Gente di Gemona

Gente di Gemona

CATERINA DENTONI ved. PINTA
Benefattrice (secolo XV)

Il convento dei Padri di san Francesco dell’osservanza o della Vigna, che sorgeva nel centro di Gemona accanto alla chiesa della Beata Vergine delle Grazie, fu costruito dalle fondamenta assieme al sacro edificio per testamento di Caterina Dentoni, vedova di Biagio Pinta, vissuta nel XV secolo. In realtà la donna aveva fatto nel 1457 redigere dal notaio Giovanni fu Venerio di S. Daniele le sue ultime volontà in forma diversa. Ella stabiliva che le sue case, che sorgevano vicino ai padri conventuali (del santuario di sant’Antonio), venissero utilizzate alla sua morte per ricavarne un ospedale per malati e pellegrini, ma non si volle utilizzarle per tale scopo, in quanto a Gemona esistevano già vari altri ospedali (di S. Michele vicino al Duomo, di S. Maria dei Colli ad Ospedaletto, forse di S. Leonardo – molto vicino alle case della Pinta – e quello dei Templari sulla strada di Maniaglia). I frati dell’Osservanza, detti anche Zoccolanti (ai quali era stato fatto il lascito) non ritennero neppure di trasformare gli edifici in convento, forse perché troppo vicini ad un altro convento già esistente (quello dei Minori di S. Francesco). Allora l’erede della donna, Elena di Colloredo vedova di Pietro Cramis, affinché il legato fosse eseguito, ordinò che le case in questione fossero vendute (ed andarono a Giannantonio signore di Prampero) e col ricavato di quelle e di altri beni venisse acquistato più a nord, vicino alla porta di Villa, un terreno. Infatti a dirimere definitivamente la questione fu stilato il 20 novembre 1490 un atto, in cui si dice: Possit ipsa spectabilis Communitas Glemone intra muros tamen dicte Terre et in loco magis habili fundare et erigere Monasterium eorundem Fratrum Sancti Francisci de Observantia de pecuniis ex omnibus bonis et ereditate dicte quondam Domine Catharine Pinte redigendis et quod ita fiat atque servatur… La chiesa e l’annesso convento sorsero tra il 1490 e il 1498, probabilmente su progetto di Bartolomeo Botòn.
Liruti nel 1771 racconta che sulla sua lapide sepolcrale i religiosi vollero scrivere:

CATHARINA. BLASII. PIN
TAE. CONIUNX. OBSE
QUENTISS. HAC. AETERNA
CUBAT. DOMO, SUOQUE
DE. PARCIMONIO. TALE
EXTRUI. IUSSIT
COENOBIUM

(Caterina moglie fedelissima di Biagio Pinta riposa in questa eterna dimora; con il suo denaro fece costruire questo convento)

[Fonte: Mariolina Patat, Oms innomenâts a Glemone. Personaggi di rilievo nella storia di Gemona, Comune di Gemona, 2002, con aggiunte e correzioni dell'autrice].

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