Finirà nel 2013? Non finirà?

Crisi

Come un mare in secca, dove si scorgono qua e là chiazze d’acqua mentre affiorano vaste distese di sabbia, le valutazioni sullo stato economico della nostra regione alternano timidi entusiasmi a drammatici scoramenti, previsioni fiduciose a valutazioni catastrofiche. Come se stessimo sfogliando i petali di una margherita al motto «finirà nel 2013», «non finirà nel 2013», questa crisi economia, finanziaria e – aggiungiamo noi – di valori per ora non accenna a declinare.
Allo stato attuale, con i dati in loro possesso, le due visioni, in parte discordanti, del Presidente udinese di Confindustria, Adriano Luci, che non riesce ad esprimere un giudizio positivo, e quella dell’assessore regionale al Lavoro, Angela Brandi, che ritiene che il fondo sia stato toccato e che d’ora in avanti, seppur in salita, la situazione economica andrà per il meglio.
Entrambi, durante un recente incontro, si sono dimostrati concordi su un aspetto: il valore irrinunciabile degli ammortizzatori sociali, vera àncora di salvezza per molte imprese e famiglie.
Il mondo imprenditoriale denuncia la scarsità di idee e le difficoltà burocratiche, una zavorra per chi vuole avviare aziende innovative. Resta aperto, però, il tema cruciale: la necessità per tutti di adeguarsi ai tempi, adottando strumenti che accrescano la competitività, perseguendo indirizzi appoggiati anche dalla politica regionale.
Il consuntivo del 2012 è davvero poco rincuorante: il PIL regionale ha registrato una perdita del -2%, con un tasso di disoccupazione che è salito oltre il 6,5%. Le ore di cassa integrazione autorizzate si dovrebbero chiudere con 24 milioni, in aumento rispetto al 2011, ma comunque inferiore al picco di 26,5 milioni del 2010.
E domani come sarà? A suo dire, la politica avrebbe agito correttamente seguendo due priorità: prima di tutto il sostegno al reddito, di cui hanno usufruito migliaia di lavoratori colpiti dalla crisi (ammortizzatori sociali in deroga, lavori socialmente utili, lavori di pubblica utilità, contratti di solidarietà difensivi, accordo con le Banche di credito cooperativo per l’anticipo della cassa integrazione, “voucher” per dar lavoro ai disoccupati nei comuni dell’area montana). E poi le politiche attive: diversi incentivi, formazione e potenziamento dei servizi per l’impiego, stabilizzazione di precari e creazione di imprese individuali. Ma per chi di lavoro ci vive, la situazione è ancora troppo incerta per nutrire speranze: «Finirà nel 2013», «non finirà nel 2013»? [gc]

Tag:

Un Commento a “Finirà nel 2013? Non finirà?”

  1. carlo scrive:

    E’ interessante l’analisi politica riportata dal presidente di Confindustria Adriano Lusi sul MV di oggi