Archivi per la categoria ‘Diritti’

Gemona: la città dei diritti umani

lunedì, 28 gennaio 2013

Amnesty 2012

Una notizia che non fa battere la grancassa mediatica, ma che divulghiamo con profonda soddisfazione. Lo scorso anno il gruppo gemonese di Amnesty International, l’associazione che dal 1961 si batte per la difesa dei diritti umani, ha raccolto 47.503 firme e sostenuto 139 azioni, tra appelli e campagne. Una media di 130 firme al giorno, il risultato di un lavoro di squadra di decine di persone, coordinate dal referente locale dell’associazione Massimo Vitti. Un risultato unico in Italia, tanto che negli ultimi congressi nazionali di AI l’attivismo del gruppo di Gemona è stato portato come esempio particolarmente virtuoso. Anche se mancano dati dettagliati e precisi, il nostro gruppo raccoglie da solo oltre il 10% delle sottoscrizioni di tutta Italia. Un record, un segno della sensibilità per i diritti umani che caratterizza la nostra comunità e un indice della capacità di costruire reti efficaci ed efficienti.
[QUI il dettaglio dei “casi” sostenuti dal gruppo gemonese di AI nel 2012]

Cittadini non si nasce, si diventa

lunedì, 21 gennaio 2013

Ognicittadino 2013

Diritti, responsabilità, partecipazione. Sono alcune delle parole-chiave attorno a cui ruoterà il laboratorio “Ognicittadino” promosso dal Coordinamento delle Associazioni Culturali e di Volontariato Sociale. L’iniziativa, che prenderà il via lunedì 4 febbraio presso l’Istituto “Marchetti” per un totale di dieci incontri pomeridiani, si pone in linea di continuità con il progetto “Volontariato in classe” che il Coordinamento delle Associazioni sta portando avanti da oltre un decennio nelle scuole gemonesi.
Il progetto intende offrire agli studenti delle classi III e IV superiori l’opportunità di entrare in contatto con i gruppi di volontariato attivi sul territorio, con l’intento di acquisire informazioni sulle attività da loro svolte, di maturare consapevolezza rispetto al ruolo sociale, culturale, educativo e politico svolto dal volontariato e di confrontarsi con gli altri su valori e scelte. Non solo: il laboratorio vuole promuovere occasioni nelle quali i giovani possano potenziare le proprie abilità comunicative e relazionali, mettere in campo abilità e competenze, esprimere la propria progettualità e sviluppare capacità organizzative.
Gli incontri in programma saranno animati da altrettante associazioni gemonesi: Amnesty International – Gruppo Italia 143 (“Cinquant’anni in difesa dei Diritti Umani”); Associazione Culturale e Compagnia Teatrale Drèteledrôs (”Tra palco e realtà. La dimensione sociale del teatro”); Associazione “Gruppo Special” (”RelazionAbili! Giochi e parole sulle diverse abilità”); Associazione Casa per l’Europa (”L’Europa dei giovani”); Squadra Comunale di Protezione Civile di Gemona (”Essere volontari di Protezione Civile a Gemona”), Associazione “Bravi Ragazzi” (”It’s graffiti game, man!”), Associazione Buteghe dal mont – Glemone (”Un altro mondo è possibile. Esperienze di commercio alternativo e di solidarietà”); Pro Loco Pro Glemona (”Vivere la città per una città viva. Imparare a creare un evento”). Il laboratorio, coordinato dal tutor Ilaria Stroili, si concluderà lunedì 25 marzo con una tavola rotonda gestita dagli studenti: i volontari delle associazioni interverranno per rispondere ai quesiti dei giovani.

Una nave lunga vent’anni

lunedì, 10 dicembre 2012

La nave dolce

In occasione del 64° anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, che si celebra oggi lunedì 10 dicembre, il gruppo locale di Amnesty International invita a partecipare alla proiezione del film di Daniele VicariLa nave dolce”. La proiezione, che si è svolta anche gli scorsi giovedì e venerdì, verrà replicata questa sera alle ore 21.00 presso il Cinema Teatro Sociale e domani, martedì 11 dicembre, alla stessa ora. Il film, sostenuto da oltre 20 associazioni umanitarie e del terzo settore (tra cui Amnesty International, Caritas Italiana, Emergency, Libera, Unicef), narra, a vent’anni di distanza, la storia della nave Vlora che l’8 agosto 1991 giunse nel porto di Bari con in suo carico di ventimila persone. Una “dolce” marea di uomini, donne e bambini che d’un tratto portò una nuova consapevolezza: solo pochi decenni prima terra di emigranti, da quel momento l’Italia sarebbe diventata terra di immigrazione. Vent’anni dopo quello sbarco, gli stranieri sono oltre quattro milioni e la loro diversità incontra la nostra quotidianità, con il suo carico di problemi, ma anche di esperienze vitali e di nuove prospettive. In questi vent’anni abbiamo imparato che la carta dei diritti umani non è una semplice dichiarazione di intenti, ma una pratica di vita, che ci mette in gioco giorno per giorno, nella continua negoziazione di diritti e di doveri, con l’aspirazione di costruire una società fondata sull’eguaglianza, sulla libertà e sulla giustizia. Per tutti.

“Spending review” pai furlans

mercoledì, 31 ottobre 2012

Friul

Daspò 13 agns de leç 482/99 ch’e à ricognossût plen derit a lis lenghis mancul pandudis di sei tuteladis, cul decret numar 95 su la spending review il Guvier talian al à decidût di declassâ e discriminâ lis minorancis lenghistichis. Cussì furlan, sardegnûl, ladin, ocitan e altris a son tornâts a sei pal Stât talian nuie altri che “dialetti”. Une decision ch’e va cuintri dai plui elementârs dirits dai singui e des comunitâts, cuintri dal articul 6 de Costituzion republicane, cuintri de Cjarte europeane des lenghis mancul pandudis, cuintri de Declarazion universâl dai Derits umans.
Par chest i conseîrs regjonâi dal Partît Democratic Paolo Menis, Gianfranco Moretton, Franco Brussa, Sandro Della Mea e Mauro Travanut a àn presentât la mozion “Azions in difese de dignitât de lenghe furlane”, passade cul vôt dal Consei cuasi ae unanimitât (si son astegnûts dome che Antonio Pedicini e Paolo Santin dal Pdl). Tal document si domande ae Zonte regjonâl di meti in vore dutis lis iniziativis pussibil par difindi e tutelâ i derits lenghistics dal popul furlan, tacant cu la impugnazion des normis su la spending review devant de Cort Costituzionâl.
«Cul decret dal Guvier – al à dit Paolo Menis fevelant par furlan te aule dal Consei – si scancelin agns di storie, impuarìnt il mont de scuele e ancje l’autonomie dal Friûl. E une volte vierzude la strade de censure culturâl, si po tacâ cun altris setôrs. Il ricognossiment de minorance lenghistiche furlane al è un element fondamentâl par difindi l’identitât di popul e al è une des resons plui evidentis pal mantigniment de specialitât regjonâl». Peraulis che no si po no condividi.
[Foto: Zâl e blu, Luca Laurati (particolâr)]

Le Olimpiadi non sono finite

mercoledì, 5 settembre 2012

Pistorius e Cardoso Oliveira (Paralimpiadi 2112)

In questi giorni (dal 31 agosto al 9 settembre) con un clamore mediatico decisamente inferiore rispetto al mese scorso, si stanno svolgendo dei Giochi Olimpici, le Paralimpiadi [1.►; 2.►]. A Londra, negli stessi impianti che hanno visto trionfare campioni come Bolt e Phelps, altri atleti si stanno sfidando per una medaglia. Solo che a gareggiare e come tutti sanno si tratta di persone con disabilità.
In Inghilterra è tornato gareggiare anche Oscar Pistorius, atleta di fama mondiale che, come noto, ha legato il suo nome alla nostra cittadina. Qual è la differenza tra la sua partecipazione a giochi del mese scorso e quella attuale? Alcuni, tra i quali Aldo Cazzullo del Corriere della Sera [], probabilmente direbbero che è tornato al suo posto e che è finita una forzatura stimolata da sponsor che muovono ingenti quantità di denaro. In realtà, la presenza dello sportivo sudafricano alle Olimpiadi ha rappresentato un esempio molto concreto e decisamente visibile di quanto espresso ormai da una decina d’anni dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, la quale, rivedendo i criteri di classificazione della disabilità, ha stabilito che tutti gli “esseri umani” possono avere alti o bassi profili di funzionamento e che di fatto non esiste una netta linea di confine che demarca chi è definito “normale” da chi è considerato “disabile”. In sostanza tutti siamo abili in qualcosa e tutti siamo disabili in qualcos’altro.
Nel solco di questo messaggio di non discriminazione, una volta risolto il dibattito sul fatto che le sue protesi non fossero un vantaggio, Pistorius un mese fa ha corso le sue gare, competendo secondo le sue abilità con gli atleti delle altre nazioni, superandone nelle prestazioni alcuni e venendo superato da altri, così come avviene nella logica e nella prassi dello sport. Ed è stato un potentissimo messaggio di integrazione. Nessun buonismo di facciata, nessuna caritatevole compassione, nessun «poverino, ma bravo lo stesso»: si è visto un atleta come tutti gli altri che ha gareggiato e si è piazzato in una classifica.
Va dato merito all’attuale amministrazione comunale di Gemona di essere riuscita a legarsi a questo noto personaggio e all’intera nazionale sudafricana, nonostante un contratto di sponsorizzazione che può sembrare eccessivo per un Comune come il nostro (circa 150 mila euro in due anni). Tuttavia, è un altro aspetto che lascia in qualche modo perplessi dell’intera operazione. Fino a oggi, nel legame tra l’amministrazione comunale di Gemona e Pistorius – a parte una parentesi che non ha avuto alcun seguito [] – è prevalso unicamente l’aspetto sportivo. La presenza nella nostra cittadina dell’atleta sudafricano potrebbe invece rappresentare un’occasione per testimoniare la determinazione di chi “non è rimasto al proprio posto”, ma ha lanciato una sfida al concetto stesso di “normalità”. E ha vinto.
Se venisse colta questa opportunità, molto probabilmente nel territorio gemonese numerose persone tra familiari, operatori professionisti e volontari che hanno a cuore le persone con disabilità, sarebbero pronte ad attivarsi per tradurre in azioni concrete il messaggio lanciato da Pistorius a Londra lo scorso mese. E provare almeno un po’ a vincere le sfide che quotidianamente vengono lanciate al “mondo dei normali”.[ml]

Meno lavatoi e più attenzione alle famiglie

venerdì, 13 luglio 2012

Famiglia

L’amministrazione comunale ha recentemente affidato la redazione del progetto definitivo ed esecutivo per il lavatoio in cemento di via Trasaghis, di cui abbiamo già avuto modo di parlare []. E ciò nonostante le rimostranze di alcuni cittadini, che si chiedono se il lavatoio risponda a una reale priorità o non piuttosto ad altre logiche, meno conformi all’interesse “pubblico”. È di alcuni giorni fa una lettera comparsa sul Messaggero Veneto [], in cui una gemonese si diceva indignata perché ha scoperto lo spreco del lavatoio, mentre a lei, mamma lavoratrice, il Comune non riesce ad offire un centro estivo che copra i pomeriggi. Alla lettera ha risposto il sindaco Paolo Urbani [], confermando (implicitamente) quello che tutti ormai sanno: la nostra amministrazione comunale non ritiene di assumersi l’onere dei centri estivi per i minori, ma li scarica sulle spalle dei privati (che spesso svolgono un egregio servizio con volontari disponibili e motivati). Non è una semplice questione economica – anche se con gli 84 mila euro del lavatoio si potrebbero garantire almeno 3 anni di centri vancanze di qualità! –, ma soprattutto di volontà di farsi carico di un’esigenza molto sentita dalle famiglie con figli piccoli. Il sindaco è assai impreciso quando parla di “attivazione” dei centri estivi: sa bene infatti che da diversi anni il Comune non se ne occupa, se non elargendo contributi (modesti) ai privati o garantendo lo scuolabus. Fino ad alcuni anni fa, perlomeno, veniva delegato il Servizio Sociale. Ora niente: non c’è nessun appalto, né affidamento diretto. Il privato, sia cooperativa, società sportiva o parrocchia, è lasciato solo nell’organizzazione dei centri vacanze. In altre realtà, invece, l’amministrazione, attraverso gara pubblica, definisce i tempi, i costi, le modalità di gestione, e, nei casi più virtuosi, accompagna il privato nel coordinamento delle attività.
A Gemona invece – anche a causa di un assessorato inesistente e improduttivo – l’amministrazione ha pensato bene che il modo migliore sia non pensarci. Meno spese, meno “rogne”, più “efficienza”.
La distanza dell’attuale giunta comunale dalle reali esigenze delle famiglie con figli si coglie infine nelle affermazioni del sindaco, quando dichiara che vi è «un’esigua richiesta da parte dell’utenza» rispetto ai pomeriggi estivi. Basterebbe chiedere ai volontari della parrocchia, che quest’anno hanno visto lievitare le iscrizioni, sobbarcandosi un carico di lavoro ingente (per cui ci sentiamo in obbligo di ringraziarli pubblicamente per il servizio che svolgono), oppure agli organizzatori dei laboratori “Tutti artisti!”, che non hanno potuto dare seguito a tutte le domande pervenute.
Insomma, non è con gli slogan del «meno costi per lo scuolabus» o contro le «odiose tasse cimiteriali» che offriremo servizi di qualità ai nostri cittadini, ma con una reale “presa in carico” delle persone, con i loro bisogni e le loro aspettative. E non è proprio detto che oggi i cittadini gemonesi sentano il bisogno di risistemare un lavatoio in cemento su cui più nessuno laverà i propri panni.

Pianificare a servizio della comunità

venerdì, 6 luglio 2012

Gente

Le amministrazioni comunali e il Servizio sociale dei comuni del nostro ambito distrettuale “Gemonese, Canal del Ferro, Val Canale” stanno predisponendo il Piano di Zona 2013-2015, lo strumento per la costruzione del sistema integrato di interventi e servizi sociali previsto dalle normative nazionali e regionali per la promozione e la tutela dei diritti di cittadinanza sociale.
Per l’elaborazione del Piano sono previsti tre tavoli di consultazione, che costituiscono un’importante occasione per riflettere sulla situazione demografica, sociale ed economica del territorio assieme a coloro che hanno a cuore le sorti della comunità locale: cittadini, volontari, operatori dei servizi socio-sanitari, educativi, scolastici, dell’orientamento. E un momento per raccogliere informazioni e punti di vista, descrivere i fenomeni e le dinamiche in atto, analizzare i bisogni della popolazione e individuare prospettive di intervento a favore di bambini, ragazzi, giovani, adulti, anziani e dell’intera comunità.
Tre gli appuntamenti in programma: oggi, venerdì 6 luglio, alle ore 18 a Dogna presso il Centro Polifunzionale; venerdì 13 luglio, sempre alle 18, a Gemona presso la Sala dela Comunità Montana (per i Comuni di Artegna, Montenars e Gemona) e infine venerdì 20 luglio a Venzone presso il complesso scolastico.

Una battaglia all’insegna dell’unità e della coesione

venerdì, 29 giugno 2012

Tribunale

Stando alle parole dei promotori quella di domani si preannuncia una delle manifestazioni più imponenti mai viste in Carnia. Sindaci, categorie economiche, ordini professionali, rappresentanze sindacali, comitati in difesa della montagna, clero e cittadini scenderanno in piazza per dire “no” alla chiusura del tribunale di Tolmezzo. Forti della consapevolezza che la Carnia abbia già troppo sofferto a causa di politiche statali e regionali che hanno penalizzato le aree periferiche e montane, i promotori della manifestazione ci tengono a sottolineare che non si tratta di effetto “nimby” (Not In My Back Yard, “non nel mio cortile”) bensì di minime richieste di equità e di giustizia. Il corteo di protesta prenderà il via domattina, sabato 30 giugno, alle ore 10.30 in piazza XX settembre a Tolmezzo e si snoderà lungo le strade del centro fino a Via Paluzza, alle porte del carcere di massima sicurezza (unico nel nord est in cui vi siano rinchiusi detenuti in regime 41 bis). Culmine dell’iniziativa la riconsegna simbolica al Prefetto delle fasce tricolori da parte dei sindaci, a cui si è affiancata la proposta di Confcommercio ai suoi associati di tenere abbassate le serrande dei negozi durante il passaggio del corteo.
Ancora una volta, aldilà del risultato che otterranno, le genti della montagna friulana mostrano unità e coesione sociale nel difendere i propri diritti. Noi gemonesi avremmo molto da imparare.