni che evoca emozioni, ricordi, e smuove interrogativi e riflessioni sul nostro passato e sul futuro.
1. Tutti i gemonesi non possono che compiacersi per l’apertura del cantiere, che andrà finalmente a chiudere, non solo simbolicamente, la ricostruzione del post-terremoto. Il castello, insieme al duomo e alle vie del centro storico, è sentito come uno degli elementi portanti dell’identità storica e culturale della nostra cittadina. Fare festa può rappresentare un’espressione di unità e di coesione sociale.
2. Se la posa della prima pietra può anche essere celebrata, sarà solo a conclusione dell’opera che si potrà davvero festeggiare. Quante altre volte abbiamo visto rimettere in moto la grande gru sul colle per poi constatare che i lavori erano stati stoppati per qualche motivo! Almeno per scaramanzia si potevano evitare i fuochi di artificio e i mega-cartelloni autocelebrativi, e allestire una manifestazione più sobria e composta, tenuto anche conto della situazione economica del Paese.
3. Nessuno ha il diritto di appropriarsi di questo momento, che è “di tutti” e “per tutti” i gemonesi. Il merito di aver ripreso i lavori di ricostruzione del castello è da ascrivere solo in parte alla giunta attuale, e in pari, se non in maggior misura, agli amministratori precedenti, in particolare Mauro D’Aronco e Gianpaolo Londero. Sarebbe davvero patetico se qualcuno volesse attribuire unicamente a sé il merito di aver riaperto il cantiere. Chi conosce la tormentata storia del castello sa bene quanta responsabilità nel ritardo dei lavori abbiano alcuni degli amministratori che oggi siedono in consiglio comunale e che negli anni si sono spesi poco o nulla per accelerarli.
4. Il progetto è stato appaltato con un ribasso d’asta del 43%. Un fatto positivo se permetterà di ottenere dei risparmi da utilizzare su altri capitoli e nel contempo garantirà l’esecuzione dei lavori a regola d’arte. Un elemento di preoccupazione se invece a un ribasso così ragguardevole non seguirà una buona qualità delle opere, il rispetto dei tempi di consegna e se si interverrà con varianti in corso d’opera che faranno lievitare i costi. Sarà impegno degli ammnistratori, e più in generale di tutti i cittadini, esercitare un attento controllo su quest’opera pubblica così importante per la nostra città.
5. Per ultimo, ma forse è il punto decisivo, rimane il problema di quale funzione si voglia assegnare al castello ricostruito. La torre dell’orologio e le ex carceri potranno essere dei contenitori di eventi, un’attrazione turistica, uno spazio per la comunità, ma anche delle scatole vuote se non sapremo, con intelligenza e sguardo “lungo”, collocarle all’interno di un progetto integrato per il rilancio del centro storico e dell’intera cittadina. Altre analoghe esperienze ci insegnano che le architetture storiche possono rivivere, ma per farlo devono interagire con le esigenze e le dinamiche sociali, culturali ed economiche dell’oggi. Costituire un team di esperti e di persone che oggi operano a Gemona nei settori culturale, turistico ed economico, che cominci a progettare fin d’ora, e nella libertà e creatività che talvolta le esigenze “corte” della politica non hanno, dovrebbe essere una priorità da mettere subito in campo, così da arrivare al momento dell’inaugurazione con le idee giuste per sfruttare al meglio il nuovo edificio. Ciò permetterebbe di adattare da subito la nuova struttura alle funzioni che si deciderà di assegnarle, evitando costosi interventi a fine lavori.

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3 Commenti a “Una torre per guardare al domani”

  1. marco p. scrive:

    Una maliziosa soddisfazione, sottile come la pioggerellina che da mesi non cadeva su Gemona, mi ha colto nel giorno dei molto pubblicizzati “festeggiamenti” per il riavvio dei lavori del nostro castello. Soddisfazione non per il mancato evento, tantomeno per il non poter celebrare, magari un pochino più sobriamente, i lavori che dovrebbero farci rivivere il castello (io sono uno dei fortunati che da bimbo ci andava a giocare, tra le sue pietre e i suoi giardini). No, la mia soddisfazione viene dal fatto che di quelle scritte giganti, lassù in ogni lato del colle, dei manifesti pubblicitari affissi ovunque, delle feste e dei fuochi artificiali pubblicizzati in ogni dove, cominciavo veramente a non poterne più. Così come delle inutili e costose lettere che continuano ad arrivare a casa, così come del leggere ovunque la firma del nostro sindaco. Ringrazio perciò anche la nebbiolina che, ieri, ha nascosto il colle, il castello ma sopratutto quelle gigantografie e la loro onnipresente firma alla mia vista.

  2. pv scrive:

    marco, non sai in quanti a gemona hanno avuto il tuo stesso pensiero…… quella firma sotto la citazione! come fosse di uno statista… mi sembra tanto simile in piccolo a B……. chi gli sta accanto dovrebbe aiutarlo a capire che con certe trovate si rende ridicolo…….. e pensa che prima che stampasse il manifesto qualcuno gliel’ha anche detto!

  3. Pense e Maravee scrive:

    A proposito della funzione da assegnare al castello ricostruito, ci sembra utile riprendere l’intervista al prof. Claudio Bernardi, Docente di Teatro sociale e di comunità all’Università Cattolica di Milano e docente del Laboratorio Internazionale della comunicazione pubblicata su Pense e Maravee n. 63 dell’ottobre 2007:
    […]
    P&M: Lei ha espresso alcune idee sul ruolo che possono avere le associazioni di Gemona sulla futura gestione del Castello. Cosa intendeva?
    Prima o poi, il simbolo per eccellenza della città di Gemona, il Castello (che non a caso compariva e compare come simbolo di molte associazioni locali…), verrà ricostruito. I fondi per farlo ci sono. I progetti anche. Ma quando sarà finito a cosa servirà? Chi lo gestirà? Il vero problema del Castello, infatti, non è quello di ricostruirlo, ma di sapere cosa farne e come gestirlo. La sua semplice manutenzione costerà parecchio. Come per ogni patrimonio pubblico le soluzioni che vengono generalmente prospettate sono due: o lo Stato
    ( l’amministrazione pubblica) o il Mercato.
    Per fortuna pare tramontata l’ipotesi del Mercato, ossia di affidare il Castello a privati per farne un albergo di lusso con ristorante. Se, comunque, ciò avvenisse, i gemonesi, per vedere il loro castello, dovrebbero andare a mangiare a 100 euro a botta. E sarebbero comunque ospiti e fugaci fruitori del “loro” castello…
    La soluzione più probabile è la gestione pubblica. Per farci cosa? L’idea prevalente è quella di un museo storico su Gemona o un museo sul terremoto o su qualsiasi altra cosa, ma sempre un museo. … Si troveranno mai i fondi sufficienti non per fare il museo (per i progetti a termine si trovano sempre i soldi), ma per farlo vivere? Con i chiari di luna che ci sono a livello di amministrazione pubblica è possibile che si trovino le risorse finanziarie per personale “culturale” quando non si trovano neanche per assumere personale per servizi pubblici essenziali?
    Ammesso comunque che ciò sia possibile, come verrà risolto l’annoso problema di rendere il centro vivibile, legando la vita del castello a quella del centro storico e, più in generale, alle necessità della comunità gemonese? Un museo è memoria e custodia di persone e di opere del passato, non produce né crea vita, arte e società.
    Un gemonese potrà visitare anche una, due volte il museo e poi? Poi lo lascia ai turisti. Ancora una volta perde il suo castello. E vivrà solo della sua superficie, della sua immagine. Gli basterà?
    Come nel caso esemplare di Palazzo Elti o Museo Civico, che è molto ben gestito dall’Università della Terza Età, o come nel caso del Progetto Vacanze Estate del 2007 in cui tutte le associazioni sportive e l’oratorio hanno trovato un accordo per offrire un’estate ricca di iniziative ai ragazzi di Gemona, così per il Castello la soluzione più interessante e creativa potrebbe essere quella di fare gestire il Castello ad un coordinamento delle associazioni gemonesi. Come, in che modo, con quali forme, con quali idee, con quali fondi, con quante e quali associazioni eccetera è il lavoro che bisognerebbe fare mentre si sta ricostruendo il castello e prima che si faccia la progettazione del suo interno e quindi prima che si decida la sua funzione.
    Un progetto “associato” permetterebbe il recupero vero della comunità gemonese in cui cittadini verrebbero chiamati – come un tempo, anzi come al tempo della sua massima fioritura – a non essere solo “utenti” dei servizi pubblici, ma protagonisti della vita sociale, culturale e dunque politica. Si passerebbe così, dalla delega dei propri poteri al Comune, alla partecipazione comunitaria che vuol dire studio, discussione, decisione e realizzazione in modo ampiamente democratico delle cose che ci riguardano.
    Il progetto del Castello può fornire alle associazioni di Gemona proprio l’occasione giusta per fare un salto di qualità, l’opportunità di unire le proprie diversità per uno scopo comune.
    Tutto ciò avviene attraverso un processo di costruzione e non di distruzione….
    [articolo completo su http://www.pensemaravee.it/numeri/2007ott/Pm63_1.pdf
    Associazione culturale Pense e Maravee