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San Michele in rete

giovedì, 6 dicembre 2012

San Michele

Una buona notizia, seppure ancora circoscritta e da verificare in fase attuativa, per l’ospedale “San Michele” e per Gemona. Ieri sera, durante l’approvazione in Consiglio regionale della Riforma sanitaria voluta dal governatore Renzo Tondo, è stato accolto un emendamento – appoggiato in modo trasversale da Sasco e Venier Romano dell’Udc, da Baritussio da oggi indipendente nel Gruppo del Pll, da Baiutti e Della Mea del Pd e subemendato dall’assessore alla salute Ciriani – che riformula l’elenco degli ospedali di rete del Friuli-vg: Gemona con Tolmezzo, San Daniele, Cividale, Palmanova, Latisana andrà a formare un unico polo ospedaliero costituente una unica struttura operativa aziendale.
La Riforma, che prevede la riduzione da sei a tre aziende sanitarie, è stata approvata con 28 sì della maggioranza di centrodestra e 21 voti contrari. Favorevoli i consiglieri del Pdl, Lega Nord, Udc, Pensionati e di Aquini e Ballaman del Gruppo Misto. Contrari i componenti del Partito Democratico, Idv, Sinistra Arcobaleno, Cittadini e Un’altra regione.

Uniti per la salute

mercoledì, 26 settembre 2012

Nodo

Un consiglio comunale all’insegna dell’unità e del dialogo quello che si è svolto ieri sera a palazzo Boton. Cosa rara per la politica gemonese, perennemente divisa tra schieramenti e personalismi vecchi e nuovi. In discussione c’era l’ordine del giorno in difesa dell’ospedale di Gemona e del diritto alla salute nel nostro territorio. Il testo, uscito dal lavoro della conferenza dei capigruppo, nasce dall’accordo tra le istanze della maggioranza e quelle delle opposizioni in consiglio comunale.
Lo pubblichiamo QUI in anteprima.
Durante la presentazione dell’ordine del giorno, il sindaco Paolo Urbani ha dichiarato che la difesa del “San Michele” passa innanzitutto dal suo inserimento tra gli “ospedali di rete”. «Quella è la madre di tutte le battaglie – ha affermato Urbani – da qui ne usciamo vinti o sconfitti una volta per tutte. Nel momento in cui all’ospedale di Gemona non venisse riconosciuta la qualità di “ospedale di rete”, è chiaro che per esso il destino sarebbe segnato». Il sindaco si è comunque dimostrato fiducioso, «perché in questo momento stiamo dimostrando, sia con i numeri, sia con la volontà da parte della Regione, che esistono spazi di manovra. Il nostro ospedale continua ad essere un punto di riferimento non solo per Gemona e il Gemonese, ma anche per tutta una serie di Comuni contermini che trovano qui le risposte alle loro esigenze».
Nonostante dalle parole del sindaco sia emersa la consapevolezza che la riforma sanitaria di Tondo produrrà un depauperamento del nostro territorio, Urbani non ha voluto (o non ha potuto) sferrare un diretto attacco alla giunta regionale. Lo ha fatto invece il nostro consigliere comunale Sandro Venturini, riaffermando alcune considerazioni che stiamo esponendo da tempo su questo blog [1.►, 2.►, 3.►]. Per il consigliere di Con Te Gemona, «la riforma sanitaria è, al momento, una scatola vuota. Rispetto al destino del Gemonese, i documenti regionali dicono ancora troppo poco: sappiamo soltanto che avremo un’azienda unica provinciale, perderemo la sede della nostra azienda sanitaria – questo dato è ormai certo –, rischiamo di perdere la sede del distretto, e infine il “San Michele” rimane sub judice». «È arrivato il momento – ha affermato Venturini – di una svolta definitiva. Dopo 18 anni è giusto che la politica regionale si assuma le proprie responsabilità e dica una parola certa rispetto al destino dell’ospedale, in modo da offrire un futuro a una struttura che in questi anni si è dimostrata assolutamente efficiente ed efficace». Infine, «se si dovranno imporre dei tagli, andranno fatti tutti insieme, in modo equo. E prima di mettere mano ai tagli in sanità – e la mia non vuole essere facile demagogia – la politica deve ridimensionare i propri privilegi e le proprie posizioni di rendita».

Per il mantenimento dell’ospedale di Gemona. Per una sanità migliore

lunedì, 17 settembre 2012

Medico
[di Sandro Venturini]

La proposta di riforma della Sanità regionale da poco presentata dal governatore Tondo è davvero un contenitore vuoto! La giunta regionale non ha avuto nemmeno il coraggio di dare finalmente una soluzione certa all’annosa questione del nostro Ospedale. Per questo, nell’Ordine del Giorno che discuteremo in un prossimo Consiglio Comunale, chiediamo al Presidente Tondo la modifica chiara dell’articolo 21 della Legge Fasola: se non ora quando? È il momento che i politici regionali ci dicano chiaramente, e lo scrivano sulla nuova legge, se hanno la volontà di riportare il nosocomio gemonese alla dignità di ospedale di rete oppure chiariscano quale sarà il suo destino. Sono lì per questo, per decidere, per assumersi le responsabilità, par dare un governo alla sanità della Regione. Beghe elettorali e tatticismi politici non servono a migliorare la Sanità per i nostri cittadini.
Ci auguriamo, inoltre, che questa sia l’occasione per rivendicare un ruolo più determinante per le amministrazioni locali nella programmazione sanitaria regionale, ripristinando il voto alla Conferenza dei Sindaci: per affermare che i risparmi non devono colpire la salute dei cittadini, ma gli sprechi, i doppioni, gli stipendi dei “baroni”; per assicurare la dichiarata volontà di perseguire l’integrazione socio-sanitaria, mediante il mantenimento del modello organizzativo che prevede la delega della gestione dei Servizi Sociali e della Disabilità all’Azienda Sanitaria; per garantire servizi sanitari che rispondano alle specifiche esigenze del territorio dell’Alto Friuli (in tal senso andrà mantenuta distinta, per singoli ambiti territoriali omogenei, l’osservazione dei dati socio-sanitari ed epidemiologici e programmata l’offerta in funzione di questi ultimi). Infine, auspichiamo che questa riforma sanitaria nasca da un’ampia partecipazione e condivisione, con l’ascolto delle amministrazioni comunali, delle rappresentanze sociali, nonché dei comitati di cittadini, espressione dei diversi territori regionali. Tutte questioni che Tondo ha finora evitato di affrontare.

Il Friuli non gioca a dadi

venerdì, 17 agosto 2012

Dadi

Il gioco d’azzardo non conosce la crisi. Anzi, sociologi e psicologi sostengono che vi sia una relazione inversa fra condizione economica di un Paese e crescita del settore. Stando ai dati della Banca d’Italia, si può evincere che il settore dei giochi d’azzardo ha visto un incremento dal 2003 al 2011 da 15 a 80 miliardi di euro, con circa 800 mila italiani affetti da ludopatia. Coloro che frequentano le sale da gioco, in tempo di crisi economica tendono paradossalmente a rischiare i propri soldi tentando ancora di più la fortuna, piuttosto che rinunciare a queste forme rischiose di guadagno, o, meglio, di perdita di denaro, di tempo, e spesso di salute a causa della dipendenza psicologica che creano. Abbiamo accolto pertanto con grande piacere il fatto che la III Commissione del Consiglio Regionale, presieduta da Giorgio Venier Romano (Udc), abbia presentato una legge per limitare e regolare il gioco d’azzardo. Una proposta, intitolata “Disposizioni per l’accesso consapevole e responsabile al gioco lecito”, che ora dovrà essere approvata dal Consiglio regionale. Al più presto, come ha auspicato in questi giorni il consigliere del PD Paolo Menis, che ha sollecitato la giunta Tondo affinché inserisca l’articolato nel prossimo ordine del giorno del Consiglio.
«Al rientro dalla pausa estiva – ha dichiarato Menis – è assolutamente necessario che venga discussa la proposta di legge sull’accesso al gioco lecito al fine di dare un sostegno agli enti locali che, diversamente, si troverebbero soli a contrastare un fenomeno dalle pesanti ricadute sociali».
La legge, condivisa da maggioranza ed opposizione, prevede norme particolarmente severe. Le sale da gioco non possono essere collocate vicino a istituti scolastici di qualsiasi grado, centri giovanili, strutture operanti in ambito sanitario o socio-assistenziale per un raggio di 300 metri. La distanza, a dir la verità, non è molta, ma il principio che introdce è invece della massima validità nel contrastare quella che sta diventando una vera piaga sociale. Il testo, inoltre, prevede il divieto di qualsiasi pubblicità relativa all’apertura o all’esercizio di sale da gioco. E gli esercizi in cui vi sia l’offerta di questi giochi devono esporre all’ingresso e all’interno dei locali del materiale informativo predisposto dalle Aziende per i Servizi Sanitari. L’approvazione della legge, a detta del consigliere Menis, è urgente anche per far sì che non ci sia una «proliferazione di disposizioni a livello locale», e per dare in tal modo «uniformità all’intero settore».
Alla domanda che Dostoevskij poneva nel suo romanzo Il Giocatore: «E perché il gioco sarebbe peggiore di un qualsiasi altro mezzo di far denaro, per esempio, magari del commercio?», è giunta l’ora di dare una risposta semplice e chiara: perché fa male, perchè è un cancro sociale. La politica, per il bene comune, e senza cadere in un esasperato proibizionismo controproducente, è chiamata a rispondere in modo tempestivo ed efficace con leggi che prevengano, curino e limitino il più possibile i danni sociali provocati da questa antica “malattia”.

Riforma Tondo: tanto tuonò che piovve

mercoledì, 8 agosto 2012

Nubi

Mercoledì scorso I agosto il sindaco di Gemona Paolo Urbani ha voluto incontrare i capigruppo in consiglio comunale. Si è trattato di un’occasione più unica che rara: in questi tre anni infatti si contano (scandalosamente) sulle dita di una mano le assemblee dei capigruppo. Si è discusso della proposta di Riforma sanitaria elaborata dalla giunta regionale [QUI la bozza con l’allegata relazione]. Dall’incontro è emersa la volontà del primo cittadino gemonese di predisporre un ordine del giorno da portare in consiglio comunale quanto prima per richiedere alla Regione di modificare la proposta di legge.
A nostro avviso sono troppi e troppo evidenti i limiti di questa riorganizzazione del Sistema Sanitario Regionale. Innanzitutto sui tempi: da oltre un anno sentiamo parlare di riforma, come cosa già fatta, adesso veniamo a sapere che a breve partirà l’iter ufficiale della legge, con il risultato molto probabile di uno scivolamento alla prossima legislatura (ma ci sarà ancora il centro destra al governo della Regione?). Poi sui metodi: la proposta di legge è stata portata in Giunta, ma ha incontrato il dissenso dell’Udc e molti mal di pancia. Un’altra partenza con il respiro (politico) già in affanno. Anche sui contenuti i limiti risultano evidenti: dopo che per mesi il governatore Tondo andava annunciando l’azienda unica regionale e nosocomi in rete inglobati dai mega-ospedali provinciali (quello di Gemona con Udine), ora si prevedono tre aziende sanitarie con annessi gli ospedali di rete. Di fatto si tratta dell’assetto istituzionale previsto dalla giunta Illy cinque anni fa, ma senza alcun indirizzo programmatico e senza un riassetto complessivo. E ancora: nessuna revisione della rete ospedaliera (sembra mancare il coraggio di intervenire sul famigerato articolo 21 della Legge Fasola, che ha decretato la fine di alcuni ospedali territoriali); nessun riferimento al ruolo dei Sindaci e della conferenza dei Sindaci, a cui è stato espropriato il voto sulla programmazione sanitaria; nessun funzionale sistema di governance della salute e programmazione e controllo; nessun meccanismo operativo per mettere in atto il modello di integrazione socio-sanitaria; nessun efficace sistema di razionalizzazione degli acquisti. E infine nessuna seria revisione della spesa, con concrete simulazioni per valutare l’impatto della Riforma sulle risorse regionali: quanto il nuovo assetto farà risparmiare e su quali capitoli del bilancio sanitario?
In poche parole, ciò che emerge dalle poche righe che possiamo leggere nella proposta di legge è che si tratta ancora di un contenitore vuoto, in cui hanno pesato di più le logiche di piccolo cabotaggio, piuttosto che una visione di prospettiva che possa garantire un servizio sanitario efficiente, efficace ed equo. Con questa proposta di legge, Tondo sembra aver toccato il fondo: incapacità totale di prospettiva e di governo.
Per quanto riguarda Gemona, ci rallegriamo che il Sindaco abbia voluto convocare i capigruppo su un tema così determinante per il “benstare” dei cittadini del nostro territorio. Ci auguriamo che ne esca un ordine del giorno utile a riportare il “San Michele” al rango di “Ospedale di rete”, ancorandolo al Distretto socio-sanitario e ai bisogni locali di salute, ma ci auguriamo altresì che sia un’occasione per rivendicare un ruolo più determinante per le amministrazioni locali e per affermare che i risparmi non devono colpire la salute dei cittadini, ma gli sprechi, i doppioni, gli stipendi dei “baroni”. Tutte questioni che Tondo ha finora evitato di affrontare.

Fondo Pecol, terreni sociali

lunedì, 6 agosto 2012

Disabile prato

A seguito del bando del 2011 il Comune di Gemona ha affidato per 15 anni alla Società agricola M.C.C. srl di Udine la gestione dell’ex colonia agricola “Sofia Pecol” di via Marzârs [].
La ditta aggiudicataria della locazione ha manifestato fin da subito la disponibilità, prevista dal bando, a collaborare con l’Azienda Sanitaria n. 3 al fine di accogliere persone con disabilità o che afferiscono ai servizi per la salute mentale, attraverso progetti di borse lavoro terapeutico/riabilitative. L’iniziativa risponde, anche se solo in parte, alle esigenze del Dipartimento di Salute Mentale e dei Servizi per persone con disabilità, che intendono offrire a soggetti svantaggiati l’opportunità di avvicinarsi a forme stabili e durature di occupazione professionale.
Lo strumento della borsa lavoro infatti non è un vero e proprio inserimento lavorativo, quanto un intervento rivolto a coloro che hanno concluso l’iter di istruzione o formazione, per i quali non è prevedibile l’immediato avviamento al lavoro tramite percorsi di tirocinio finalizzati all’assunzione.
Per avere in loco la possibilità di completare il percorso, e giungere ad offrire occasioni di autentici inserimenti professionali, l’Azienda Sanitaria ha richiesto al Comune di Gemona la possibilità di poter gestire direttamente una porzione del Fondo Pecol di circa 10.000 metri quadri. La superficie verrà affidata quindi a cooperative sociali, esperte di agricoltura, di tipo “B”, cioè che offrono lavoro a persone svantaggiate.
La “vicenda Pecol” ha avuto un iter complesso e piuttosto accidentato, per questi e per altri motivi connessi alla gara, che hanno provocato notevoli tensioni all’interno della maggioranza in consiglio comunale. Ora confidiamo che i problemi trovino una soluzione positiva e che i terreni di via Marzârs possano davvero costituire un’opportunità di integrazione e di promozione umana e sociale.
[QUI le aree della Ex colonia “Pecol” affidate all’Azienda Sanitaria e alla Società agricola M.C.C. srl]

La battaglia della cicogna

lunedì, 16 luglio 2012

Cicogna

La “Cicogna”, storico comitato che si batte da anni per la difesa dell’ospedale “San Michele”, sta di nuovo affilando le armi. E lo fa attraverso un’appassionata richiesta rivolta al sindaco Paolo Urbani e a tutti i consiglieri comunali di Gemona a che approvino un Ordine del giorno nel prossimo consiglio comunale. Nel documento si ricorda che «da tempo il Presidio Ospedaliero di Gemona subisce una subdola e sistematica politica aziendale di depauperamento di funzioni e servizi, a favore del nosocomio tolmezzino», politica che sarà oltremodo aggravata se entrerà in vigore la Riforma Sanitaria ventilata dal governatore Tondo. Il nosocomio gemonese – secondo la “Cicogna” – «a buon diritto, visti i suoi numeri, dovuti anche alla forte attrazione che esercita verso aree limitrofe e i servizi erogati […], non può essere considerato il fratello minore del San Antonio [ospedale di Tolmezzo, ndr]». Tanto più se si mette conto che «gli attuali servizi erogati sono il minimo indispensabile per la popolazione del Gemonese e di una parte dell’area montana».
Di qui la richiesta di approvare i 10 punti dell’Ordine del giorno in cui il comitato chiede «l’immediato ripristino dell’Ambulatorio Oncologico», poi, che «il San Michele non diventi il vaso di coccio tra i vasi di ferro e questa fondamentale struttura non venga trasformata, come si tenta da anni, in un semplice poliambulatorio o in un centro di Distretto, perdendo quindi le attuali funzioni ospedaliere per acuti» e soprattutto chiede una serie di azioni politiche nei confronti della Regionale, dei sindaci del territorio (compresi quelli del Tarcentino), dei vertici dell’Azienda sanitaria.
Ora la palla passa al sindaco Paolo Urbani che dovrà decidere se e quando inserire l’Ordine del giorno nel calendario dei lavori del consiglio comunale. Un’ampia e approfondita discussione pubblica sul futuro della sanità (e della salute in genere) nel Gemonese è più che un’urgenza. È una questione di diritti fondamentali che abbiamo l’obbligo di esaminare nel massimo organo democratico della nostra realtà locale. “Con te Gemona”, come tutte le altre volte, sarà presente con il proprio contributo di proposte e di idee.
[QUI il testo dell’Ordine del giorno della “Cicogna”]

Numeri

domenica, 24 giugno 2012

Numeri

Dati inerenti alla campagna straordinaria di vaccinazione contro la Tbe effettuata a favore dei cittadini dell’Alto Friuli, e in particolare dei residenti nel comune di Gemona, conclusa il 31 marzo scorso.

Dosi vaccino somministrate
in Alto Friuli nel 2011
9.183
Dosi vaccino somministrate in Alto Friuli
nei primi 3 mesi del 2012
2.000 ca
Nuovi casi di infezione da encefalite da
zecca registrati nel 2011 in Alto Friuli
Nessuno