Il Friuli non gioca a dadi

Dadi

Il gioco d’azzardo non conosce la crisi. Anzi, sociologi e psicologi sostengono che vi sia una relazione inversa fra condizione economica di un Paese e crescita del settore. Stando ai dati della Banca d’Italia, si può evincere che il settore dei giochi d’azzardo ha visto un incremento dal 2003 al 2011 da 15 a 80 miliardi di euro, con circa 800 mila italiani affetti da ludopatia. Coloro che frequentano le sale da gioco, in tempo di crisi economica tendono paradossalmente a rischiare i propri soldi tentando ancora di più la fortuna, piuttosto che rinunciare a queste forme rischiose di guadagno, o, meglio, di perdita di denaro, di tempo, e spesso di salute a causa della dipendenza psicologica che creano. Abbiamo accolto pertanto con grande piacere il fatto che la III Commissione del Consiglio Regionale, presieduta da Giorgio Venier Romano (Udc), abbia presentato una legge per limitare e regolare il gioco d’azzardo. Una proposta, intitolata “Disposizioni per l’accesso consapevole e responsabile al gioco lecito”, che ora dovrà essere approvata dal Consiglio regionale. Al più presto, come ha auspicato in questi giorni il consigliere del PD Paolo Menis, che ha sollecitato la giunta Tondo affinché inserisca l’articolato nel prossimo ordine del giorno del Consiglio.
«Al rientro dalla pausa estiva – ha dichiarato Menis – è assolutamente necessario che venga discussa la proposta di legge sull’accesso al gioco lecito al fine di dare un sostegno agli enti locali che, diversamente, si troverebbero soli a contrastare un fenomeno dalle pesanti ricadute sociali».
La legge, condivisa da maggioranza ed opposizione, prevede norme particolarmente severe. Le sale da gioco non possono essere collocate vicino a istituti scolastici di qualsiasi grado, centri giovanili, strutture operanti in ambito sanitario o socio-assistenziale per un raggio di 300 metri. La distanza, a dir la verità, non è molta, ma il principio che introdce è invece della massima validità nel contrastare quella che sta diventando una vera piaga sociale. Il testo, inoltre, prevede il divieto di qualsiasi pubblicità relativa all’apertura o all’esercizio di sale da gioco. E gli esercizi in cui vi sia l’offerta di questi giochi devono esporre all’ingresso e all’interno dei locali del materiale informativo predisposto dalle Aziende per i Servizi Sanitari. L’approvazione della legge, a detta del consigliere Menis, è urgente anche per far sì che non ci sia una «proliferazione di disposizioni a livello locale», e per dare in tal modo «uniformità all’intero settore».
Alla domanda che Dostoevskij poneva nel suo romanzo Il Giocatore: «E perché il gioco sarebbe peggiore di un qualsiasi altro mezzo di far denaro, per esempio, magari del commercio?», è giunta l’ora di dare una risposta semplice e chiara: perché fa male, perchè è un cancro sociale. La politica, per il bene comune, e senza cadere in un esasperato proibizionismo controproducente, è chiamata a rispondere in modo tempestivo ed efficace con leggi che prevengano, curino e limitino il più possibile i danni sociali provocati da questa antica “malattia”.

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