
Alcuni dati sull’immigrazione in Italia nel 2010.
| Stranieri residenti al 31.12.2010 | 4.570.317 |
| Età media degli stranieri residenti | 32 anni |
| Studenti stranieri iscritti (a.s. 2010/11) | 709.826 (inc. +7,9%) |
| Studenti stranieri nati in Italia | 42,2% |
| Occupati stranieri | 2.089.000 |
| Tasso disoccupazione stranieri | 11,3% (italiani 8,1%) |
| Irregolari rintracciati | 50.717 |
| Irregolari respinti/rimpatriati | 20.087 |
| Sbarchi | 4.406 |
[Fonte: Caritas Italiana, Dossier Statistico Immigrazione 2011]
Il motivo più immediato per sostenere l’importanza dell’educazione interculturale è che in una società pluralista, caratterizzata dalla “matrice della modernità”, dalla mobilità sociale e professionale, da un sistema di comunicazioni mass-mediali diffuso, una educazione che non sia anche interculturale non è una educazione completa.
Il primo obiettivo dell’educazione interculturale è di promuovere la formazione di una personalità più aperta e più capace di decentramento. L’educazione interculturale è una educazione al superamento del “pensiero chiuso” (closed mind), inteso come pensiero rigido, che persiste in ciò che si sa e che rifiuta le alternative.
Claudio Desinan, Orientamenti di educazione interculturale, 1997
(…) dobbiamo essere pronti ad immaginare forme di azione e di soggettività politica in grado di anticipare nuove modalità di cittadinanza politica. Nell’era delle norme cosmopolitiche, sono emerse nuove forme di azione politica che mettono in crisi le distinzioni tra cittadini e residenti permanenti, fra chi sta dentro e chi sta fuori. (…).
La diffusione delle norme cosmopolitiche, dalla proibizione dei crimini di guerra, dei crimini contro l’umanità e del genocidio alle crescenti regolamentazioni degli spostamenti transfrontalieri attraverso le Convenzioni di Ginevra e altri accordi, ha prodotto una nuova condizione politica: il locale, il nazionale e il globale sono intrecciati l’uno con l’altro. (…). Anziché vedere questa situazione come una minaccia per la sovranità democratica, possiamo vederla come promessa che emergeranno nuove configurazioni politiche e nuove forme di esercizio della capacità di agire, ispirate dall’interdipendenza – mai senza attriti, ma sempre promettente – fra il locale, il nazionale e il globale.
Seyla Benhabib, Cittadini globali. Cosmopolitismo e democrazia, 2008
@ A.,
grazie per le interessanti citazioni. Ci piace pensare che la modesta azione che stiamo svolgendo a sostegno della campagna “L’Italia sono anch’io” vada in questa direzione di apertura e integrazione.