Archivi per la categoria ‘Economia’

E la luce ancora non si vede

lunedì, 17 giugno 2013

Tunnel

La luce in fondo al tunnel ancora non si vede. In 15 anni la nostra regione ha perso oltre 7 mila aziende. Solo nei primi cinque mesi del 2013 hanno chiuso 3.921 imprese. Le nuove iscrizioni sono state invece 3.140, in forte calo. Dati drammatici, comunicati oggi dal presidente di Unioncamere Friuli-vg Giovanni Da Pozzo nel corso dell’undicesima edizione della Giornata regionale dell’Economia di Gorizia. Dati che, insieme a quelli pubblicati nel nostro post di ieri [], confermano quanto sia profonda ed estesa la crisi economica che sta colpendo la società friulana e quanto sia urgente individuare strumenti e strategie di medio e lungo periodo per rimettere in piedi il sistema produttivo dei nostri territori. Tema affrontato anche dal vicepresidente della giunta regionale Sergio Bolzonello, che ha dichiarato: «servono tre riforme: quelle dell’agroalimentare, del credito per le imprese e dell’energia. Serve una minor frammentazione del sistema, dobbiamo guardare oltre le nostre scarpe. Dobbiamo cominciare ad ammettere – ha detto Bolzonello – che il sistema del Friuli-vg non è tra i più virtuosi al mondo: la nostra competitività, come dimostrano i dati sulle esportazioni, non tiene. Se abbiamo solo grandi realtà nel manifatturiero, ma non investiamo a sufficienza nell’agroalimentare e nel turismo come pensiamo di uscirne?»

Finirà nel 2013? Non finirà?

mercoledì, 16 gennaio 2013

Crisi

Come un mare in secca, dove si scorgono qua e là chiazze d’acqua mentre affiorano vaste distese di sabbia, le valutazioni sullo stato economico della nostra regione alternano timidi entusiasmi a drammatici scoramenti, previsioni fiduciose a valutazioni catastrofiche. Come se stessimo sfogliando i petali di una margherita al motto «finirà nel 2013», «non finirà nel 2013», questa crisi economia, finanziaria e – aggiungiamo noi – di valori per ora non accenna a declinare.
Allo stato attuale, con i dati in loro possesso, le due visioni, in parte discordanti, del Presidente udinese di Confindustria, Adriano Luci, che non riesce ad esprimere un giudizio positivo, e quella dell’assessore regionale al Lavoro, Angela Brandi, che ritiene che il fondo sia stato toccato e che d’ora in avanti, seppur in salita, la situazione economica andrà per il meglio.
Entrambi, durante un recente incontro, si sono dimostrati concordi su un aspetto: il valore irrinunciabile degli ammortizzatori sociali, vera àncora di salvezza per molte imprese e famiglie.
Il mondo imprenditoriale denuncia la scarsità di idee e le difficoltà burocratiche, una zavorra per chi vuole avviare aziende innovative. Resta aperto, però, il tema cruciale: la necessità per tutti di adeguarsi ai tempi, adottando strumenti che accrescano la competitività, perseguendo indirizzi appoggiati anche dalla politica regionale.
Il consuntivo del 2012 è davvero poco rincuorante: il PIL regionale ha registrato una perdita del -2%, con un tasso di disoccupazione che è salito oltre il 6,5%. Le ore di cassa integrazione autorizzate si dovrebbero chiudere con 24 milioni, in aumento rispetto al 2011, ma comunque inferiore al picco di 26,5 milioni del 2010.
E domani come sarà? A suo dire, la politica avrebbe agito correttamente seguendo due priorità: prima di tutto il sostegno al reddito, di cui hanno usufruito migliaia di lavoratori colpiti dalla crisi (ammortizzatori sociali in deroga, lavori socialmente utili, lavori di pubblica utilità, contratti di solidarietà difensivi, accordo con le Banche di credito cooperativo per l’anticipo della cassa integrazione, “voucher” per dar lavoro ai disoccupati nei comuni dell’area montana). E poi le politiche attive: diversi incentivi, formazione e potenziamento dei servizi per l’impiego, stabilizzazione di precari e creazione di imprese individuali. Ma per chi di lavoro ci vive, la situazione è ancora troppo incerta per nutrire speranze: «Finirà nel 2013», «non finirà nel 2013»? [gc]

C’è banca e banca

lunedì, 28 maggio 2012

Banca Etica

Si concludono domani sera, martedì 29 maggio, le iniziative promosse dal Coordinamento delle Associazioni di Gemona in programma nell’ambito della manifestazione “I colori del vento” []. Presso l’auditorium San Michele alle ore 20.30 si terrà l’incontro “Non con i miei soldi”, nel corso del quale Paola Fontanini, socia volontaria del Gruppo di iniziativa territoriale di Banca Etica di Udine, e Dario Francescutto, banchiere ambulante di Banca Etica, presenteranno l’iniziativa promossa da Banca Etica e da Fondazione Culturale Responsabilità Etica.
Banca Etica è un istituto di credito differente dagli altri: «gestisce il risparmio orientandolo verso le iniziative socio economiche che perseguono finalità sociali e che operano nel pieno rispetto della dignità umana e della natura» []. I valori che la ispirano sono la trasparenza, il diritto di accesso al credito, l’efficienza e l’attenzione alle conseguenze “non economiche” delle azioni “economiche”. Nata dodici anni fa, la Banca conta oggi 14 filiali e una rete capillare di promotori finanziari. La raccolta ha raggiunto oltre 31 milioni di euro, mentre i soci sono circa 35 mila. L’Istituto raccoglie oltre 660 milioni di euro di depositi e finanzia più di 4.700 progetti dell’economia solidale.

I nostri poveri banchieri

venerdì, 6 aprile 2012

Clochard

Con il post di oggi usciamo dal consueto recinto gemonese, a cui ci atteniamo su questo blog, per un grido di indignazione, condiviso – chissà – dai tanti che ci leggono.
Che l’Imu fosse un’imposta ormai ineludibile, dopo l’abolizione dell’Ici da parte dell’indecente governo Berlusconi, lo sapevamo. Come sapevamo, o credevamo, che avrebbe colpito un po’ tutti. Magari di più i possessori di case di villeggiatura, un po’ meno le famiglie a basso reddito o con molti figli a carico. Ma apprendere che un pensionato costretto in casa di riposo debba pagare l’Imu sulla sua abitazione come fosse “seconda casa”, mentre le Fondazioni Bancarie, che gestiscono i pacchetti azionari di controllo delle banche italiane, siano considerate enti no profit e siano pertanto esentate, questo davvero ci fa indignare. Tanto più se pensiamo che nel 2009 le Sezioni unite della Cassazione hanno stabilito che le fondazioni non possano godere di sconti fiscali, in quanto non sono equiparabili agli enti no profit. In passato lo stesso Mario Monti, in veste di commissario europeo per la concorrenza, ebbe a criticare il meccanismo di controllo (che non ha equivalenti in nessun Paese europeo) delle fondazioni sulle banche. Anche se siamo a Gemona, lontani da Roma, ai confini dell’Impero, gridiamo il nostro scandalo. Prima di tutto a nome degli anziani della nostra comunità che in questo momento si trovano in casa di riposo o in qualche struttura di accoglienza e che tra qualche mese riceveranno la bella sorpresa di essere proprietari di una “seconda casa”.

Diamo credito all’economia friulana

martedì, 28 febbraio 2012

Carta di credito

Nuvole scure si addensano all’orizzonte dell’economia friulana. Ad affermarlo è la Camera di Commercio di Udine. Lo fa sulla base di un sondaggio a cui ha partecipato un campione significativo di aziende: 600 realtà imprenditoriali hanno contribuito a dare una visione d’insieme sullo stato di salute delle imprese medio e piccole della Provincia.
Dall’analisi dei dati emergono significative criticità per il 2012. Causa principale la difficoltà di ottenere credito, fonte necessaria per esigenze di cassa, ma soprattutto per spingere sugli investimenti.
In Provincia le imprese a cui il credito è stato concesso si sono ridotte sensibilmente (-18%) confrontando il 3° trimestre 2010 con il 4° 2011. Una percentuale che si riflette su un Nordest in cui, anche quando il credito viene accordato, è concesso a condizioni più gravose, aumentando le richieste di rientro. La situazione è più difficile soprattutto per i crediti a medio e lungo termine, cioè per sostenere processi di innovazione e internazionalizzazione.
Dall’indagine emerge pure un diffuso impegno di banche e imprenditori per risollevare le sorti dell’economia del territorio. Se da un lato si registrano dei dati preoccupanti sull’andamento della produzione manifatturiera e una forte competizione dovuta ai Paesi emergenti, dall’altro si riconosce che le aziende del Nordest stanno adottando delle azioni migliorative che potranno dar luogo a vantaggi nel futuro. Ci si riferisce all’evoluzione delle imprese, al risanamento finanziario, al potenziamento relazionale e al crescente dinamismo. Azioni importanti per superare il periodo di crisi. Un 2012 partito in sordina, foriero di segnali preoccupanti, potrebbe diventare trampolino di lancio per un futuro più solido se gli attori in gioco sapranno innovare e ripensare i propri modelli imprenditoriali. [gc]
[QUI ulteriori informazioni sull’indagine della CCIAA]

Innovare, internazionalizzare, infrastrutture: tre “i” contro la crisi

lunedì, 5 dicembre 2011

Lampadina puzzle

I risultati dell’indagine della Confindustria del Friuli-vg relativa al terzo trimestre 2011 segnalano il prevalere di segni negativi rispetto al trimestre precedente e di segni positivi nel confronto tendenziale con lo stesso periodo dell’anno scorso []. Nel complesso la congiuntura rimane preoccupante. «La situazione è tutt’ altro che rosea» – afferma il presidente degli industriali regionali Alessandro Calligaris –«ci si rende conto, cioè, che il ciclo espansivo che era iniziato attorno alla fine del 2009 e che ci aveva fatto ben sperare in un superamento, anche se lento, della lunga precedente fase recessiva, si sta esaurendo. Direi, anzi, anche in linea con la prevalenza dei pareri previsionali che abbiamo raccolto dai colleghi imprenditori, che il ciclo virtuoso è già finito». Parole che indicano il pericolo di ricadere in una nuova fase di recessione. La Confindustria regionale chiede alla politica decisi interventi che possano comportare una rapida inversione di tendenza. È indispensabile potenziare gli strumenti finalizzati a favorire la ricerca e l’innovazione industriale, ma soprattutto è urgente potenziare le infrastrutture del territorio. Ciò favorirebbe l’esportazione, da sempre il punto di forza dell’economia industriale friulana. Calligaris non ha dubbi: solamente «le piccole e medie imprese che riusciranno ad inserirsi in filiere operanti sui mercati internazionali potranno sopravvivere e crescere; quelle che, invece, non sapranno allargare il proprio raggio d’azione al di fuori del mercato domestico sono a forte rischio di estinzione». Per superare la crisi e rilanciare lo sviluppo sembra non ci sia altra strada che l’internazionalizzazione delle imprese. Meta che potrà essere raggiunta se i territori sapranno fare sistema tra loro e integrarsi con il settore pubblico. Di qui l’importanza che anche la politica dei diversi comprensori non rimanga a guardare. Da oltre due anni continuiamo a ripeterlo anche a Gemona. L’amministrazione comunale ha il dovere di fare la sua parte, innanzitutto riunendo il consiglio comunale, che fino ad oggi non è stato coinvolto sui temi della crisi economica, nonostante le nostre richieste []. Miope è la politica che in situazioni di emergenza non sa ricercare la più ampia collaborazione per individuare le scelte possibili più condivise, efficaci e lungimiranti.

Quella “A” che fa preoccupare

martedì, 27 settembre 2011

Lettera A

Non è passato nemmeno un anno da quando il governatore del Friuli-vg Renzo Tondo organizzò una conferenza stampa per annunciare soddisfatto la conferma del rating “A+” da parte di Standard & Poor’s []. Si trattò, a detta del presidente, di «un risultato che dimostra come […] la nostra [sia] una Regione solida, virtuosa, finanziariamente con i conti a posto, in grado di assumersi le responsabilità politiche che le competono in questa fase delicata e di contribuire, nello stesso tempo, al risanamento della finanza pubblica così come indicato dal Governo nazionale». Ieri invece la brutta notizia: l’agenzia ha declassato il rating del Friuli-vg da “A+” ad “A”, con outlook negativo. Non tutta la responsabilità ricade sulle scelte della giunta regionale, certo, ma è un segnale. Un segnale di come siano effimere certe affermazioni della politica, se non supportate da azioni efficaci e chiare negli obiettivi e nelle scelte. Un segnale che ci dice di rischi e di certezze per il futuro. Il rischio sarà quello che i conti continuino a peggiorare se non si interverrà con decisione sulla spesa e se non si metteranno in atto solide riforme, quella sanitaria innanzitutto. La certezza è quella che per gli anni a venire ci saranno meno risorse per gli enti locali. Da cui discende la necessità di calibrare con oculatezza gli interventi, definendo con chiarezza le priorità ed evitando spese inutili o inessenziali per il «benessere» delle nostre comunità. Un monito che va in primo luogo indirizzato nei confronti dei comuni, alcuni dei quali, come quello di Gemona, mancano di una visione e di una progettualità di ampio respiro nella gestione delle risorse. È tempo di dotarsi di strumenti più sofisticati di analisi delle reali condizioni economiche e sociali in cui vivono i cittadini. E soprattutto è tempo di mettere insieme tutte le forze di cui disponiamo e di farle fruttare, evitando di ritenere che solo il proprio punto di vista sulla realtà sia quello più giusto e utile. L’arroganza del «ghe pensi mi» ci ha portato già troppo in basso.

«La ripresa è ancora lontana»

mercoledì, 14 settembre 2011

Lunga strada

«La ripresa è ancora lontana». Sono parole del segretario locale della Cisl Franco Colautti, pronunciate alcuni giorni fa durante la presentazione dei dati sull’andamento dell’occupazione nell’Alto Friuli. Nel 2008 sono state attivate 680 mobilità, 976 nel 2009, 868 nel 2010. Nel primo trimestre del 2011 sono state 202. Meglio invece le assunzioni: nel primo trimestre del 2011 a fronte di 3.743 cessazioni (compresi i pensionamenti e i contratti a termine) si sono avute 4.369 nuove assunzioni. Secondo i dati forniti dalla Cisl, a soffrire di più sono le imprese edili e metalmeccaniche, due settori su cui la crisi si è abbattuta con maggiore intensità.
«Occorre intervenire con azioni strutturali forti e determinate» ha detto Colautti. Condividendo le posizioni del segretario della Cisl, constatiamo con preoccupazione l’incapacità della politica di mettere in campo azioni organiche ed efficaci che aggrediscano con decisione la crisi. Se la situazione è complessa e gli enti locali non sempre possiedono le risorse e le deleghe per intervenire in campo economico, è anche vero che mancano nuove idee e soprattutto il coraggio di assumere decisioni, magari impopolari o rischiose, ma che vadano nella direzione del cambiamento e delle riforme strutturali.
L’economia, lo stiamo scoprendo amaramente in questo momento di crisi, non è solo finanza, ma anche fiducia, responsabilità, impegno comune. Come sostengono molti analisti economici, abbiamo smarrito la “coesione sociale”; quella coscienza collettiva che induce ciascuno a un impegno nel quotidiano a favore della propria comunità. Solo da uno sforzo comune e condiviso può nascere una società più equa e più giusta. È su questo fronte che gli enti locali dovrebbero investire e giocare la propria parte, contribuendo a (ri)generare un senso di appartenenza solidale e a costruire ponti fra le forme sociali ove si svolge la personalità di ciascuno, come recita la Costituzione italiana.