Amare Pasolini, amare il Friuli

Pasolini

«I fis sot il so biel sui biont, / a vuardin sensa pì jodilis: / a àn dismintiàt li so sfiòndis / zint ju viers Pordenon e il mont». Così si conclude la poesia che ha ispirato il titolo della mostra in onore di Pier Paolo Pasolini: “Viers Pordenon e il mont. Aimez-vous Pasolini?“. Inaugurata il 16 novembre, rimarrà aperta fino a domenica 16 dicembre presso Palazzo Elti (tutti i giorni dalle 10.00 alle 12.30 e dalle 15.00 alle 18.00). La mostra è stata progettata per ricordare il novantesimo dalla nascita del poeta e il settantesimo di pubblicazione delle Poesie a Casarsa. Diciannove artisti hanno espresso, con varie tecniche di pittura − dopo un corso di tre lezioni tenuto da Gianfranco Ellero sul valore delle poesie in friulano di Pasolini −, l’aspetto per loro più suggestivo della sua meditazione in versi friulani. Il risultato non può essere che apprezzato dal vivo. La piccola mostra d’arte contemporanea è tutta da gustare. Il volto di Pasolini vien più volte raffigurato. Sorridente si riflette sul fiume all’ombra dei gelsi. Serio e pensoso si rispecchia come un Narciso dietro un nylon stropicciato e trasparente. Perplesso e amareggiato affiora dalle case del paese, come nell’inizio della poesia di cui si è già riportata la conclusione: «A son restàs ta li vitrinis / i fis a vuardà cui vuj clars / in ta la lus da li cusinis, / sensa pi jodi i fogolàrs». Ipnotico e inquisitore ti guarda fisso negli occhi perché tu stesso possa riconoscere “il Diaul Pecjador” che ride in ciascuno e di ciascuno. E poi c’è l’immancabile fontana, insieme alle campane a festa, che vivifica la campagna friulana: la musa ispiratrice delle sue poesie. «Fontana di aga dal me paìs. / A no è aga pì fres’cia che tal me paìs. / Fontana di rustic amòur». Il gusto che ti lascia la mostra è dolce ed amaro insieme: dolce come lo sguardo di una bambina, o della madre che serena «a distira tai bars intimelis»; amaro come «il trist tintinulà dai gris”, o «li dàlmanis lassadis abàs da li frutis» che sembrano cadere nel vuoto. Quando esci, capisci che il sottotitolo non è retorico, e ti chiedi seriamente: mi piace Pasolini? Ma, non appena stai cercando una risposta sincera, un’altra domanda sottostante si fa strada: conosco, conosciamo veramente Pasolini? Gianfranco Ellero, nella sua introduzione al catalogo, si pone una domanda ancor più impegnativa: e se, invece di continuare ad ignorarlo e anche a rifiutarlo, i friulani iniziassero ad amarlo? Che cosa potrebbe succedere? Molto ardita – lo riconosce lui stesso – la risposta che si dà: «Se lo amassero … in Friuli scoppierebbe una rivoluzione culturale, che porterebbe all’autentica autonomia regionale». Questa mostra, per ora, sprona coloro che la visitano a conoscere meglio il poeta e regista friulano. E questa sarebbe già una piccola rivoluzione. Pasolini rimane, soprattutto per noi friulani, un “Misteri”, come le mani dei gelsi che si protendono verso un cielo coperto dalle nubi che fanno filtrare una luce sacra. [gv]

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Un Commento a “Amare Pasolini, amare il Friuli”

  1. admin scrive:

    La testimonianza su Pier Paolo Pasiolini che l’artista Ivan Crico riporta sul suo Official Website, è quanto mai significativa, e va al cuore della sua personalità. «A Versuta abita ancora Ernesta, una gentile contadina che aveva affittato una stanza a Pasolini e a sua madre quando Casarsa, per via dei bombardamenti, era diventata troppo pericolosa. Racconta di quando morì Guido, il fratello, nella strage di Pòrzus, e Susanna rimase per giorni abbracciata a Pier Paolo fissando, lontane, le cime azzurrine delle montagne. Chiacchierando insieme, ogni tanto mi diceva in veneto: “Pasolini el iera un omo bon, bon”. Sempre gentile e disponibile, era molto amato dalla gente semplice di qui che ancora non si capacita delle modalità della sua morte. Raccontò, prima di congedarsi, che un giorno gli chiese: “Dimmi, Pier Paolo, poiché io sono ignorante e non capisco queste cose, secondo te, che hai studiato, esiste Dio?”. Lui, dopo un attimo di silenzio, le rispose: “Dio c’è”. E tornò a ripeterci questa sua risposta fissandoci con un’aria solenne, come a volerla sottolineare meglio, per tre volte di seguito». []