Archivi per la categoria ‘Buone pratiche’

Il lungo cammino della chiocciola

mercoledì, 9 gennaio 2013

Chiocciola

Si chiama Gazzetta della chiocciola. Cronache dai CSRE e dintorni e il riferimento va all’animaletto raffigurato nel logo dei Centri Socio Riabilitativi Educativi, le strutture diurne per persone con disabilità gestite dall’Azienda Sanitaria n. 3 “Alto Friuli”. Si tratta di un utile e gradevole periodico di informazione scaricabile direttamente dal sito dell’ASS 3 [QUI].
Il proposito della redazione, composta da educatori e ospiti, è di promuovere e divulgare attività, progetti e riflessioni che maturano nell’ambito dei Centri di Gemona, Tarvisio, Tolmezzo ed Enemonzo. Tra le pagine della Gazzetta della chiocciola, prevalentemente indirizzata a familiari, amministratori e associazioni del territorio, trovano spazio le descrizioni delle esperienze più significative e dei percorsi formativi proposti alle persone con disabilità. Inoltre, pur con un taglio a tratti leggero e ironico, emerge con chiarezza come queste strutture cerchino con costanza percorsi di radicamento nelle comunità di appartenenza degli ospiti che le frequentano e con altrettanta evidenza traspare la volontà di mettersi in rete con tutte le realtà, istituzionali e non, che siano motivate a scoprire quante potenzialità ci siano in persone che a volte troppo semplicisticamente vengono ritenute unicamente bisognose di aiuto.
In conclusione: un giornalino che metaforicamente mostra quanto la chiocciola magari possa essere un animale piccolo e lento, ma con pazienza e determinazione abbia la capacità di andare lontano.

«Il denaro di tutti non è il denaro di nessuno»

lunedì, 2 luglio 2012

Salvadanaio trasparente
[di Sandro Venturini]

Tiene banco in queste settimane il dibattito pubblico circa la reticenza del governo tedesco a supportare le economie deboli dei paesi dell’Europa che si affacciano sul Mediterraneo, tra i quali, com’è noto, anche il nostro. Una riluttanza giudicata come insensibilità, durezza, arroganza, o come ostilità preconcetta nei nostri confronti. Ho sentito davvero pochi politici o commentatori autorevoli dare una lettura consistente di tale atteggiamento. In fin dei conti la questione è abbastanza semplice: la Germania e i paesi del Nord Europa ci chiedono maggior rigore e serietà nella gestione della cosa pubblica; a tutti i livelli istituzionali, dal governo centrale alla più piccola amministrazione comunale.
Responsabilità e oculatezza della spesa sono principi che possiamo calare anche nel nostro contesto gemonese: come ad esempio sul “caso” di palazzo Scarpa [], che rimarrà al centro del dibattito politico nelle prossime settimane estive. La più volte manifestata volontà del sindaco Paolo Urbani di acquistare l’immobile si sta ora concretizzando, almeno da quanto apprendiamo dalla stampa (ancora si attende una comunicazione formale in consiglio comunale!). L’ex sede della Banca Popolare di Gemona è un edificio di sicuro pregio, collocato in posizione centrale, ricostruito anche grazie a denaro pubblico, da tempo inutilizzato e, nonstante sia in vendita, non vi sono soggetti interessati all’acquisto. Va da sé che quell’opera presenta caratteristiche tali da risultare utile soprattutto per finalità di interesse generale e dunque ben venga la sua acquisizione al patrimonio pubblico. Ci sono però alcune questioni che lasciano quantomeno perplessi.
La trattativa intavolata per l’acquisto, le contropartite da mettere sul tavolo, la funzione da assegnare allo stesso edificio, tutto si è svolto (e si sta svolgendo) in modo opaco, al di fuori della sede istituzionale propria, il Consiglio comunale, che ancora non è stato informato delle scelte prese dal sindaco; quasi si trattasse di un rapporto tra soggetti privati e non siano invece coinvolti rilevanti interessi pubblici. Di tutta questa partita si ha contezza solamente tramite la stampa locale, ma nulla di ufficiale è stato deliberato. Suppongo che il nostro imbarazzo sia avvertito anche dai colleghi consiglieri che siedono sui banchi della maggioranza: nessuna discussione pubblica, nessuna decisione formale. Uno svilimento del loro ruolo e della loro responsabilità di rappresentanti politici.
Sempre dalla stampa abbiamo appreso che i valori economici in gioco sono consistenti. Nonostante le veline ai giornali siano alquanto oscure, sembra che si spenderanno diversi milioni di euro – due, tre, quattro?! – tra acquisto, permute di proprietà comunali e lavori di ristrutturazione. Non è poco di questi tempi. Seppure una parte di questi soldi provenga dalle casse regionali, si tratta pur sempre di soldi pubblici. Possiamo permetterci un tale investimento mentre nelle case dei gemonesi stanno arrivando i salati bollettini per il pagamento dell’Imu e molte aziende e lavoratori vivono situazioni di sofferenza? Non dovremmo investire meglio le scarse risorse pubbliche per creare sviluppo duraturo?
E ancora, è davvero una priorità quest’acquisto? Se la necessità è quella di disporre di ulteriori spazi per uffici pubblici, vuoi per il Comune (tutti ricordano la famosa gita fatta dal Sindaco con i dipendenti comunali per mostrare loro la nuova sede degli uffici), vuoi ora per l’unione dei Comuni (leggi Comunità Montana, che di fatto dispone già di una sede), mi pare che non si tratti di un’esigenza né inderogabile né urgente. Di uffici pubblici in centro ne abbiamo fin troppi, come pure sedi di rappresentanza politica.
Invece sarebbe senz’altro utile un’approfondita riflessione – partecipata e condivisa con l’intera cittadinanza – sulla destinazione da dare a quell’immobile. Come da tempo stiamo sostenendo, è urgente delineare un progetto complessivo per il centro storico: del resto era un impegno politico anche dell’attuale maggioranza, finora disatteso. La destinazione di palazzo Scarpa, ma anche del ricostruito castello, non possono essere scelte improvvisate e compiute senza il concorso di persone competenti (come la boutade di collocare il soffitto ligneo dell’Amalteo nello scantinato di Palazzo Scarpa, un’idea che ha causato i sudori freddi a più di qualche appassionato di storia e arte friulane).
In poche parole: ci vuole maggiore serietà, maggiore lungimiranza, maggiore partecipazione, perché, come sosteneva il fin troppo poco apprezzato Tommaso Padoa Schioppa: «Il denaro di tutti non è il denaro di nessuno».

Verso un’amministrazione pubblica più moderna, aperta e trasparente

lunedì, 26 marzo 2012

Scacchi di vetro

[di Sandro Venturini]

Come si assumono le decisioni su questioni che hanno rilevanza pubblica? I pubblici amministratori secondo quali criteri decidono? Perché sistemare quella strada piuttosto che un’altra? Perché prevedere in quell’area un nuovo centro commerciale invece di un parco pubblico?
Recenti episodi, anche nel nostro piccolo ambito comunale, hanno rimesso in evidenza l’importanza di questa tematica, che presenta certamente aspetti controversi: da un lato la già fin troppo farraginosa burocrazia che rallenta la rapida realizzazione delle iniziative pubbliche, dall’altro l’opportunità di ascoltare e dialogare con i cittadini affinché le decisioni assunte siano condivise e sostenute.
Il nuovo corso del governo della cosa pubblica, impostato sullo stile dei paesi anglosassoni, mette al centro i cittadini, la loro partecipazione attiva alle scelte e presuppone una pubblica amministrazione trasparente, aperta, dinamica e nello stesso tempo meno bloccata dalla sua stessa burocrazia, dove si nascondono spesso inefficienze e centri di potere.
Se questa è la strada che l’amministrazione pubblica dovrà percorrere per modernizzarsi, stare al passo con le migliori esperienza europee e contribuire a risollevare le sorti del nostro Paese, gli strumenti di partecipazione attiva dei cittadini già ci sono, grazie anche alle nuove tecnologie. Uno tra i più utilizzati è quello della consultazione pubblica. Si tratta di raccogliere, attraverso la rete, elementi di valutazione, spunti di riflessione, osservazioni e proposte da parte di tutti gli interessati. Con questo strumento si favorisce la trasparenza, elemento essenziale per il controllo sull’attività delle amministrazioni pubbliche, e si agevola l’attività degli amministratori, che possono così configurare la propria attività sulla base delle necessità concrete dei cittadini e delle imprese.
È su questa strada che da tempo si muove l’Europa, mantenendo un dialogo aperto con cittadini sulle questioni strategiche in discussione [].
Molti enti locali del nostro Paese si stanno adeguando a queste procedure. La Regione Friuli-vg per esempio ha utilizzato questo strumento per redigere il Libro Verde sul futuro del sistema sociosanitario regionale [], che poi però è rimasto lettera morta.
L’ultimo interessante esempio è quello del Ministero dell’Istruzione che ha in corso una consultazione pubblica sul valore legale del titolo di studio a cui tutti gli interessati possono partecipare [].
Perché non adottare questi strumenti anche nel Comune di Gemona? Perché non chiedere l’opinione dei cittadini sui criteri di sviluppo urbanistico, per esempio? Ma non quando le varianti sono già realizzate e rese operative. Ma prima! Certo, tutto ciò presuppone massima trasparenza, buon utilizzo dei sistemi informatici, capacità di mediazione, e soprattutto volontà di dialogo con i cittadini.

Acquistiamo o continuiamo a noleggiare?

sabato, 4 febbraio 2012

Spazzatrice stradale

Il preventivo non è ancora stato acquisito. Dal marzo del 2010. A questo punto ci mettiamo a disposizione dell’amministrazione comunale per provarci noi. Con due o tre telefonate e qualche email crediamo di poter raggiungere il risultato entro alcuni giorni. Al massimo una settimana. Possibile che a distanza di due anni si continui a noleggiare una spazzatrice - prima per due mesi, poi per tre, infine di sei in sei – e si continui a scrivere sulle delibere «in attesa che l’amministrazione comunale di Gemona acquisisca i preventivi per la riparazione del vecchio mezzo»? Eppure è così, nero su bianco. La vecchia spazzastrade del Comune si è guastata. Il Comune decide di farsi fare un preventivo per ripararla o acquistarne una nuova. Nel frattempo si rivolge a un’azienda del settore e ne affitta una per la pulizia delle strade comunali. Temporaneamente. Solo che dopo due anni si continua a procedere con i noleggi – senza una gara pubblica e trasparente – e il costo ha già superato i 73 mila euro. Quattro volte quelli dell’acquisto di un analogo mezzo di seconda mano. Basta navigare un po’ nel web e di occasioni ce n’è a iosa. L’avevamo anche già scritto [].
A parte metterci a disposizione per reperire il preventivo, come opposizione non possiamo fare altro che inoltrare un’interpellanza al sindaco. Nella speranza che i tempi di una risposta chiarificatrice non siano come quelli della spazzatrice.
[QUI l’interpellanza sui costi del noleggio della spazzatrice comunale]

Un’ottima idea i concorsi di idee

martedì, 31 gennaio 2012

Lampadina

Abbiamo appreso con piacere la notizia che il “concorso di idee” bandito dall’amministrazione comunale per la risalita meccanizzata al colle del castello ha riscontrato un notevole successo. 27 partecipanti. Buona parte da Gemona, ma anche da Verona, Firenze, Napoli. Addirittura da Vienna. Un chiaro segnale: c’è attenzione attorno a Gemona e c’è il desiderio da parte di molti professionisti di partecipare alla valorizzazione di uno dei luoghi simbolo della Ricostruzione.
Ora un’apposita commissione avrà il compito di valutare il progetto più adeguato dal punto di vista funzionale, architettonico e dei costi di realizzazione. Successivamente si potrà passare alla definizione del bando di gara per il progetto preliminare.
Come sosteniamo ormai da anni, il “concorso di idee” rappresenta una delle precedure più efficaci di cui un’ente locale può dotarsi per elaborare i propri piani di sviluppo. È un modo per mettere in circolo creatività, ampliare le prospettive, allargare gli orizzonti. Certo, serve una buona dose di disponibilità al confronto, capacità di coordinamento e soprattutto consapevolezza che problemi complessi possono avere molteplici soluzioni.
A questo punto ci auguriamo che la giunta Urbani estenda questo metodo anche ad altri àmbiti. Si potrebbe partire – come ripetiamo da tempo – dall’assetto urbano, paesaggistico e della viabilità. Era un punto del programma elettorale dell’attuale maggioranza, in cui stava scritto, nero su bianco: «Elaborazione di un progetto urbanistico complessivo avviando un concorso di idee al fine di definire un migliore assetto dello stesso, con interventi diretti ad una migliore coerenza e compatibilità complessive delle sue funzioni ed ad una maggiore chiarezza morfologica dello spazio urbano». Un punto decisivo del programma, in assenza del quale il “Patto per Gemona” non sta molto in piedi.

Quando il privato è più virtuoso del pubblico

venerdì, 16 dicembre 2011

Acqua

Stavolta dobbiamo proprio dirlo. Per fortuna che c’è il privato. Un privato che sopperisce alle carenze e al difetto di lungimiranza del pubblico. Abbiamo chiesto per mesi al sindaco Paolo Urbani di intervenire con un distributore di acqua per i cittadini gemonesi [], come stanno facendo molti comuni friulani, anche grazie al supporto e agli incentivi del Cafc. Abbiamo proposto la realizzazione della “Casa dell’acqua”, una struttura dove rifornirsi di acqua refrigerata e microfiltrata a prezzi contenuti, con l’obiettivo di disincentivare l’uso di minerali in bottiglia. La maggioranza che sostiene Paolo Urbani aveva bocciato la nostra proposta []. Il sindaco aveva anche dichiarato che i costi per la realizzazione del distributore sarebbero stati troppo elevati, che a Gemona vi sono molte fontane da cui attingere acqua pubblica e che questo genere di iniziative metterebbe in crisi i produttori locali di minerale (Pradis e Goccia di Carnia). Argomentazioni già allora inconsistenti [], ancor più oggi che al centro commerciale Le Manifatture è stato installato “Rubinotto” []. Si tratta di un distributore che eroga diversi tipi di acqua (oligominerale, minimamente mineralizzata, naturale, frizzante …) a un costo tra i 5 e i 10 centesimi per litro. Di certo il privato non ha messo in funzione l’impianto per rimetterci. Un plauso, quindi, per aver fatto prima e meglio dei nostri amministratori. E un invito a tutti i gemonesi a usufruire del servizio.

È tempo di accogliere

mercoledì, 28 settembre 2011

Disegno barcone immigrati

«Quello che siamo chiamati a vivere in questi mesi sembra sempre più a uno di quegli eventi che ci hanno fatto entrare in una epoca nuova. La vita delle persone e dei popoli è sempre in movimento, ma non ci saremmo mai aspettati che la transizione verso tempi nuovi fosse così rapida, sorprendente e inedita». Questo l’incipit del documento sull’immigrazione che la Caritas di Udine ha recentemente pubblicato [ 1.7 Mb]. Il documento ha lo scopo di informare le comunità cristiane sull’attuale situazione del percorso di accoglienza delle persone in arrivo dal Nord Africa nella nostra regione. Nell’introduzione viene analizzato il fenomeno della migrazione dall’Africa, che è diventato di tale ampiezza che ha obbligato gli stati europei e quello italiano ad attivare una accoglienza strutturata, e il modo con cui il nostro paese ha risposto a questa emergenza. La Caritas è particolarmente critica nei confronti delle modalità con cui l’attuale governo ha affrontato il problema. «La politica italiana, fortemente connotata di antieuropeismo, ha invocato l’Europa solo quando si è accorta che il fenomeno non poteva essere gestito in forma frammentata da ogni singolo stato ed ha invocato politiche più unitarie. [...] Il dibattito politico, ora attenuato dall’incombente tema finanziario, enfatizza quasi esclusivamente l’immagine dell’immigrazione in termini di sicurezza, di pericolo d’invasione e di concorrenza lavorativa più che in termini di “progresso e di modernità”, falsando la prospettiva di lettura e del possibile governo del fenomeno». Attualmente il Friuli-vg sono ospitati 447 immigrati richiedenti asilo in 27 Comuni. Alle Caritas diocesane è stato demandato dal Commissario del Governo non solo il compito di garantire una parte dell’ospitalità, ma anche il delicato servizio di tutoraggio verso gli ospiti di tutte le strutture.
Il documento della Caritas chiama in causa tutte le Comunità cristiane per una concreta azione di accoglienza, da svolgersi nel segno dell’attenzione alla dignità di ogni persona migrante e della tutela dei diritti fondamentali. Nel documento si possono trovare utili informazioni per contribuire economicamente all’emergenza, ma anche per chi desiderasse svolgere dei compiti come volontario. Anche la parrocchia di Gemona è all’opera con l’organizzazione di una raccolta di biciclette usate, ma in buono stato, che verranno donate agli immigrati. La Caritas, nella conclusione del documento, non nasconde i nodi problematici e le difficoltà previste per il futuro, ma siamo certi che essa saprà affrontare anche le prossime sfide con la competenza e l’esperienza accumulata sul campo dell’accoglienza oramai da molti decenni. [gv]

Sim, un passo avanti

mercoledì, 21 settembre 2011

Sim Carnia
di Sandro Venturini

SIM non è solo l’acronimo della schedina dei nostri cellulari, ma anche l’abbreviazione di Sistema Informativo Montano. Si tratta di uno strumento per far emergere, sistematizzare e condividere le conoscenze degli elementi peculiari di un territorio, i suoi punti di forza e di debolezza. È una base dati valida per gestire e sviluppare efficacemente un ambito territoriale, un’infrastruttura aperta ed accessibili a operatori pubblici e privati, o anche singoli cittadini. In breve, un SIM consente di conoscere gli assi portanti sui quali può svilupparsi una determinata area.
Da qualche anno in Carnia si sta lavorando per realizzare un SIM []. Uno dei requisiti peculiari di questo strumento è lo stimolo ad una ampia e diffusa partecipazione dei cittadini, delle realtà economiche, politiche, sociali, associative, culturali, nella raccolta dei dati e degli elementi che costituiscono le specificità dell’area. Attraverso un semplice “click” [] si possono segnalare informazioni che rappresenteranno la base per la definizione della Carta dei Valori. È così che si comincia a vedere comparire sulla carta geografica i diversi punti d’interesse [], i “punti di eccellenza” , quelli che, valorizzati nell’ambito di un progetto in rete, possono garantire la loro conservazione o il loro recupero e stimolare nuove economie.
Abbiamo già segnalato nella nostra proposta Disegnare scenari di futuro per Gemona [] come questi strumenti siano decisivi se si vuole davvero iniziare un ragionamento sistemico sullo sviluppo del Gemonese. La Carnia è un passo avanti. Noi che cosa aspettiamo?