Quando il privato è più virtuoso del pubblico

Acqua

Stavolta dobbiamo proprio dirlo. Per fortuna che c’è il privato. Un privato che sopperisce alle carenze e al difetto di lungimiranza del pubblico. Abbiamo chiesto per mesi al sindaco Paolo Urbani di intervenire con un distributore di acqua per i cittadini gemonesi [], come stanno facendo molti comuni friulani, anche grazie al supporto e agli incentivi del Cafc. Abbiamo proposto la realizzazione della “Casa dell’acqua”, una struttura dove rifornirsi di acqua refrigerata e microfiltrata a prezzi contenuti, con l’obiettivo di disincentivare l’uso di minerali in bottiglia. La maggioranza che sostiene Paolo Urbani aveva bocciato la nostra proposta []. Il sindaco aveva anche dichiarato che i costi per la realizzazione del distributore sarebbero stati troppo elevati, che a Gemona vi sono molte fontane da cui attingere acqua pubblica e che questo genere di iniziative metterebbe in crisi i produttori locali di minerale (Pradis e Goccia di Carnia). Argomentazioni già allora inconsistenti [], ancor più oggi che al centro commerciale Le Manifatture è stato installato “Rubinotto” []. Si tratta di un distributore che eroga diversi tipi di acqua (oligominerale, minimamente mineralizzata, naturale, frizzante …) a un costo tra i 5 e i 10 centesimi per litro. Di certo il privato non ha messo in funzione l’impianto per rimetterci. Un plauso, quindi, per aver fatto prima e meglio dei nostri amministratori. E un invito a tutti i gemonesi a usufruire del servizio.

Tag: ,

5 Commenti a “Quando il privato è più virtuoso del pubblico”

  1. Pietro scrive:

    Ottima la scelta di piazzare un distributore d’acqua nel centro commerciale, anche se l’intervento di un Comune con un impianto dedicato e più accessibile avrebbe dato migliori risultati, come dimostra il successo delle case dell’acqua di Tavagnacco e di Udine. Il Comune farebbe bene adesso a sostenere l’iniziativa con un’attività di sensibilizzazione. Una volta tanto le costose “letterine” del sindaco sarebbero giustificate.

  2. Gianni L. scrive:

    Scusatde ma quanto sono costate alla collettività queste case dell’acqua di Udine e Tavagnacco ?
    Chi le ha pagate ?
    E le fontane che distribuiscono gratis acqua (e a Gemona è anche buona dicono) che funzione avranno in questo nuova visione del servizio ?

  3. admin scrive:

    @ Gianni L.,

    la diffusione di questi impianti è ormai una realtà consolidata in Italia. In alcuni casi, com’è accaduto in diversi comuni friulani, sono gli stessi gestori del servizio idrico a sostenere parte delle spese (vedi QUI). In altri casi le amministrazioni costituiscono una partnership con aziende private o pubbliche (vedi QUI). Insomma, le soluzioni possono essere le più diverse e la spesa complessiva non supera i 20 mila euro (vedi QUI). Si tratta di una “buona pratica” che un amministratore dotato di buon senso dovrebbe prendere in considerazione. Per completare il quadro, consideri che durante l’ultimo consiglio comunale è stato dato il via libera alla sistemazione del lavatoio in cemento armato che si trova su via Trasaghis. Costerà 83 mila euro e l’acqua bisognerà portarcela (con una pompa?) per realizzare una sorta di fontana. Non serve aggiungere molto altro.

  4. Gianni Tonetto scrive:

    a Gianni L.
    Per completezza di informazione ricordo che le fontane distribuiscono gratis acqua NATURALE, come quella dell’acquedotto (che io consumo abitualmente), mentre le “case dell’acqua” distribuiscono soprattutto acqua frizzante (per gli amanti delle bollicine) o minimamente mineralizzata (per chi preferisce un’acqua particolarmente leggera) ad un costo notevolmente inferiore rispetto al supermercato, senza contare la riduzione dei rifiuti e dei trasporti.

  5. Gianni L. scrive:

    Ok. il costo non è certamente elevato, anche se il recupero dei vecchi lavatoi fatto come si dice BENE rappresenta sempre il recupero della nostra storia, visto che un tempo questi luoghi erano spazi di aggregazione e socializzazione.
    Non conosco il caso di Campagnola, non sapevo neppure esistesse un lavatoio.
    @Gianni T.: un’osservazione, generalmente le acque minerali sono imbottigliate con acque di una fonte definita appunto “minerale”. Se il problema è solo quello di aggiungere un po’ di gas all’acqua del rubinetto per poi poterla distriburla a prezzo ridotto agli amanti delle bollicine … beh allora questa non è acqua minerale, né niente di simile. Non mi sembra che sia il compito di un Amministrazione Pubblica fare ciò o mi sbaglio ?