Oltre l’individualismo verso nuovi stili di vita

Mani
[di Sandro Venturini]

Lo scorso 15 dicembre ho avuto modo di partecipare all’incontro voluto dall’arcivescovo di Udine Andrea Bruno Mazzocato con gli amministratori locali. Un appuntamento importante per tutti coloro, credenti e non credenti, che ritengono la voce della Chiesa locale un contributo autorevole per affrontare le sfide future delle nostre comunità. Mazzocato non ha nascosto che ci troviamo in una «situazione drammatica a livello nazionale, europeo e mondiale» e si è chiesto con lucida concretezza quali siano le ragioni di «questa specie di cataclisma». Quello che stiamo vivendo è «un pesante tempo di prova che non nasce dalla casualità ma da scelte e comportamenti erronei che hanno impregnato la mentalità e i costumi di vita». Il riferimento al fallimento della politica italiana è evidente, come anche la necessità di una vera «conversione» e di una «inversione radicale di rotta». Sono tre le vie che il vescovo ha indicato per aprire nuove prospettive di speranza e di futuro.
1. L’individualismo che ha governato le dinamiche sociali e politiche degli ultimi decenni è stato un «tarlo che ha corroso i rapporti a tutti i livelli: tra persone, nelle famiglie, tra soggetti sociali, tra stati». In questo momento di crisi c’è il rischio che l’individualismo si accentui nella difesa dei particolarismi, dell’egoismo corporativo e che si alimentino «guerre tra poveri», a scapito di chi è più debole. Solo attraverso scelte e pratiche di solidarietà potremo superare i problemi, «senza perdere nessuno per strada; magari con qualche comodità in meno ma tutti assieme».
2. La società in cui viviamo è presa da una specie di «smania collettiva»: abbiamo voluto vivere al di sopra delle nostre reali possibilità economiche e ciò ha «sballato la gerarchia dei valori» degli individui e delle collettività. È urgente che ritroviamo «nuovi stili di vita», fondati su princìpi autentici che salvaguardino la dignità delle persone. I beni materiali sono mezzi, non fini; tali devono essere considerati e messi in subordine rispetto alla dimensione spirituale e culturale dell’uomo.
3. «Abbiamo un debito sempre aperto verso le future generazioni». Stiamo consegnando ai nostri figli un futuro di incertezza economica e meno possibilità di realizzazione professionale e sociale di quanto è stato concesso alle nostre generazioni. Un primo passo dovrebbe essere, almeno, la richiesta di perdono ai nostri ragazzi e giovani. Un atto difficile ma onesto, per cominciare a intraprendere nuove vie.
Credo che molti tra i politici presenti all’incontro con il vescovo Mazzocato si siano riconosciuti nella sua diagnosi e nelle linee indicate – su cui non posso dilungarmi qui – per incamminarci verso percorsi di cambiamento e di speranza. In quanto consigliere comunale, non posso poi non pensare anche al nostro “piccolo”, a Gemona. Anche la nostra cittadina avrebbe bisogno di un salto di qualità e di un cambio di mentalità nel modo di vivere i rapporti tra le sue diverse componenti, politiche, economiche, culturali e sociali. Questo tempo di crisi potrebbe davvero costituire un’occasione di ricostruzione di relazioni, di progetti, di iniziative verso orizzonti più equi, solidali e virtuosi.

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