Gemona, un quarantotto

Carlo Bossoli, 1848
[di Sandro Venturini]

Niente di nuovo sotto il sole. Con la variante numero 48 al Piano regolatore comunale, come accade ormai da troppo tempo, si è deciso di non decidere e di lasciare ad altri il disegno del futuro della nostra città. Eppure, se guardiamo più nel dettaglio, un elemento di novità questa volta c’è stato: la nuova variante, dopo un’evidente forzatura nel corso dell’ultimo consiglio comunale, non è stata approvata. I fatti sono noti, li abbiamo riassunti in questo spazio pubblico qualche giorno fa []. Meno evidenti invece i motivi profondi dell’impasse nella maggioranza. Perché di questo si è trattato, non di una svista, di un’errata interpretazione delle legge, ma di un’evidente difficoltà, di una mancata “sintonia” prima, durante e, forse, dopo il voto.
Il vicesindaco e assessore all’urbanistica Roberto Revelant stava lavorando da mesi per cercare di far tornare i conti, per contemperare le richieste di variante con le ormai limitate possibilità edificatorie, per dettare una linea e nel contempo per ricercare l’equilibrio tra “bisogni”, “interessi” e “regole”. Evidentemente qualcosa si è messo di traverso e alcuni “mal di pancia” si sono tramutati in “malattia”: con due consiglieri di maggioranza assenti e uno che sarebbe dovuto uscire dall’aula per legge, in quanto direttamente interessato alla modifica di destinazione d’uso di un terreno di proprietà, è stato impossibile garantire il numero legale e quindi l’approvazione della delibera.
Ora si cercherà la quadra, si ingoieranno rospi, forse si ricomporrà il piatto rotto. I problemi di Gemona, però, rimarranno i medesimi di sempre. Se la pianificazione territoriale continuerà a essere vista soltanto uno strumento per classificare aree edificabili e ci si fermerà a rispondere unicamente agli interessi particolari, incapaci di uno sguardo lungo e prospettico, ci si impantanerà di nuovo, prima o poi, com’è successo l’altra sera in consiglio comunale.
A 36 anni dal sisma e nel mezzo di una crisi che mette in questione il modello di sviluppo della nostra società, Gemona avrebbe bisogno di ripensarsi dalle fondamenta, di riprogettarsi, di darsi una prospettiva di ampio respiro. Sarebbero necessarie nuove parole d’ordine: coesione territoriale e sociale, sostenibilità, valorizzazione delle migliori risorse “spendibili”, razionalizzazione della rete dei servizi, mobilità alternativa, insomma tutti quegli elementi che costituiranno la città del domani e ne determineranno la qualità della vita. Di questo deve occuparsi la pianificazione territoriale, di disegnare scenari di futuro [], anche imparando le migliori pratiche di altre piccole comunità come la nostra. Gemona ne ha un urgente bisogno.

[Immagine: Carlo Bossoli, L'armeria del nobiluomo Ubaldo invasa dagli insorti milanesi il 19 marzo 1848, 1848, part.]

I Commenti sono chiusi