La RAI non è servizio pubblico

RAI, cavallo

Il Friuli dà battaglia alla RAI, la Radio Televisione Italiana S.p.a., azienda concessionaria che avrebbe l’obbligo per legge di offrire un servizio pubblico adeguando la propria programmazione a precisi standard indicati nel Contratto di Servizio stipulato con il Ministero delle Comunicazioni. Ma così non avviene, almeno per quanto riguarda le minoranze linguistiche, tutelate da una delle prime norme della Costituzione all’art. 6 («La Repubblica tutela con apposite norme le minoranze linguistiche»).
Alla RAI si è chiesto inutilmente – per anni – il rispetto delle norme, in particolare della legge 482 del 1999, che sancisce esplicitamente il dovere del concessionario di garantire la programmazione di trasmissioni televisive in lingua friulana nell’ambito territoriale del Friuli. Per questo motivo il vicario generale dell’Arcidiocesi di Udine mons. Guido Genero, il presidente della Provincia Pietro Fontanini, il sindaco di Udine Furio Honsell, il rettore dell’Università di Udine Cristiana Compagno, insieme ad alcune altre associazioni friulane, hanno sottoscritto una diffida ai Ministeri dell’Economia e delle Finanze e dell’Interno in merito alle inadempienze della sede RAI regionale. Il documento chiede che si adottino immediatamente tutte le misure necessarie in materia di tutela delle minoranze linguistiche, garantendo un adeguato spazio nei programmi dell’emittente concessionaria. Atrimenti – si legge nel documento – «se tali prescrizioni non verranno soddisfatte nel termine di 90 giorni dal ricevimento della presente le Associazione firmatarie saranno legittimate […] ad agire giudizialmente nei confronti dei soggetti destinatari della presente diffida, anche tramite l’intervento volontario nei procedimenti già in corso, per l’attuazione delle stesse nonché per il risarcimento dei danni conseguenti». Ora la palla passa alla RAI, la quale – vale la pena sottolinearlo – non dovrebbe dimenticare che i cittadini friulani sono i più virtuosi in Italia nel pagamento del canone. Che “canone” poi non è, ma semplice tassa.

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