Se il pensiero se ne va da Gemona

Gemona, libreria "Il pensiero"

Il pensiero” ha chiuso. Era la piccola, storica (e stoica) libreria di Gemona. A due passi dal duomo []. La notizia era attesa. Come resistere all’asfissia che da anni avvolge il centro storico? Con la crisi economica che avanza. Sulla porta i proprietari hanno affisso un cartello: «Per il tempo che ha vissuto a Gemona, “Il Pensiero” ringrazia di cuore gli amici e lettori che hanno avuto fiducia in lui» []. Ha lasciato Gemona per Tarcento, piazza economicamente più promettente.
La chiusura della libreria è l’ultima di una lunga serie: in due anni hanno cessato l’attività una gioielleria, una parrucchiera, un salone di bellezza, una pizzeria, un’agenzia di comunicazione, un supermercato, senza dimenticare – per altre cause – l’ufficio del giudice di pace.
Si tratta di segnali inequivocabili. La nostra cittadina appare sempre più come un antico mosaico che con il tempo perde le sue tessere, fino a smarrire il disegno complessivo. È una situazione che perdura da anni ma che ha visto un’intensa accelerazione nell’ultimo periodo. L’attuale amministrazione comunale ha cercato di mettere in atto politiche di rilancio, che tuttavia non hanno al momento prodotto grandi benefici. In alcuni casi, poi, nonostante le intenzioni, si devono registrare anche palesi errori, come il discutibile rifacimento di via Caneva []. Una spesa di oltre mezzo milione di euro che in molti dubitano potrà davvero agevolare un ritorno di residenti e di attività commerciali e turistiche.
Le soluzioni non sono certamente facili e di immediata attuazione. Problemi complessi richiedono risposte complesse. Ma già partire dalla consapevolezza, umile e concreta, che sia necessario aprire un dibattito allargato sul centro storico e sull’“identità” che vogliamo dare alla Gemona del futuro, costituirebbe un primo passo in avanti. A Gemona manca un think tank, un “laboratorio di idee” che sappia dare ascolto a tutti i “portatori di interesse” (residenti, commercianti, esercizi turistici, servizi, istituzioni, associazionismo…). Stava scritto anche nel programma elettorale del sindaco Paolo Urbani: «Elaborazione di un progetto urbanistico complessivo avviando un concorso di idee al fine di definire un migliore assetto dello stesso».
Perché allora non dirottare una parte delle risorse investite sulla “Città dello sport” – di cui, peraltro, come emerso in un recente sondaggio commissionato dal sindaco stesso, pochi conoscono gli obiettivi e ne comprendono il senso – per bandire un concorso di idee di ampio respiro in cui architetti, urbanisti, esperti di marketing e di sostenibilità urbana, si confrontino ed elaborino nuove e più creative proposte per il rilancio della nostra cittadina? Per il bilancio comunale sarebbe una spesa tollerabile e assai utile. Non solo offrirebbe nuove prospettive, ma potrebbe costituire un volano per rendere più efficaci i metodi di governo locale della cosa pubblica.
Per fare un mosaico, del resto, non basta collocare una tessera di fianco all’altra. Serve un disegno generale, una visione d’insieme. La storia gemonese degli ultimi 20 anni dovrebbe insegnarci che le logiche ispirate al laissez-faire e al cumbinìn si pagano. E a caro prezzo.

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4 Commenti a “Se il pensiero se ne va da Gemona”

  1. p scrive:

    Il Centro muore tra i fuochi d’artificio e le bandierine d’Italia al vento.
    Per fortuna sono arrivati i Cinesi e i Nord Africani con l’ottimo Kebab.
    Spariamo arrivino anche i Bengalesi, i Vietnamiti, gli Indiani …

  2. Anonimo scrive:

    Il mondo va cosi ed e’ fatto anche di africani, asiatici, medio-orientali, ecc…
    Non so se devo essere scontento oppure felice che comunque il mondo va avanti! Da sempre

  3. paola scrive:

    Ha lasciato Gemona per Tarcento, piazza economicamente più promettente. C’è da chiedersi meglio dovrebbero chiedersi i nostri amministratori come mai Tarcento che dista a pochi chilometri da Gemona, ed è ben più vicino alla città di Udine è più promettente della nostra cittadina?

  4. Mariangela F. scrive:

    Vivo da molti anni a due passi dalla Libreria “Il Pensiero” ed è stato con grande nostalgia che sono andata a comperare gli ultimi due libri prima della sua definitiva chiusura. Per me entrarci, accompagnata dal suono della campanella della porta, è sempre stata una gioia: scegliere con calma un libro speciale da regalare, ordinarne uno da una casa editrice poco nota, perdersi a sfogliare i bellissimi libri per bambini per un regalo dell’ultimo minuto… E poi, chiedere consiglio ad Anne-Marie e a Gianluca era diventata un’occasione per una chiacchierata tra amici.
    Un’altro prezioso pezzetto di Gemona che se n’è andato per sempre!