Riforma Tondo: tanto tuonò che piovve

Nubi

Mercoledì scorso I agosto il sindaco di Gemona Paolo Urbani ha voluto incontrare i capigruppo in consiglio comunale. Si è trattato di un’occasione più unica che rara: in questi tre anni infatti si contano (scandalosamente) sulle dita di una mano le assemblee dei capigruppo. Si è discusso della proposta di Riforma sanitaria elaborata dalla giunta regionale [QUI la bozza con l’allegata relazione]. Dall’incontro è emersa la volontà del primo cittadino gemonese di predisporre un ordine del giorno da portare in consiglio comunale quanto prima per richiedere alla Regione di modificare la proposta di legge.
A nostro avviso sono troppi e troppo evidenti i limiti di questa riorganizzazione del Sistema Sanitario Regionale. Innanzitutto sui tempi: da oltre un anno sentiamo parlare di riforma, come cosa già fatta, adesso veniamo a sapere che a breve partirà l’iter ufficiale della legge, con il risultato molto probabile di uno scivolamento alla prossima legislatura (ma ci sarà ancora il centro destra al governo della Regione?). Poi sui metodi: la proposta di legge è stata portata in Giunta, ma ha incontrato il dissenso dell’Udc e molti mal di pancia. Un’altra partenza con il respiro (politico) già in affanno. Anche sui contenuti i limiti risultano evidenti: dopo che per mesi il governatore Tondo andava annunciando l’azienda unica regionale e nosocomi in rete inglobati dai mega-ospedali provinciali (quello di Gemona con Udine), ora si prevedono tre aziende sanitarie con annessi gli ospedali di rete. Di fatto si tratta dell’assetto istituzionale previsto dalla giunta Illy cinque anni fa, ma senza alcun indirizzo programmatico e senza un riassetto complessivo. E ancora: nessuna revisione della rete ospedaliera (sembra mancare il coraggio di intervenire sul famigerato articolo 21 della Legge Fasola, che ha decretato la fine di alcuni ospedali territoriali); nessun riferimento al ruolo dei Sindaci e della conferenza dei Sindaci, a cui è stato espropriato il voto sulla programmazione sanitaria; nessun funzionale sistema di governance della salute e programmazione e controllo; nessun meccanismo operativo per mettere in atto il modello di integrazione socio-sanitaria; nessun efficace sistema di razionalizzazione degli acquisti. E infine nessuna seria revisione della spesa, con concrete simulazioni per valutare l’impatto della Riforma sulle risorse regionali: quanto il nuovo assetto farà risparmiare e su quali capitoli del bilancio sanitario?
In poche parole, ciò che emerge dalle poche righe che possiamo leggere nella proposta di legge è che si tratta ancora di un contenitore vuoto, in cui hanno pesato di più le logiche di piccolo cabotaggio, piuttosto che una visione di prospettiva che possa garantire un servizio sanitario efficiente, efficace ed equo. Con questa proposta di legge, Tondo sembra aver toccato il fondo: incapacità totale di prospettiva e di governo.
Per quanto riguarda Gemona, ci rallegriamo che il Sindaco abbia voluto convocare i capigruppo su un tema così determinante per il “benstare” dei cittadini del nostro territorio. Ci auguriamo che ne esca un ordine del giorno utile a riportare il “San Michele” al rango di “Ospedale di rete”, ancorandolo al Distretto socio-sanitario e ai bisogni locali di salute, ma ci auguriamo altresì che sia un’occasione per rivendicare un ruolo più determinante per le amministrazioni locali e per affermare che i risparmi non devono colpire la salute dei cittadini, ma gli sprechi, i doppioni, gli stipendi dei “baroni”. Tutte questioni che Tondo ha finora evitato di affrontare.

I Commenti sono chiusi