Da Napolitano al futuro

Giorgio Napolitano a Gemona

Domani, sabato 19 maggio, si riunirà il consiglio comunale di Gemona. Un punto all’ordine del giorno: l’approvazione della delibera con cui il Comune assegnerà la cittadinanza onoraria al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Oltre a un’occasione per il sindaco e la giunta Urbani di concedersi un po’ di visibilità pubblica, la seduta di domani dovrebbe rappresentare un’opportunità per una riflessione su Gemona, al di là delle contingenze concrete dell’amministrare quotidiano. L’onorificenza a Napolitano rappresenta sì il riconoscimento dello spirito e della forza dei friulani nel periodo del post terremoto, ma è anche un richiamo a noi, oggi. Come allora, viviamo una crisi profonda: quella fu materiale, con le case, le fabbriche e le chiese crollate; questa è sociale, economica, e anche culturale. Allora trovammo le energie per ricostruire muri, edifici, infrastrutture. Oggi ci si chiede di mantenere e ricostruire qualcosa di ancora più decisivo per le generazioni che verranno: il capitale umano delle nostre comunità. Sono la coesione sociale, la capacità di costruire reti relazionali e di valorizzare i “talenti” presenti sui territori le leve che possono far progredire una società complessa e globalizzata. Ciò passa prima di tutto attraverso la valorizzazione del merito, il potenziamento della formazione, il sostegno alla scuola e alle agenzie educative, insieme con l’attenzione per chi vive ai margini e per chi, magari straniero, sta lottando per integrarsi.
La visita di Napolitano, allora, non sia solo un’occasione per celebrare i friulani che ricostruirono il Friuli (o tanto meno un palco per incensare qualche politico locale), ma uno sprone all’intera nostra comunità, affinché si apra, in modo innovativo, intelligente, competente, alle nuove sfide cui il futuro, ormai presente, ci sta chiamando.

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Un Commento a “Da Napolitano al futuro”

  1. D. scrive:

    A Gemona sono molte le persone che operano quotidianamente – con passione, determinazione e competenza – per la coesione sociale, la costruzione di reti relazionali, la valorizzazione dei “talenti” presenti sui territori, l’educazione e la formazione, la risposta ai bisogni di chi vive ai margini e di chi, magari straniero, lotta per integrarsi. Nella scuola, nei servizi educativi e socio-sanitari, nell’associazionismo e nel volontariato, nella promozione sociale e culturale… Molta parte del loro lavoro non fa clamore. Pare piuttosto funzionare come il «processo a catena» così ben descritto da Jean Giono nel breve racconto «L’uomo che piantava gli alberi». Un grazie a tutte le persone di Gemona che seguono le tracce di Elzèard Bouffier.

    «Cumò al jere gambiât sù dut. Parfìn l’aiar. Impen dai burlaçs secs e mastins che o vei cjatât la prime volte, cumò al soflave un aiarin dolç e plen di bonodôrs. Un sunsûr come di aghe al rivave dal alt dai monts: al jere l’aiar dentri dal bosc. Infin une robe di no crodi: o sintii il vêr sunsûr da l’aghe tune vasche. O viodei che a vevin fat sù une fontane, che e jere incolme di aghe; ma chel che mi ingusî di plui al fo il tei che a vevin planât dacîs e che al podeve vê uns cuatri agn, bielzà vivarôs, simbul indiscutibil da la resurezion.
    Vergons al pandeve i segnâi di une vore che, par puartâle a bon, e jere necessarie la sperance. La sperance duncje e jere tornade. A vevin disbratât i rudinaçs, tirât jù i mûrs slacâts e tornât a tirâ su cinc cjasis. Il borc al veve zaromai vincjevot abitants, cun cuatri fameis zovinis. Lis cjasis gnovis, stabilidis di pôc, a jerin contornadis di orts dulà che a menavin, miscliçats ma ben in rie, verduris e rosis, cauliflôrs e garofui, puârs e bocjis di leon, sèlinos e anemui. Zaromai al jere deventât un lûc che al faseve vignî la gole di jessi a stâ».

    Jean Giono, «L’om che al plantave arbui»
    (traduzion di Federico Rossi)