Senza nuove logiche Gemona non ha futuro

Cervello creativo
[di Sandro Venturini]

Potremo festeggiarla come una bella notizia se il Pisus (Piano Integrato di Sviluppo Urbano Sostenibile) realizzato dal Comune di Gemona sarà tra i vincitori e si aggiudicherà i cospicui finanziamenti stanziati (da 3 a 6 milioni di euro per progetto). In molti però ne dubitano. Da quanto abbiamo visto durante la fase di elaborazione del Piano, dobbiamo rilevare che la nostra amministrazione comunale ha perso un’altra occasione utile per riflettere sullo sviluppo della nostra cittadina.
Il Pisus gemonese (che pubblichiamo QUI in anteprima), elaborato in fretta e furia a ridosso della scadenza di presentazione – più per il pressing delle opposizioni che per convinzione –, si presenta privo di contenuti progettuali innovativi e strategici che guardino davvero lontano. Il principale motivo sta nel fatto che non si è voluta seguire la principale linea d’azione che connota strumenti di questo genere: la partecipazione, il confronto, un’ampia discussione con il tessuto economico, sociale e culturale, nonostante diversi portatori d’interesse si fossero, per tempo, resi disponibili a fornire un contributo costruttivo di idee e di progettualità.
Si è invece accomodato in fretta qualche incontro, più di paravento che con la seria intenzione di costruire una squadra di stakeholder che potesse definire nuove linee di sviluppo, mettendo insieme quell’indispensabile partenariato pubblico-privato che solo può rilanciare una realtà piccola ma complessa come Gemona. I progetti di sviluppo calati dall’alto non funzionano al giorno d’oggi: solo se si coinvolgono i partner fin dall’inizio si può sperare in sinergie efficaci e durature. La “Città dello sport” – che nel Pisus poteva davvero trovare esplicazione operativa e finanziamenti cospicui – ne è un esempio: all’adesione iniziale al progetto da parte dei comuni limitrofi non è seguita una strategica concertazione di obiettivi ed iniziative, tanto che lo stesso documento operativo predisposto da Enzo Cainero non è stato nemmeno diffuso. E nel Pisus la dimensione del “fare rete” era un obiettivo primario per Gemona, quale amministrazione capofila. In questi progetti, come’è noto, viene attribuito un punteggio più elevato in funzione dell’efficacia nel realizzare un ampio coinvolgimento di soggetti pubblici e privati. Neanche questo siamo stati in grado di fare. Lo dimostra il fatto che abbiamo presentato il progetto da soli. È lo specchio dell’eterna solitudine di Gemona: incapace di giocare un ruolo guida per i Comuni del mandamento, di progettare su una scala più ampia dei propri confini.
Nel merito, poi, ciascuno potrà farsi un’idea leggendo il progetto. Si tratta di una serie di opere pubbliche in buona parte già programmate ed alcune perfino già realizzate:

Totale5.070.205€
Ripristino statico e funzionale del Colle del Castello di Gemona1.244.330€
Nuova viabilità di accesso al Percorso vita al fine di collegare i parcheggi esistenti di via Zugli direttamente con il centro storico266.200€
Sistemazione parte laterale della Via B.Brollo e messa in sicurezza aree contermini528.478€
Ristrutturazione dell’intersezione tra Via Osoppo, Via Julia e Via Piovega70.712€
Urbanizzazione primaria del capoluogo – Via Caneva – Tratto da Piazza Garibaldi al sedime dell’ex chiesa di “Madonna delle grazie”448.056€
Ristrutturazione viaria della Via Armentaressa918.868€
Ristrutturazione dello Storico asse viario di Via San Giovanni – Piazza del Municipio269.040€
Ristrutturazione e riqualificazione della Via Dante1.098.900€
Impianto geotermico a servizio della nuova scuola materna di Piovega147.620€
Messa in rete delle schede del patrimonio artistico e storico documentario museo della pieve78.000€

Manca soprattutto una logica di sistema. Gli obiettivi del Pisus – lo ricordo – erano quelli di: riqualificare o recuperare infrastrutture, sostenere le attività produttive, commerciali ed artigianali, specie i servizi di prossimità; rivitalizzare la città e i suoi luoghi storici anche mediante strategie di marketing; animare e promuovere l’integrazione commerciale, turistica e culturale; il tutto in una logica integrata. Così recitano i documenti regionali che sottendono l’iniziativa: «si tratta di un insieme di opere pubbliche e private strettamente connesse tra loro e riconducibili a obiettivi unitari e coerenti per l’attuazione di una strategia di sviluppo territoriale e locale per la risoluzione di problemi economici, ambientali e sociali delle aree a cui si riferiscono». Questo doveva essere il Pisus. Da tempo, come Lista civica “Con te Gemona”, in un’ottica di collaborazione, avevamo avanzato proposte, soprattutto di metodo, per affrontare efficacemente questa progettualità. In particolare con il documento “Disegnare scenari di futuro” del giugno 2011 []. Poi, più concretamente, con il progetto “Il nuovo Niederlech” [], nel quale insistevamo sulla necessità di puntare sul cicloturismo, sfruttando la Ciclovia Alpe Adria []. Inoltre abbiamo proposto di ripensare in grande l’assetto viario del centro storico, puntando a pedonalizzare via Bini e a realizzare una nuova viabilità verso est, per risolvere l’annoso problema della strettoia di via dei Conti. E poi il castello: che cosa ne faremo []? Non era questa una buona occasione per discutere e prospettare da subito la sua destinazione d’uso, integrata in un progetto per il rilancio del centro storico, previsto anche il programma della giunta Urbani [], ma ben lungi dal vedere la luce? Abbiamo perso l’occasione di affrontare questi snodi importanti per il futuro di Gemona, ma soprattutto abbiamo perso l’opportunità di costruire “reti”, di mettere insieme idee ed esperienze, di superere le tante divisioni che ancora attraversano la nostra città, di far sì che la politica svolga il ruolo che le è proprio: la regia di una credibile e condivisa prospettiva di largo respiro per lo sviluppo del Gemonese.

Tag: ,

Un Commento a “Senza nuove logiche Gemona non ha futuro”

  1. P.C. scrive:

    Se l’ha capito anche Enore Picco…….

    Messaggero Veneto 25 gennaio 2012
    La Ricostruzione diventa un pacchetto turistico
    Il Gemonese guarda al turismo come a una delle risorse per venire fuori dalla crisi e rilanciare un territorio che fino a oggi, salvo sporadiche iniziative, non ha saputo approfittare abbastanza delle proprie ricchezze storico, artistiche e ambientali. È da questa considerazione che l’associazione comuni del terremoto e sindaci della ricostruzione, con il prezioso assist del consigliere regionale Enore Picco (Ln), e quello dell’assessore regionale Federica Seganti, intende mettere a punto un pacchetto turistico forte dei principali siti d’interesse della zona. Siti che devono essere al contempo peculiari e unici, capaci di convincere il turista che val la pena raggiungere quest’angolo di Friuli per vedere, tra l’altro, la casa delle farfalle di Bordano, il museo “Tiere motus” di Venzone, il tesoro del Duomo di Gemona, la riserva naturale del lago di Cornino. Dell’idea gli amministratori hanno potuto parlare lunedì pomeriggio approfittando della presenza a Venzone della Seganti, invitata dall’associazione comuni terremotati presieduta da Fabio Di Bernardo, che spiega: «Abbiamo voluto far toccare con mano all’assessore quel grande patrimonio che è Tiere Motus condividendo la necessità e di conseguenza la richiesta di far rientrare il museo in un pacchetto turistico tarato sul Gemonese e avvallato da Turismo Fvg». «La Seganti – continua Di Bernardo – è stata entusiasta dell’esposizione e ci ha garantito il suo sostegno nella promozione del territorio e di questo progetto». In concreto, nel giro di 15 giorni i promotori intendono articolare la proposta (da sottoporre poi al vaglio della Regione), individuando i siti che costituiranno il potenziale percorso di visita dei turisti. Venzone punterà sul museo del terremoto e sulle mummie, Bordano sulla casa delle farfalle, Gemona sulla mostra fotografica e sul laboratorio interattivo dedicati al sisma, ma anche sul tesoro del Duomo. Senza dimenticare altre perle del territorio quali la riserva naturale del lago di Cornino e lo stesso Gemonese, in qualità di esempio, mirabile, di ricostruzione post sisma. La parola d’ordine, secondo il consigliere Enore Picco, dev’essere “sinergia”. «Basta coltivare i propri singoli orticelli. Non è così che si fa turismo. È ora di dar corpo a una vera operazione imprenditoriale – conclude l’esponente del Carroccio -. Finalmente Venzone l’ha capito e si prepara a strutturare una proposta il cui obiettivo è portare nella pedemontana migliaia di persone. A Bordano ci siamo riusciti e le 50 mila persone che ogni anno visitano la casa delle farfalle rappresentano un patrimonio che va distribuito sul territorio».