Avvocati in difesa del giudice. Di pace

Toga avvocato

È crescente la preoccupazione per la futura chiusura dell’Ufficio del Giudice di Pace di Gemona, importante presidio di giustizia al servizio dei cittadini. Un’altra tegola, dopo quelle dell’imminente riforma della sanità, della chiusura degli uffici postali e dei disservizi del trasporto ferroviario. Preoccupazione manifestata anche dal Presidente dell’Ordine degli Avvocati di Tolmezzo Barbara Comparetti, che ha appena inoltrato una lettera ai sindaci dei mandamenti di Gemona e di Pontebba (QUI in anteprima), in cui chiede di attivarsi «al fine di scongiurare il pericolo oggi concreto e reale di veder privare il nostro territorio degli Uffici [del Giudice di Pace]». Il decreto legge, infatti, prevede la possibilità per gli enti locali – anche consorziati tra loro – di mantenere i Giudici di Pace facendosi carico delle spese di funzionamento delle sedi e del personale amministrativo (mentre il personale di magistratura rimarrebbe a carico dell’amministrazione giudiziaria). La scelta dovrà essere effettuata entro 60 giorni dalla pubblicazione del decreto.
Ora, dunque, è la politica che deve operare con celerità, verificando i vantaggi e i costi dell’operazione ed eventualmente decidere se accorpare le sedi di Pontebba e di Gemona. Se ciò non avverrà, la chiusura sarà automatica e il servizio verrà unificato presso il tribunale di Tolmezzo.
Da parte nostra, riteniamo che l’amministrazione comunale di Gemona debba prendere in seria considerazione l’opportunità di mantenere questo servizio, non solo per gli ovvii benefici per i cittadini, che così non si troveranno costretti a inutili spostamenti, ma anche per il “valore aggiunto” dell’ufficio in termini di visibilità e di indotto economico per un centro storico già eccessivamente impoverito dalle politiche degli ultimi anni.

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7 Commenti a “Avvocati in difesa del giudice. Di pace”

  1. P.C. scrive:

    Parafrasando per i più: “Sindaco, meno fuochi di artificio e più robe di sostanza”!

  2. Anonimo scrive:

    Parafrasando per i meno: continui tagli alle amministrazioni locali e continui tagli ai servizi con la pretesa che questi servizi li paghino gli enti locali… Con quali soldi? Con quelli dei fuochi d’artificio (pagati tra l’altro dagli sponsor)? Bastano per coprire i disservizi dell’Ente centrale (Stato-Regione)?
    La questione è che i soldi agli enti locali, dicasi Comuni, non solo non vengono più trasferiti, ma si chiede di tirare fuori a tali enti le risorse che servono per dare continuità ai servizi inizialmente garantiti dallo Stato.
    Forse è il caso di fare meno propaganda da osteria ed iniziare a pensare seriamente a quello che sta accadendo.

  3. Pieri scrive:

    @ Anonimo

    hai perfettamente ragione.
    E’ giunta l’ora di rendere trasparenti (note) tutte le difficoltà che i comuni hanno a garantire i servizi che stanno erogando e vorrebbero erogare.
    E’ giunto il momento di rendere trasparenti tutti i cali di trasferimenti.
    E’ giunto il momento di rendere trasparente il costo di tutti i servizi che il comune offre
    E’ giunto il momento di rendere trasparente come vengono pagati tali servizi
    E’ giunto il momento di rendere trasparente chi paga e quanto paga (ovviamente tipologie di cittadini, non il nome e cognome)
    E’ giunto il momento di rendere trasparenti quali sono le tipologie di sconti/agevolazioni sui servizi, chi ne ha diritto e chi no

    poi forse ci accorgeremo che pagare la stessa tariffa media per la Tarsu dell’anno scorso non significa che il costo non sia aumentato
    poi forse ci accorgeremo che i 70.000 euro che il comune ha messo per coprire l’aumento dei costi della Tarsu sono stati tolti da altri servizi
    poi forse ci accorgeremo che non è più possibile dare tutto a tutti
    poi forse ci accorgeremo che ci sono persone che vanno aiutate più di altre
    poi forse ci accorgeremo che coloro che adottano comportamenti virtuosi vanno premiati e gli altri no
    poi forse ci accorgeremo che nei momenti di crisi la responsabilità e l’equità diventano ancor più importanti….

  4. Anonimo scrive:

    Dopo la “cura Monti” l’Italia non sarà più la stessa e anche i Comuni dovranno adeguarsi.
    Bisogna rendere più efficienti i servizi pubblici sfruttando al massimo le nuove tecnologie telematiche, bisogna garantire una classe politica di più altra qualità e competenza, bisogna rimuovere gli interessi elettorali che inficiano l’azione politica, bisogna introdurre sistemi di governance pubblica efficienti e svincolati dalla politica. In una parola bisogna cambiare tutto e in fretta.

  5. Andrew Beckett scrive:

    Mi pare che si stia andando fuori dal seminato.
    Senza dubbio viviamo in una epoca (da alcuni anni, per la verità) in cui sempre di più si scaricano costi e responsabilità sui Comuni.
    Anche questo è il prezzo della crisi.

    Ora, però, invece di continuare nelle polimiche, sarebbe il caso di fare due conti: quanto costa il personale e quindi il mantenimento del Giudice di Pace di Gemona (meglio accorpando quello di Pontebba, visti i dati pubblicati dalla stampa locale dove si vede che il secondo ha numeri di gran lunga inferiori al primo) e quanto varrebbe la pena fare il passo di accollarsi gli oneri?

    A Gemona, mi risulta, ci sono due addetti fissi ed un Cancelliere (non so se in condivisione con altri uffici) più l’unico giudice. Poichè i costi di quest’ultimo rimangono a carico del Ministero della Giustizia, il Comune di Gemona dovrebbe accollarsi l’onere dei rimanenti due o tre. Diciamo circa 60/70 mila euro l’anno?
    Poi si dovrebbe decidere cosa fare degli addetti che ci sono a Pontebba (visto che sarebbe ideale, per i motivi numerici di cui sopra, accorparne l’ufficio). Anche lì ci sono altri due addetti che non avrebbe senso portare a Gemona (non servono) ma andrebbero dislocati in altre amministrazioni.

    Troppe gatte da pelare e troppo poco tempo. Il Sindaco di Pontebba credo preferisca dare la colpa a Monti della chiusura del “suo” Giudice di Pace, piuttosto che sentirsi accusata di averlo regalato a Gemona.

    Il Sindaco di Gemona è sicuro che, comunque, la gente se ne farà una ragione. Come quando nell’89 chiusero la Pretura.

  6. Gianni scrive:

    ad Anonimo che scrive: “La questione è che i soldi agli enti locali, dicasi Comuni, non solo non vengono più trasferiti, ma si chiede di tirare fuori a tali enti le risorse che servono per dare continuità ai servizi inizialmente garantiti dallo Stato” ricordo le risorse trasferite dalle Regione al Comune di Gemona del Friuli sono le seguenti:
    2011 5.336.739,75
    2010 6.102.969,54
    2009 5.794.464,20
    2008 5.436.947,28
    2007 4.768.648,52
    2006 4.437.884,97
    I dettagli si possono trovare al seguente link:
    http://autonomielocali.regione.fvg.it/aall/opencms/AALL/Finanza_locale/trasferimenti_agli_enti_locali_new/comuniProvince/trasferimenti/comuni_comune.jsp?id=030043

  7. Anonimo scrive:

    Interessante il dato di Gianni che aiuta a capire l’andamento dei trasferimenti nel corso degli anni senza però aiutare a capire a cosa servono questi soldi. Sono per il giudice di pace? O forse sono soldi che vanno sul titolo 1 e quindi servono a mantenere la baracca comunale? Bisognerebbe iniziare a mandare a casa qualche fannullone ed equiparare gli stipendi ai metalmeccanici altro che comparto unico! Sicuramente avanzerebbero i soldi anche per il giudice di pace.