Ridiamo luce ai tesori di Gemona

Pomponio Amalteo

I lacunari del soffitto della ex chiesa di San Giovanni rappresentano uno dei tesori d’arte più significativi di Gemona. Dipinte nel 1533 da Pomponio Amalteo [], le tavole sono state salvate dal sisma del 1976, ma da allora non hanno più trovato una degna ricollocazione. 36 anni di attesa senza poter essere fruibili dal pubblico sono davvero troppi. In molti a Gemona si chiedono cosa non abbia funzionato. Perché un tale patrimonio possa essere stato dimenticato. Perché, nonostante la vocazione turistica della nostra cittadina, la classe politica degli ultimi decenni abbia trascurato quest’opera, che di certo ha le potenzialità per attirare visitatori e appassionati d’arte. Una delle motivazioni risiede presumibilmente nella scarsa consapevolezza da parte dei gemonesi del valore di questo artista rinascimentale, allievo del Pordenone [] e lodato dal Vasari nelle sue Vite [].
Una mancanza che intende colmare l’associazione “Ostermann”, d’intesa con la Pro Loco, con il progetto “Nel tempo dell’Amalteo. Gemona e il suo territorio nella prima metà del Cinquecento”. Un’iniziativa che si concretizzerà in una serie di conferenze-dibattito, mettendo in luce il contesto ambientale e culturale in cui ha operato l’artista veneto-friulano. Il primo appuntamento si è svolto lo scorso giovedì 15 marzo con l’intervento di Elisa Della Mea sul tema “La Patria del Friuli e la Serenissima in un inquieto e dinamico dopoguerra”. Il secondo è previsto per domani giovedì 29 marzo alle ore 20.30 presso l’Auditorium di San Michele. Tema della serata “Tra il monte e il piano. Il territorio di Gemona tra Medioevo ed Età Moderna”. Interverrà Enrico Miniati, giovane storico che da anni dedica i suoi studi al territorio che si estende da Venzone a Tarcento, comprendendo il versante occidentale delle Prealpi Giulie e la piana di Osoppo-Gemona. Le sue ricerche sono fondate su documenti reperiti, in buona parte, negli archivi gemonesi.

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