Archivi per la categoria ‘Immigrazione’

Vita immigrata

mercoledì, 11 maggio 2011

Ragazza africana

Con la crescita dei fenomeni migratori nel nostro Paese, si è assistito all’aumento delle interruzioni volontarie di gravidanza tra le donne immigrate. Il tasso di abortivà tra di esse è infatti del 26,5 per mille a fronte del 7 per mille delle cittadine italiane. Secondo alcune indagini, l’aumento sarebbe da attribuirsi a una scarsa conoscenza della fisiologia della riproduzione e dei metodi per una procreazione responsabile. Per far fronte a questo problema, la Regione Friuli-vg, con una recente delibera, ha aderito al progetto per la «Prevenzione delle interruzioni volontarie di gravidanza tra le donne immigrate», promosso dal «Centro nazionale per la prevenzione e il controllo delle malattie» del Ministero della salute. Tre gli obiettivi che l’iniziativa si propone: la formazione degli operatori sanitari per migliorare il contatto con le pazienti straniere; la sperimentazione di percorsi che accrescano l’accessibilità e l’utilizzo dei servizi sanitari da parte delle donne immigrate; un’attività di informazione capillare e di agevole comprensione. Per la divulgazione delle informazioni verranno coinvolte in modo particolare le stesse comunità di immigrati. Fondamentale sarà anche il coinvolgimento delle associazioni di volontariato sparse sul territorio, ritenute preziose per il loro patrimonio di esperienze e di relazione diretta con le persone. Per quanto riguarda Gemona, da alcuni anni è operante il «Centro aiuto alla vita», che, accanto al Servizio sociale dei Comuni, mette in atto azioni di informazione e di prevenzione. Un’associazione da sostenere. Ci auguriamo che la Regione, aderendo al progetto ministeriale, sappia valorizzare al meglio chi, nella dimensione della gratuità e della solidarietà, sta già compiendo un servizio così delicato e utile.
[QUI il progetto]

L’italiano è una lingua, non un muro

venerdì, 14 gennaio 2011

Muro

Nella Costituzione italiana la parola «lingua» compare una volta sola, all’art. 3, dove si afferma che nessuno può essere discriminato in base ad essa, e all’art. 6, a sancire la tutela delle minoranze. È chiaro che i padri costituenti non intendevano costruire l’idea di «cittadinanza» a partire dalla lingua, che è una dimensione importante, ma non determinante per definire l’appartenenza allo status di cittadino. La Repubblica e lo Stato non si fondano sulla lingua italiana. Tanto più se teniamo conto che molti nostri concittadini, in base allo ius sanguinis, sono italiani solo in quanto figli di italiani, mentre magari vivono all’estero da sempre e parlano solo lo spagnolo, l’inglese o il tedesco.
Risulta dunque iniquo e perverso il recente decreto del Ministero dell’Interno che introduce un test obbligatorio di lingua italiana per gli stranieri che vogliono ottenere il permesso di soggiorno di lungo periodo. Il test potrà essere sostenuto solamente da chi risiede in Italia da almeno 5 anni e che abbia compiuto i 14 anni di età. Pare sarà un test relativamente facile, ma che tuttavia solleva numerosi interrogativi. È ovvio che il processo di integrazione passa anche attraverso la comprensione reciproca e la conoscenza della lingua del Paese di accoglienza, ma non si vede perché ciò debba tradursi in una vera e propria «selezione». Ci sembrano le solite manifestazioni di facciata per nascondersi dietro all’incapacità di promuovere politiche di integrazione di lungo periodo, come fanno molti altri Paesi europei.
I cittadini immigrati in Italia sono ormai oltre il 7%. Anche a livello locale è ora di prendere più sul serio questo dato e intervenire con più decisione nelle politiche di sostegno agli stranieri. I servizi sociali dei nostri comuni già lo stanno facendo, spesso in silenzio e senza la piena consapevolezza di molti amministratori. Una consapevolezza che dovrà crescere e tradursi in più efficaci azioni politiche se vogliamo far fiorire la ricchezza di queste persone che hanno deciso di condividere i loro percorsi di vita accanto a noi.

Sic et simpliciter

venerdì, 26 febbraio 2010

Ratchis_01

Ha del grottesco che anche noi in Friuli, da sempre – proprio da sempre – terra di rimescolamenti etnici, culturali e anche genetici, e terra di emigrazione, dobbiamo combattere la «banalità del male» di coloro che vogliono negare diritti all’«altro». A quell’«altro» che viene a chiedere ospitalità, come i nostri nonni la chiesero fino a 40/50 anni fa in giro per il mondo. In questi giorni, l’abbiamo già scritto [], se ne discute sulla stampa e nel mondo politico. Alcuni esponenti della Lega Nord vogliono negare i diritti fondamentali della persona. Diritti fondamentali quali la tutela della salute. E quindi ne parliamo e segnaliamo iniziative che sostengono il nostro punto di vista. Come quella che si terrà stasera ad Artegna in sala consiliare alle 20.30. La parrocchia, con il patrocinio dell’Amministrazione comunale, ha invitato sul tema Paolo Menis, consigliere regionale del PD, e Pierluigi Di Piazza, responsabile del centro «Balducci» di Zugliano. Queste – a nostro avviso – sono le sinergie e le collaborazioni con le realtà sociali, culturali e religiose che la politica locale dovrebbe sostenere e valorizzare. Crediamo che i diritti umani siano prerogativa di tutti e di ciascuno. E vadano tutelati e garantiti. Sic et simpliciter.
[QUI il volantino dell’iniziativa]

[Immagine: particolare dell’altare di Ratchis, VIII sec., Cividale]

Il prossimo tuo come te stesso

giovedì, 18 febbraio 2010

Immigrati_02

L’Altro fa paura. La diversità fa paura. Soprattutto quando oltrepassa i limiti che le abbiamo imposto. Ad esempio quando gli immigrati aumentano di numero e sgretolano le nostre sicurezze. Fisiche, culturali, psicologiche. È umano aver paura dell’Altro. Ma è umano anche combattere, con le forze della ragione e del cuore, le nostre paure. Guardarle in faccia e convertirle, con pazienza e tenacia, in azioni di tolleranza e di accoglienza. Per fare questo è importante attraversare percorsi di conoscenza e di formazione. Come sta proponendo in questi giorni il Gruppo Missionario della Parrocchia di Gemona, che ha in programma due appuntamenti sul tema dell’Altro, in collaborazione con il Coordinamento delle Associazioni e con la Cineteca.
Questa sera, giovedì 18 febbraio, alle ore 21.00 al Sociale verrà proiettato il film «Il prossimo tuo». Narra le storie di tre persone che per motivi diversi temono l’altro, e attraverso queste paure manifestano la stretta comunione e somiglianza che c’è tra loro.
Sabato 20 febbraio, alle ore 20.30 presso il Centro parrocchiale di via Salcons, si parlerà del «volto dell’altro» attraverso la riflessione di Emmanuel Lévinas, filosofo lituano che ha posto al centro della sua ricerca l’alterità, fino a sostenere che noi stessi, la nostra più intima identità, nasce dal riconoscimento del «volto» di chi ci sta accanto. Interverrà Gianluca De Gennaro, cofondatore della Bottega del Commercio Equo e Solidale di Gubbio, presidente dell’Associazione Civiltà Etica, responsabile dell’Ufficio del Comune di Gubbio per la Cooperazione Internazionale e l’Economia Solidale.

Disobbedite quella legge in nome della fede e dei diritti umani

domenica, 9 agosto 2009

Bambino01

Ieri sul settimanale della Diocesi di Udine “La Vita Cattolicamons. Giuseppe Benvegnù-Pasini, già direttore della Caritas Italiana e attuale presidente della Fondazione Zancan di Padova, ha risposto a una recente quanto indecente interpellanza del capogruppo della Lega Nord in consiglio regionale, Danilo Narduzzi, che chiedeva di chiudere gli ambulatori che in Friuli-V.G. assicurano assistenza sanitaria agli immigrati clandestini, in base alle nuove disposizioni governative.
Il testo della lettera, cui non servono commenti:

«La recente legge sulla sicurezza rivela tutto il suo volto disumano e discriminatorio, che molti paventavano.
Vorrei ricordare semplicemente che l’assistenza agli infermi, a tutti indiscriminatamente, compresi i nemici, costituisce una delle Opere di misericordia, raccomandata dal Vangelo e dalla tradizione ebraico-cristiana.
Analoga proibizione era uscita, durante la seconda guerra mondiale, da parte delle forze nazi-fasciste, nei confronti degli Ebrei. Molti cristiani e uomini di buona volontà si opposero a questa norma e pagarono con la vita la fedeltà alla propria fede e alla propria coscienza.
Sono certo che le Caritas Diocesane, impegnate in questo servizio umanitario, nel caso in cui questa proposta fosse ratificata dagli organi competenti, si chiederanno se fare pubblicamente obiezione di coscienza e continuare il loro servizio, in nome della fede e della difesa dei diritti umani».

Questa l’email del capogruppo Danilo Narduzzi, per coloro che volessero comunicargli le loro opinioni: danilo.narduzzi@regione.fvg.it.