Une lenghe pal avignî

Acuile

Trê scuelârs ogni cuatri in provincie di Udin e un scuelâr ogni doi a Pordenon e Gurize. Un dât ch’al lasse maraveâts ancje i plui otomiscj partesans dal furlan. Ma i numars a son numars e ju à certificâts l’Ufici Scuelastic Regjonâl, confermant che in Friûl la plui part des fameis a vuelin che i lôrs fîs a imparin la marilenghe. Tal specific, 39 mil 236 fruts de scuele de infanzie, elementâr e medie a àn sielzût l’insegnament dal furlan, a pet dai 30 mil 250 di an passât. In provincie di Udin lis adesions a son stadis il 74% (61% tal 2011), a Gurize il 55% (46% tal 2011) e a Pordenon il 57% (30% tal 2011). In totâl la incressite e jè stade dal 29%. Un dât pardabon straordenari, ch’al pant l’interès pe lenghe locâl des gnovis gjenerazions di paris e di maris furlans. Tant plui straordenari s’o tegnìn cont dal contest: propit in chescj dîs, difat, il guvier talian al à vierzût un cantìn, ch’al puartarà dret ae Cort Constituzionâl, fasìnt une distinzion fra teritoris di minorancis lenghistichis «di lingua madre straniera» [sic] e chês altris. Fat ch’al à produsût, paraltri, il ridimensionament des scuelis superiôrs di Glemone [].
Al samee che i furlans si visin di cui ch’a son dome cuant che lis robis a van pal piês. E alore tocje dome che spietâ: cuissà che no s’inveri la detule di Pier Pauli Pasolini: «A vignarà ben il dì che il Friûl al si inecuarzarà di vei na storia, un passat, na tradizion!» Une scuele serie e inluminade e varès di coventâ propit par chest.

7 Commenti a “Une lenghe pal avignî”

  1. Benedetto Croce Jr. scrive:

    Timp piardut. Bez butaz.

    Sto con chi ritiene che le lingue cosiddette minoritarie debbano trovare sostegno culturale in teatro, nelle pubblicazioni o nel cinema (il web può farla da padrone). Non a scuola, per quanto con opzione, e non nelle amministrazioni.

    Risibili e provinciali appaiono le traduzioni dei cartelli stradali; per non parlare della confusione che generano.

    Viviamo già immersi – noi friulani – nella nostra lingua (che, come m’insegnano gli esperti, si evolve ed anche si corrompe) quotidianamente.
    Perchè ingabbiarla nella noia della scuola e nel grigiore della burocrazia?

  2. ginulfo scrive:

    Non sono contrario all’insegnamento della lingua friulana nella scuola ma ritengo giusto almeno da parte mia che i genitori in casa parlino in friulano e non come si sente molte volte da parte di gente che parlano il friulano ma ai bambini parlano italiano.
    grazie

  3. Croce su Benedetto Jr e Sr scrive:

    Provinciale è chi pensa di esserlo non accorgendosi di avere un patrimonio in bocca e sui libri. Se la lingua resta oggetto da museo è come dire che è già morta!
    Se invece si vuole che sia un qualcosa di vivo deve entrare nei percorsi formali e istituzionali (scuole e uffici).
    Suggerisco un piccolo sforzo di fantasia: andiamo in Slovenia o Croazia e diciamo agli italiani che non si deve ingabbiare la loro lingua in scuole e burocrazie? Oppure perchè non amdiamo in corsica, nei paesi baschi, in scozia, in canada e in molte altre parti del mondo a dire che siccome alcune genti sono inserite in un contesto-stato che li comprende la loro lingua la possono usare solo per gli spettacoli di teatro e per i libri per bambini? Poi vediamo cosa succede…
    Provincialissimo è chi svende la propria identità per omologarsi!
    E sia chiaro che in tutto il mio discorso non c’è alcuna leghistica contrapposizione con chicchessia di diverso. Anche italiano…

  4. riccardo u. scrive:

    @ Benedetto Croce Jr.
    1. I soldi messi in preventivo per il friulano a scuola sono una bazzecola rispetto a quanto spende la Regione Friuli-vg per la cultura. A spanne un cinquantesimo del totale. E ciò non per un vezzo, ma per un diritto sancito dalla Costituzione italiana, da numerose direttive europee e dalla Dichiarazione universale dei diritti umani.
    2. Tutte le ricerche neurolinguistiche ormai hanno confermato che il “cervello” di una persona bilingue ha maggiore facilità nell’acquisizione di altri idiomi rispetto al cervello di un monolingue. In poche parole un bambino friulano che parla e conosce la propria lingua-madre insieme all’italiano ha più facilità ad imparare l’inglese, il tedesco, ecc. Su questi aspetti ormai esiste una letteratura sterminata.
    3. In tutte le ricerche nazionali e internazionali (in particolare l’Ocse-Pisa) gli adolescenti friulani raggiungono risultati al di sopra della media Ue (a differenza di quanto accade per buona parte delle altre regioni italiane, soprattutto al sud). Una delle motivazioni, nonostante l’impianto centralisticoe omologante del sistema scolastico italiano, pare stare nel “contesto”, cioè nelle reti sociali del nostro territorio. La questione è complessa e ha a che fare con il tema delle identità collettive, con il senso di appartenenza, con la “qualità” delle relazioni sociali. Il friulano, come tutte le lingue locali, è stato (si pensi al periodo della Ricostruzione o anche della Resistenza) e può continuare ad essere un importante strumento per costruire, o almeno potenziare, il senso di “comunità”.
    4. Il friulano a scuola può essere un utile veicolo per aiutare i bambini ad affinare il senso dell’alterità, in termini positivi e arricchenti: comprendere che siamo cittadini italiani di nazionalità friulana può aiutarmi ad accogliere le persone di nazionalità diversa dalla mia che portano con sé altri valori, altri costumi, altre lingue. Purtroppo nell’Italia degli ultimi 20 anni la questione delle micro-identità è stata usata, soprattutto dalle becere politiche leghiste, per dividere e per alzare steccati.
    5. In tutta Europa si sta passando a un insegnamento di tipo plurilinguistico, in cui, accanto alla lingua dello Stato, se ne affiancano altre, sia locali che straniere (inglese innanzitutto). In Italia siamo indietro di qualche decina d’anni. Le lingue si insegnano per compartimenti stagni, a parte qualche occasionale progetto di CLIL (Content and Language Integrated Learning).
    6. L’ente locale potrebbe intervenire proprio su questo punto, cioè potenziando la dimensione dell’apprendimento delle lingue nel proprio Comune. Perché, nel momento in cui lo Stato sta smantellando l’insegnamento delle lingue straniere, non pensare invece di potenziarle insieme all’insegnamento dell’idioma locale in una logica plurilinguistica? I giovani gemonesi avrebbero davvero una marcia in più rispetto agli altri. Purtroppo queste scelte politiche non pagano nel breve. Soprattutto non pagano in termini elettorali. Una vittoria di Pistorius, un palazzo o una nuova strada si “monetizza” politicamente con molta più facilità.

  5. michi scrive:

    “Provincialissimo è chi svende la propria identità per omologarsi!”

    Concordo al 100% con l’affermazione che ho riportato da un precedente commento

    Non è ora di finirla con i retaggi del ventennio fascista (uno stato = una lingua = un solo popolo)?

    Non è ora di iniziare a rispettare i diritti linguistici delle minoranze linguistiche storiche riconosciute dallo stato italiano ai sensi dell’art. 8 della nostra Costituzione, Friulani inclusi?

    Forse impariamo a leggere a scrivere in lingua italiana, in famiglia? O invece impariamo a leggere e scrivere in italiano, attraverso lunghi anni di scuola in cui la lingua italiana è lingua veicolare per tutte le materie scolastiche?

    Dunque perchè lo stesso non deve valere per la lingua propria della minoranza linguistica storica friulana? Perchè noi friulani dobbiamo restare nella situazione di analfabeti nella nostra lingua? Non è un nostro diritto imparare a leggere e scrivere anche nella “NOSTRA” lingua?

    E chi ci nega questo sacrosanto diritto vuole in realtà una sola lingua: la sua, la lingua della maggioranza, la lingua italiana.

  6. admin scrive:

    A ulteriore conferma del valore di una politica scolastica fondata sul bi- e plurilinguismo, QUI un recentissimo articolo riguardante una ricerca condotta su bambini sardi e scozzesi. Ecco i progetti che gli enti locali, anche i comuni, possono sostenere per valorizzare le scuole del proprio territorio. Questi sono i “fatti” che mancano nelle politiche del Comune di Gemona.

  7. Sergio scrive:

    «Io sono per la difesa di tutte le forme autoctone che abbiano dignità culturale e storica. Nella propria memoria c’è la propria cultura e lo stimolo per la ripresa. Se non si difendono le forme autoctone si perde tutto nell’indifferenza, in una globalizzazione che diventa una finzione».
    Sergio Zavoli al Lab 2012