Evitiamo altri buchi nell’acqua

Buco nell'acqua

La posizione di Con te Gemona sulle difficoltà della piscina comunale è nota da tempo. Già nel 2009, in tempi non sospetti, avevamo chiesto all’amministrazione Urbani di avviare un percorso virtuoso per rilanciare l’attività della struttura []. Soprattutto avevamo chiesto di farlo in modo trasparente, senza nascondere i conti e le scelte. Ora, dopo quasi quattro anni il caso riesplode in tutta la sua gravità, con il concreto rischio, se non ora nel medio periodo, d’insolvenza del gestore dell’attività natatoria [].
La questione è complessa, e non vogliamo strumentalizzarla con retorici «l’avevamo detto», quanto invece farci carico del problema, per quanto ci compete, con l’obiettivo di individuare una soluzione adeguata e soprattutto senza penalizzare ulteriormente le tasche dei cittadini gemonesi. Se l’amministrazione ha scelto di promuovere la “città dello sport” – non senza alcune nostre contrarietà – è ovvio che non può permettere la chiusura di una delle più importanti strutture sportive del territorio. Dovremo pertanto, con buon senso e in un’ottica di sistema, anche sovracomunale, cercare la soluzione che darà i migliori risultati con i minori costi.
In prima battuta ci sentiamo di ribadire alcuni punti:
1. La piscina è stata voluta – con ostinazione, senza un serio progetto economico e con la ratifica di un contratto capestro – dall’allora sindaco di Gemona Virgilio Disetti, nonostante a pochi chilometri fosse in costruzione un’altra struttura analoga che insisteva sullo stesso bacino di utenza. Dopo una decina d’anni arriva il conto, ed è salato.
2. Il piano economico definito nel project financing era sproporzionatamente ottimistico. Non tanto perché non potevano prevedere la crisi economica che ci ha investito, quanto perché non tenevano conto in modo congruo del reale potenziale del territorio. Ben prima della crisi il bilancio della piscina riportava gravi passività, anche a causa del fallimento della società cui era stata affidata la gestione (-211 mila euro nel 2006, -210 mila nel 2007, -338 mila nel 2008).
3. La struttura natatoria è costata alle casse comunali 2 milioni e 700 mila euro, e qualcosa di più al privato. Una somma ingentissima. Nel 2007 l’amministrazione ha inoltre accolto la richiesta di riequilibrio, inoltrata da Atlantis, concedendo una proroga della gestione fino al 2045.
4. Qualora il gestore decidesse di sfilarsi dal progetto, l’articolo 12 del contratto («eccessiva onerosità sopravvenuta della gestione») prevede la restituzione dell’intero impianto al Comune: una vera e propria bomba ad orologeria per le casse del Comune.
5. La piscina non può chiudere, per una serie di motivi: perché diverrebbe un agghiacciante “mostro” paesaggistico e costituirebbe un onere ancora maggiore per il Comune; l’impianto offre un servizio ai cittadini del territorio ed è fonte di posti di lavoro per il personale, che in questi anni ha dimostrato impegno e dedizione, nonostante le evidenti difficoltà, e si è speso per garantire ai clienti una proposta sportiva di buon livello.
6. L’amministrazione comunale di Gemona ha la fortuna, da molti anni, di avere bilanci in equilibrio e dunque può effettuare una seria “revisione delle spese” attraverso una migliore allocazione delle risorse e soprattutto una più congrua definizione delle priorità. Vi è inoltre il ragguardevole contributo regionale per l’acquisto di Palazzo Scarpa: 2 milioni di euro di cui una parte che potrebbe essere “girata” a copertura dei debiti della piscina. In un secondo momento, quando il Comune avrà a disposizione ulteriori fondi, potrà aver senso anche l’acquisto di Palazzo Scarpa, ora la spesa non è certo prioritaria.
7. Il sindaco Urbani si è compiaciuto più e più volte di essere riuscito a coinvolgere numerosi sponsor privati nel progetto “Città dello sport”. Bene, ora il “tesoretto” racimolato può essere messo a disposizione della piscina. È ora che i gemonesi sappiamo se si tratta di «150 mila», «250 mila», «500 mila euro» (sic), come più volte affermato in consiglio comunale o sulla stampa locale. E – se davvero esistono – questi soldi siano investiti nella piscina e non in fantasiosi progetti senza futuro.

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