Sulla destinazione del castello

Castello di Gemona
[di Sandro Venturini]

In seguito ad alcune dichiarazione uscite sulla stampa [], mi vedo costretto a ricordare al sindaco Paolo Urbani che il museo, o meglio la mostra permanente sul terremoto, a Gemona ce l’abbiamo già. È appena stata realizzata in via Bini, in occasione del 35° anniversario del terremoto, proprio dalla sua amministrazione. È collocata in una sede idonea, è ben riuscita, anche grazie all’impegno dell’assessore alla cultura Stefano Marmai, ed è costata parecchio. Non è certo il caso di proporne un identico doppione in castello o di smantellarla.
Peraltro, come abbiamo ribadito più volte, decisioni così importanti, che possono determinare il concreto sviluppo della nostra comunità, non si assumono su due piedi, anche se questi, con tutto rispetto, sono quelli del nostro primo cittadino.
Perché invece, prima di assumere una decisione in merito alla destinazione del castello, non fare proprio il suggerimento avanzato da Claudio Bernardi, docente alla Cattolica di Milano e animatore del Laboratorio Internazionale della Comunicazione? Così si esprimeva nell’estate del 2007: «Il vero problema del Castello non è quello di ricostruirlo, ma di sapere cosa farne e come gestirlo. […] L’idea prevalente è quella di un museo storico su Gemona o un museo sul terremoto o su qualsiasi altra cosa, ma sempre un museo. Per gestirlo occorre un minimo di personale amministrativo, tecnico e di custodia, più i soliti costi di manutenzione, eccetera. Quale può essere il preventivo annuale? Si troveranno mai i fondi sufficienti? […] Ammesso comunque che ciò sia possibile, come verrà risolto l’annoso problema di rendere il centro vivibile, legando la vita del castello a quella del centro storico e, più in generale, alle necessità della comunità gemonese? Un museo è memoria e custodia di persone e di opere del passato, non produce né crea vita, arte e società. Un gemonese potrà visitare anche una, due volte il museo, e poi? […] La soluzione più interessante e creativa potrebbe essere quella di far ideare le funzioni da allocare e gestire il Castello ad un gruppo di associazioni gemonesi. Come, in che modo, con quali forme, con quali idee, con quali fondi, con quante e quali associazioni eccetera è il lavoro che bisognerebbe fare mentre si sta ricostruendo il castello e prima che si faccia la progettazione del suo interno e quindi prima che si decida la sua funzione. Un progetto “associato” permetterebbe il recupero vero della comunità gemonese in cui cittadini verrebbero chiamati – come un tempo, anzi come al tempo della sua massima fioritura – a non essere solo “utenti” dei servizi pubblici, ma protagonisti della vita sociale, culturale e dunque politica. Si passerebbe, così, dalla delega dei propri poteri al Comune, alla partecipazione comunitaria che vuol dire studio, discussione, decisione e realizzazione in modo ampiamente democratico delle cose che ci riguardano. Il progetto del Castello può fornire alle associazioni di Gemona proprio l’occasione giusta per fare un salto di qualità, l’opportunità di unire le proprie diversità per uno scopo comune».
Ritengo questa proposta interessante, anche perché viene da una persona che vede la nostra città dall’esterno, con un occhio meno “assuefatto” del nostro, ma nel contempo ha vissuto e conosciuto bene la nostra realtà. Perché allora non provare, coinvolgendo le associazioni, ed in primis la Pro Glemona che anche prima del sisma curava gli eventi in castello? Un gruppo di associazioni, insieme a cittadini interessati, potrebbe elaborare una serie di proposte sulle funzioni da collocare nell’edifico e sull’utilizzo dell’intero complesso. È una sfida, ma costa poco, quasi nulla. Perché quindi non accoglierla?
Accanto alla ricostruzione materiale potremo così anche costruire o rafforzare rapporti tra le persone, i gruppi, le associazioni. Solo se l’intera comunità si sentirà responsabile diretta della rinascita e della futura gestione del castello lo sentirà davvero un elemento costituivo della propria identità collettiva.

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2 Commenti a “Sulla destinazione del castello”

  1. carlo simeoni scrive:

    Penso che non serva scomodare grandi personalita’ per pensare che il castello possa e debba diventare un luogo di aggregazione, che all’interno delle quatttro mura debba essere ricostruito un polo che permetta di attivare quelle attivita’ che consentato di presentare Gemona come centro culturale e di rappresentazione delle attivita’ che dovrebbero carattezzare la nostra comunita’. Con molta semplicita’ (e si potrebbero citare molte strutture realizzate in altre zone dell’Italia) cerchiamo di realizzare un ambiemte che consente di dare a Gemona quella piazza che manca, facendola diventare a seconda delle esigenze, una mostra, un luogo di incontro, un luogo per dibattiti, concerti, teatro e quello che possa dare vita al centro della nostra cittadina.In questo vedo importante la realizzazione di quella accessibilita’ piu’ comoda per permettere un miglior utilizzo di questa importante area. Purtroppo il vincolo di 4 anni, per la realizzazione delle opere diventa un ostacolo alla progettualita’ delle future attivita’. Come mai nessuno ci ha pensato?? visto che questi 4 anni vanno ad aggiungersi agli altri 30 di ritardo??…

  2. Al scrive:

    Sono d’accordo con Carlo Simeoni: realizzare una “piazza” che consenta una molteplicità di usi, che sia davvero nella disponibilità dei cittadini, gemonesi in primo luogo. L’istituzione di un museo cristallizzerebbe la funzione dell’edificio o di una sua parte anziché lasciare spazio all’iniziativa e alla creatività. Mi sembrerebbe particolarmente incongrua la collocazione in castello di una mostra sul terremoto. Almeno la terrazza della torre più alta dovrebbe invece essere permanentemente attrezzata come punto di osservazione di un panorama unico nella sua ampiezza, varietà e bellezza (le montagne, la cerchia morenica, la piana, il forte di Osoppo, il Tagliamento, il conoide…), come spettacolare punto d’arrivo di un percorso guidato, orientato alla conoscenza del nostro territorio. In ogni caso, se davvero il castello è sentito come bene e simbolo della nostra comunità, la destinazione non potrà essere decisa soltanto nelle “alte sfere”, magari con l’intervento determinante di persone che non fanno parte di questa comunità. A meno che della lunga storia del castello non si voglia riproporre soltanto la funzione di simbolo di un potere subito perché imposto dall’alto.