Il “benstare” in centro storico

Aracon Logo

Una nuova presenza nel centro storico di Gemona fa notizia, dopo anni di continue chiusure e abbandoni (l’ultimo quello della libreria “Il pensiero” []). Da alcune settimane, in via Bini, dove fino a qualche tempo fa c’era lo studio grafico “Next01” [], ora trasferito in via Nazionale, si è sistemata la “Aracon”, cooperativa sociale che «si occupa di progetti rivolti alla persona, ai cittadini, al territorio, secondo la metodologia dell’animazione di comunità e del lavoro di rete, finalizzati alla promozione umana e sociale e alla riduzione del disagio, con un costante impegno culturale-politico» [].
Composta da oltre 140 soci lavoratori, sul nostro territorio Aracon opera in special modo a supporto di alcune amministrazioni comunali e del Servizio sociale dei Comuni, insieme a cui cura servizi socio educativi e socio assistenziali per minori, progetti di aggregazione giovanile e animazione di comunità, attività di formazione e supervisione, informazione e sensibilizzazione.
Accogliamo l’apertura della nuova sede come un segnale positivo per tutta la nostra comunità. Una presenza qualificata del privato sociale costituisce un tassello importante per la costruzione della “Città del benstare”. La collocazione in centro storico, poi, assume un significato ulteriormente positivo. Coniugare la vocazione commerciale con quella sociale potrebbe costituire un punto di forza per il rilancio di Gemona, contrariamente a quanto aspira a fare l’amministrazione comunale, che in più occasioni ha cercato di dislocare in zone decentrate uffici e servizi alla persona. Non ultimo il tentativo di trasferire in Campo Lessi (con l’obiettivo di riempire gli spazi, in stato di progressivo abbandono, dell’ex scuola elementare) il centro diurno per anziani, gli uffici del servizio seciale dei comuni e addirittura la sede del coordinamento delle associazioni. In linea con la scelta della cooperativa “Aracon”, invece, c’è chi possiede una lungimiranza più ampia di quanto non possiedano alcuni rappresentati politici locali, e sa resistere davanti a logiche dal respiro corto.

Tag:

4 Commenti a “Il “benstare” in centro storico”

  1. Anonimo scrive:

    Credo che la cooperativa vada considerata come azienda e non come luogo di volontariato…
    Detto questo, mi chiedo sulla base di quali ragionamenti si debba preferire l’uso di immobili di proprietà comunale (mi sembra facciate riferimento a questo) a favore di associazioni anzichè di famiglie o attività commerciali.
    Un’associzione è fatta di persone che vivono l’associazione e non il centro storico; è fatta di persone che frequentano nei ritagli di una giornata, di una settimana o di un mese gli eventuali spazi nel centro storico; è fatta di persone che organizzano iniziative non necessariamente nel o per il centro storico.
    Una famiglia che vive nel centro storico, “usa” il centro storico ed i suoi servizi in modo continuativo, permette a tante attività di sopravvivere e lo fa in modo continuativo nel tempo.
    Allo stesso modo un’attività commerciale, è un modo per vivere e far vivere il centro storico, meno di una famiglia (in tempo trascorso nel centro) ma sicurmante più di un’associazione.
    E allora ci si deve chiedere: meglio un uso “sociale” degli immobili o un uso contiunativo e finalizzato al centro storico come quello delle famiglie e/o delle attività commerciali?
    Se il Comune ha degli immobili di proprietà che può dismettere, non è il caso di metterli a disposizione delle famiglie e delle aziende anzichè lasciarli alle associazioni?
    Se poi, come riportate voi, l’alternativa c’è ed è quella della scuola di Campo Lessi, dove sta il problema? Le associazioni avrebbero comunque modo di produrre inziative per il centro storico, avrebbero modo di utilizzare (suppongo gratuitamente) strutture comunali e, soprattutto, avrebbero modo di condividere un unico luogo che potrebbe diventare anche centro di discussione e confronto tra le diverse associazioni.
    Il benstare non ha importanza dove, ma per chi viene prodotto e, nel caso di Gemona, è importante soprattutto che venga finalmente prodotto.

  2. admin scrive:

    @ Anonimo,

    ciò che intendevamo sottolineare è la necessità di adottare una strategia di ampio respiro che possa coniugare e far convivere istanze diverse: residenti (questo è implicito), attività commerciali, associazioni, enti del privato sociale, servizi, ecc. Al momento, da quanto ci è dato sapere, il Comune di Gemona non ha alcun piano di rilancio del centro storico che possa essere valutato, discusso, approvato o criticato. Solo una serie di azioni sconnesse una rispetto all’altra. Alcune di queste sono positive e vanno a potenziare il centro, altre sono invece “centrifughe”, e tendono a impoverirlo. Se Lei vede nelle attuali scelte un piano coerente, ci aiuti a comprenderle. Speriamo di sbagliarci e di svegliarci, tra qualche mese o anno, scoprendo che i cittadini di Gemona “ben stanno”. O almeno vivono un po’ meglio di quanto non facciano oggi.

  3. Maria scrive:

    Una bella notizia!!! Queste piccole ma significative presenze contribuiscono a rendere meno spento il centro di Gemona che negli ultimi anni si è spopolato sempre di piu’!! Del resto con questa amminstrazione solo grandi proclami …….

  4. Paola scrive:

    @ Anonimo
    Mi sa che in Centro c’è spazio per tutti.
    Il problema è che nessuno ci vuole venire: ne a vivere ne, tanto meno, ad intraprendere un’attività economica.
    La domanda a cui rispondere è: perché?
    Se troviamo la risposta abbiamo già risolto metà del problema.