Uniti per la salute

Nodo

Un consiglio comunale all’insegna dell’unità e del dialogo quello che si è svolto ieri sera a palazzo Boton. Cosa rara per la politica gemonese, perennemente divisa tra schieramenti e personalismi vecchi e nuovi. In discussione c’era l’ordine del giorno in difesa dell’ospedale di Gemona e del diritto alla salute nel nostro territorio. Il testo, uscito dal lavoro della conferenza dei capigruppo, nasce dall’accordo tra le istanze della maggioranza e quelle delle opposizioni in consiglio comunale.
Lo pubblichiamo QUI in anteprima.
Durante la presentazione dell’ordine del giorno, il sindaco Paolo Urbani ha dichiarato che la difesa del “San Michele” passa innanzitutto dal suo inserimento tra gli “ospedali di rete”. «Quella è la madre di tutte le battaglie – ha affermato Urbani – da qui ne usciamo vinti o sconfitti una volta per tutte. Nel momento in cui all’ospedale di Gemona non venisse riconosciuta la qualità di “ospedale di rete”, è chiaro che per esso il destino sarebbe segnato». Il sindaco si è comunque dimostrato fiducioso, «perché in questo momento stiamo dimostrando, sia con i numeri, sia con la volontà da parte della Regione, che esistono spazi di manovra. Il nostro ospedale continua ad essere un punto di riferimento non solo per Gemona e il Gemonese, ma anche per tutta una serie di Comuni contermini che trovano qui le risposte alle loro esigenze».
Nonostante dalle parole del sindaco sia emersa la consapevolezza che la riforma sanitaria di Tondo produrrà un depauperamento del nostro territorio, Urbani non ha voluto (o non ha potuto) sferrare un diretto attacco alla giunta regionale. Lo ha fatto invece il nostro consigliere comunale Sandro Venturini, riaffermando alcune considerazioni che stiamo esponendo da tempo su questo blog [1.►, 2.►, 3.►]. Per il consigliere di Con Te Gemona, «la riforma sanitaria è, al momento, una scatola vuota. Rispetto al destino del Gemonese, i documenti regionali dicono ancora troppo poco: sappiamo soltanto che avremo un’azienda unica provinciale, perderemo la sede della nostra azienda sanitaria – questo dato è ormai certo –, rischiamo di perdere la sede del distretto, e infine il “San Michele” rimane sub judice». «È arrivato il momento – ha affermato Venturini – di una svolta definitiva. Dopo 18 anni è giusto che la politica regionale si assuma le proprie responsabilità e dica una parola certa rispetto al destino dell’ospedale, in modo da offrire un futuro a una struttura che in questi anni si è dimostrata assolutamente efficiente ed efficace». Infine, «se si dovranno imporre dei tagli, andranno fatti tutti insieme, in modo equo. E prima di mettere mano ai tagli in sanità – e la mia non vuole essere facile demagogia – la politica deve ridimensionare i propri privilegi e le proprie posizioni di rendita».

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