I nostri poveri banchieri

Clochard

Con il post di oggi usciamo dal consueto recinto gemonese, a cui ci atteniamo su questo blog, per un grido di indignazione, condiviso – chissà – dai tanti che ci leggono.
Che l’Imu fosse un’imposta ormai ineludibile, dopo l’abolizione dell’Ici da parte dell’indecente governo Berlusconi, lo sapevamo. Come sapevamo, o credevamo, che avrebbe colpito un po’ tutti. Magari di più i possessori di case di villeggiatura, un po’ meno le famiglie a basso reddito o con molti figli a carico. Ma apprendere che un pensionato costretto in casa di riposo debba pagare l’Imu sulla sua abitazione come fosse “seconda casa”, mentre le Fondazioni Bancarie, che gestiscono i pacchetti azionari di controllo delle banche italiane, siano considerate enti no profit e siano pertanto esentate, questo davvero ci fa indignare. Tanto più se pensiamo che nel 2009 le Sezioni unite della Cassazione hanno stabilito che le fondazioni non possano godere di sconti fiscali, in quanto non sono equiparabili agli enti no profit. In passato lo stesso Mario Monti, in veste di commissario europeo per la concorrenza, ebbe a criticare il meccanismo di controllo (che non ha equivalenti in nessun Paese europeo) delle fondazioni sulle banche. Anche se siamo a Gemona, lontani da Roma, ai confini dell’Impero, gridiamo il nostro scandalo. Prima di tutto a nome degli anziani della nostra comunità che in questo momento si trovano in casa di riposo o in qualche struttura di accoglienza e che tra qualche mese riceveranno la bella sorpresa di essere proprietari di una “seconda casa”.

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