Gente di Gemona

Gente di Gemona

ICILIO SABIDUSSI
Sindaco (1891- 1948)

Nato a Gemona il 15 gennaio 1891 da Antonio e Anna Pittini, fu il primo di uina dozzina di figli. Grazie al conseguimento di una borsa di studio bandita dall’amministrazione provinciale entrò come convittore nel collegio udinese “Toppo-Wassermann” e poté frequentare l’Istituto Tecnico “A. Zanon”, dove conseguì il diploma di perito agrimensore (1908-09).
Tra il 1911 e il 1912 partecipò alla guerra di Libia col grado di sottotenente degli alpini. Allo scoppio della prima guerra mondiale fu richiamato sotto le armi e promosso aiutante maggiore. Prestò servizio nella zona dell’Adamello e il 13 giugno 1917 fu colpito da una scheggia di shrapnel che perforò la guancia destra, fratturò la mandibola e uscì dal collo senza colpire parti vitali. Nonostante le lunghe cure e la convalescenza non poté riacquistare la normale funzionalità della mascella ed ebbe per tutto il resto della vita grosse difficoltà nella masticazione (il che gli causerà dapprima l’ulcera gastrica e poi un inguaribile tumore allo stomaco). Coniugatosi il 19 novembre 1919 con Orsola Baldissera, abitò in via de’ Formentini, poi al n. 44 di via di Prampero ed infine al n. 1 di via Della Stua.
Nel primo dopoguerra si dedicò all’attività professionale di geometra e si impegnò nel sociale, assumendo la carica di Presidente della sezione gemonese dell’Associazione Nazionale Combattenti. Si candidò per il Partito Popolare alle elezioni amministrative che si tennero il 24 ottobre 1920 ed entrò in consiglio comunale, divenendo assessore effettivo della giunta retta dal sindaco Antonio Stefanutti. Dopo l’improvvisa morte di questi, avvenuta nel maggio 1921, fu eletto sindaco a larga maggioranza nella seduta del 7 luglio successivo. Poco più di un mese dopo, il 21 agosto, fu insignito della croce di Cavaliere della corona e festeggiato da tutta la comunità locale. Ma la situazione politica a livello nazionale si stava deteriorando: il movimento fascista si trasformava in partito, il governo Facta non controllava più la situazione, la violenza squadrista dilagava ovunque. Durante l’intero 1922 la propaganda fascista cercò, anche a livello locale, di fare uso della stampa per screditare l’operato delle giunte popolari; nel caso di Gemona si disse che il progetto nella strade gnove, il viale che avrebbe dovuto collegare la stazione ferroviaria al centro cittadino, era improponibile, poiché nelle casse comunali non ci sarebbero stati fondi.
Dopo la marcia su Roma (ottobre 1922), l’imposizione da parte di Mussolini delle dimissioni ai ministri popolari (aprile 1923) e l’abbandono della segreteria del P.P.I. da parte di don Sturzo, divenne sempre più difficile governare le amministrazioni locali. Il 7 agosto di quell’anno, dopo insistenti “inviti” ad andarsene, si giunse all’aut-aut al sindaco da parte di alcuni rappresentanti locali del partito fascista (il segretario politico del fascio, Ermes Disetti, il capo della Milizia Ermacora, il geom. Gino Dosi e Tomaso Masini); la Giunta, convocata d’urgenza, decise di dimettersi, come consigliato anche dal Comitato Provinciale del P.P.I. In seguito, anche se per motivi diversi, complessivamente ventuno dei ventotto membri del consiglio comunale si dimisero. Il Prefetto nominò allora in data 15 agosto Commissario prefettizio per la temporanea amministrazione del Comune di Gemona il gen. comm. Antonio Caroncini.
Icilio Sabidussi da allora si tenne in disparte dalla vita politica per l’intero Ventennio, partecipando solo al direttivo dell’Associazione Nazionale Mutilati e Invalidi di guerra. Quale componente del collegio sindacale della Banca Mandamentale di Gemona (espressione delle tendenze clericali locali), fu coinvolto (e travolto) anche finanziariamente nelle vicende legate alle malversazioni del direttore Giovanni Capriz (detto Lon) e nella successiva liquidazione dell’istituto.
Ebbe l’onore di essere reintegrato nella carica di sindaco al termine della guerra. Infatti il 26 aprile 1945 ancor prima della definitiva liberazione di Gemona, avvenuta due giorni dopo, il locale Comitato di Liberazione Nazionale designò la nuova Giunta Comunale e propose lui come sindaco fino alle prime libere elezioni (che si sarebbero effettivamente tenute solo nel novembre 1946). Egli, già sofferente di salute, accettò l’incarico supponendolo di breve durata.
La situazione nell’immediato dopoguerra non era facile ed anche all’interno della Giunta non sempre c’era accordo sulle decisioni da prendere. Un problema grave sorse quando fu proposto il licenziamento generalizzato del personale femminile occupato per favorire l’inserimento lavorativo dei maschi, spesso capifamiglia disoccupati. Sabidussi dichiarò la sua opposizione ad un intervento drastico ed immediato, proponendo maggior gradualità e un esame delle situazioni caso per caso. Il 30 marzo 1946, fomentata da alcuni facinorosi, scoppiò una violenta manifestazione contro le autorità comunali e soprattutto contro il sindaco democristiano. Nella seduta comunale del 4 aprile successivo sorse un’animata discussione, che degenerò nei toni soprattutto ad opera del membro Leonardo Madile, socialista (il quale si scusò in una lettera il giorno successivo, dichiarandosi pronto anche ad un duello!). Tante amarezze, unite ad uno stato di salute che andava aggravandosi, convinsero Icilio Sabidussi a presentare le sue dimissioni da sindaco il 27 aprile 1946. Si ritirò allora a vita privata. Il 27 luglio 1948 morì.

[Fonte: Mariolina Patat, Oms innomenâts a Glemone. Personaggi di rilievo nella storia di Gemona, Comune di Gemona, 2002, con aggiunte e correzioni dell'autrice].

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