La riforma malata

Letto di ospedale
[di Sandro Venturini]

Entro il mese di marzo di quest’anno la Giunta Tondo avrebbe dovuto approvare il disegno di legge sulla riforma del Servizio Sanitario Regionale. Nei mesi di aprile e maggio la proposta doveva essere discussa nelle sedi politiche ed emendata. Il primo luglio doveva scattare il commissariamento delle 6 Aziende Sanitarie per confluire in una sola, a regime con il primo gennaio 2013. Queste, per sommi capi, le tappe che il Presidente Tondo, nonché assessore alla Sanità ad interim, aveva delineato nel documento programmatico presentato la scorsa primavera. A oggi dobbiamo attestare che le scadenze programmate sono sfumate in un nulla di fatto. Non vi è un documento ufficiale, mentre il dibattito prosegue nei corridoi dei palazzi regionali e non passa giorno che, scorrendo le pagine dei quotidiani locali, si scopra qualche novità. L’ultima, per esempio: pare che l’azienda regionale unica sia stata archiviata e riaperta l’ipotesi delle tre aziende, corrispondenti alle aree vaste provinciali. Ieri abbiamo letto della conversione dell’ospedale di Gemona in una grande RSA. E via a seguire.
In questo balletto di ipotesi e progetti vaghi, la nostra cittadina paga il pegno di una scarsa rappresentanza politica a livello regionale – in un prossimo futuro sarà il caso di trovare una soluzione a questa grave carenza! – e le strutture sanitarie locali (dall’Ospedale al Distretto Socio Sanitario) rischiano davvero pesanti ridimensionamenti. Del tutto ingiustificati, considerato che l’Azienda Sanitaria dell’Alto Friuli ha i bilanci da sempre in attivo e le condizioni di salute della nostra popolazione presentano gli “indici di mortalità evitabile” [] più elevati del resto della Regione.
Alcune domande sorgono spontanee: è questo il modo di costruire una riforma del servizio più importante della Regione? Lo si può fare davvero allo scadere del mandato, quando ogni questione rischierà di diventare motivo di dura contrapposizione elettorale?
Possibile che in questo momento di difficoltà, di sfiducia nella politica e all’approssimarsi del rinnovo del consiglio regionale, i governanti locali, a cominciare dalla maggioranza che detiene le redini, non sappiano sedersi attorno a un tavolo istituzionale e, con l’apporto di tutte le componenti sociali, convergano su delle linee programmatiche circa il futuro della sanità regionale? Chi poi sarà chiamato a governare il Friuli nella prossima legislatura saprà (e vorrà) tradurre in legge questi indirizzi, senza il continuo balletto della nuova maggioranza che smantella gran parte del lavoro della precedente? In questo gioco la Giunta Tondo, complice soprattutto la demagogia leghista (di cui tutti abbiamo recentemente potuto constatare lo spessore e la credibilità), è stata maestra, facendosi per altro respingere dallo Stato diversi provvedimenti per palese incostituzionalità.
È su questi presupposti che i cittadini dovrebbero misurare i loro politici. Sulla capacità di dare reali risposte ai loro bisogni, in tempi rapidi e con processi trasparenti. La vicenda della riforma sanitaria è davvero un triste esempio di incapacità politica che però paghiamo tutti. E noi Gemonesi, forse, più di altri.

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