Mercato che scivola

Biglia che rotola

Il mercato del venerdì sta abbandonando, in modo lento ma costante, il centro storico di Gemona e scivola verso la “piana”, verso la zona della stazione. Gli operatori commerciali lo chiedono da tempo, nonostante la contrarietà dell’amministrazione comunale. Trasferire il mercato significa contribuire all’impoverimento del centro, giorno dopo giorno deprivato di servizi e di attrattività. È una storia che va avanti da anni. Da un lato va riconosciuta la legittimità della richiesta dei commercianti, alle cui esigenze è opportuno che il Comune dia una risposta positiva. Tanto più in un periodo di stagnazione come quello attuale. Dall’altro l’amministrazione comunale ha il dovere di regolamentare in modo equilibrato lo sviluppo economico delle diverse aree della città. Non può permettere che il centro storico divenga, come sta divenendo, una zona-dormitorio priva di servizi.
Ben vengano allora i compromessi, i punti di incontro tra le diverse, contrapposte esigenze, in cui ciascuna parte perde qualcosa e guadagna qualcos’altro.
Così è avvenuto anche per il mercato. Tanto che nei prossimi due/tre mesi la metà dei venerdì toccherà alla stazione (piazza Comelli e piazza Bertagnolli) e l’altra metà al centro storico. Più precisamente il 22 marzo, il 12 e il 19 aprile, il 17 e il 31 maggio il mercato si terrà in stazione, mentre il 29 marzo, il 5 e il 26 aprile, il 3, il 10 e il 24 maggio in centro.
Sarà anche un’occasione per fare una valutazione dei costi e dei benefici di questa scelta. E anche un modo per limare i conflitti.

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2 Commenti a “Mercato che scivola”

  1. Luca scrive:

    Risiedo in centro storico.. e come contribuente che vive quella realtà direttamente vedo sempre più che il centro storico è abbandonato a se stesso (i negozi continuano a chiudere: ma quando l’amministrazione interverrà sugli affitti a favore di chi vuole aprire un’attività?!?!).
    A partire dal poco sostegno a chi ha scelto di viverci, contribuendo con la propria presenza a mantenerlo vivo.
    Un esempio: la completa assenza di attenzione verso chi non ha un garage e durante le manifestazioni si ritrova con parcheggi chiusi per lungo tempo senza sapere dove lasciare la macchina al rientro dal lavoro.
    Ben vengano le manifestazioni, le feste (purchè decenti e di spessore – non come la porcata del bombazza), e il mercato.. certo anche questo deve fare però la sua parte.. inutile continuare a lamentarsi e sbraitare perchè la gente non c’è e se c’è non compra se la merce in vendita è pietosa. Dovrebbero per primi i commercianti iniziare un vero discorso di cambiamento del modo di vendere e della qualità dei prodotti.
    Allora si che forse qualcosa inizierebbe a muoversi.
    Pretendere e basta, continuando a vendere porcherie (per la maggior parte) non porta a nulla.
    Prendete l’esempio della fiorista di fronte a San Rocco: penso sia una della bancarelle che vende di più.. il motivo è semplice: qualità e prezzi giusti (e se arrivate dopo una certa ora non trovate più nulla).
    Se tutti facessero uno sforzo in questa direzione non avremmo neppure il mercato invaso dai cinesi.
    E poco conta DOVE si fa il mercato.. se vale la pena andarci la gente ci va. Anche se magari è un po’ scomodo.. e posti scomodi in Italia ce ne sono molti.. ma molti di questi sono frequentatissimi.. iniziamo a chiederci il perchè.. le soluzioni ci sono e non serve inventarle..

  2. Mariangela F. scrive:

    Anch’io risiedo in Centro e condivido in pieno il commento di Luca per quanto riguarda i negozi, i parcheggi e le feste. Aggiungo che un mercato degno di questo nome dovrebbe proporre una maggior varietà di prodotti. Non si vive solo di scarpe e vestiti! Darei molto più spazio ai prodotti della terra del tipo “mercato del contadino” (frutta e verdura di stagione, latte, formaggi, uova, salumi, pane, …) il tutto a kilometro zero o quasi, con un buon rapporto qualità-prezzo visto che si tratterebbe di vendita diretta da produttore a consumatore. E un mercato così, me lo terrei stretto in Centro!