I grandi effetti dei piccoli cambiamenti

Formiche
[di Sandro Venturini]

Il punto critico è il livello oltre il quale il cambiamento diventa inarrestabile; con un’immagine potremo dire che è il punto oltre il quale una minima massa di neve che scivola si trasforma in valanga.
Sono certo che domenica scorsa, con le primarie del centro sinistra, la politica Italiana ha superato questo limite, un confine dal quale non si torna indietro. E, seppure può apparire un paradosso, il contributo determinante al cambiamento lo ha impresso il candidato uscito sconfitto dalle urne Matteo Renzi.
Un nuovo stile innanzitutto, che rompe con la “filiera” degli uomini di apparato e che ha il coraggio di rilanciare sul piano dei contenuti e delle idee. Una nuova visione del centro sinistra (che per questo ha avuto non poche resistenze): una posizione più liberal democratica (contrapposta al conservatorismo socialdemocratico) sui temi sociali ed economici; un approccio di netto contrasto verso le rendite di posizione, soprattutto all’interno del ceto politico; un’uguaglianza delle opportunità e dei punti di partenza ma che poi si declina con la valorizzazione del merito e dei talenti, in linea con i principi costituzionali.
Un mutamento sostanziale che si può riassumere negli intensi dieci minuti con i quali Renzi ha riconosciuto all’avversario la vittoria. La prima volta che succede in Italia: ha chiesto scusa degli errori ed ha ringraziato e rilanciato quanti hanno creduto in lui.
«È stato un privilegio per me accompagnare la vostra speranza – ha detto –, fare questo tratto di strada insieme. Non siamo riusciti a cambiare la politica. Adesso sarà meraviglioso dimostrare che la politica non riuscirà a cambiare noi. Abbiamo dalla nostra parte l’entusiasmo, il tempo e la libertà. Ho ricevuto più di quanto ho dato».
Ora la strada è aperta, non resta che percorrerla.
[QUI il discorso di Renzi dopo il risultato delle primarie]

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