Archivi per la categoria ‘Società’

All the things you are

domenica, 31 marzo 2013

«And some day I’ll know that moment divine when all the things you are, are mine».
[All the Things You Are (1939), di Jerome Kern (musica) e Oscar Hammerstein (parole) interpretata dal trio del pianista statunitense Ahmad Jamal (Monaco 1993)].

Buine Pasche di dute la Redazion di Con Te Gemona.

Tappi, bollicine e fuochi artificiali sono finiti

lunedì, 31 dicembre 2012

Cassa vuota

Una fine dell’anno all’insegna della sobrietà per i Comuni del Gemonese. Doveva essere una tradizione di lungo corso, è durata invece solo 3 anni. Il veglione intercomunale di San Silvestro oggi non ci sarà. Dopo Gemona [], Osoppo [] e Artegna [] le amministrazioni comunali hanno pensato di non dare continuità all’iniziativa. Sarà la crisi, sarà la mancanza di affiatamento istituzionale, sarà che i cittadini sono ormai stanchi di vedere scialacquare i loro soldi per festini e fuochi d’artificio. Qualcuno rimpiangerà il veglione, momento di visibilità per qualche sindaco o assessore. Qualcun altro invece, consapevole che ben altre sono le priorità dell’oggi, lo leggerà come un positivo segno dei tempi, un ritorno dell’ente pubblico a più prosaiche ma più dignitose funzioni.
A tutti coloro che seguono il nostro blog rivolgiamo i migliori auguri per un 2013 nel segno della serenità e della speranza.

Gemona, città del presepe

lunedì, 24 dicembre 2012

Natività

Tempo d’avvento, tempo di presepi. La tradizione si rinnova alla scuola “Santa Maria degli Angeli” di Gemona, dove da più di dieci anni gli studenti hanno dato vita a un percorso di condivisione e riflessione sul significato del Natale denominato “Progetto Presepio”. L’idea è semplice: invitare personaggi più o meno famosi a dipingere una piccola statua di gesso da inserire all’interno del presepe, che nel corso degli anni è cresciuto sempre più, fino a raggiungere i diecimila elementi, provenienti da tutti i continenti.
Un piccolo gesto, un po’ di colore e la voglia di stare assieme per abbattere, in senso metaforico, le barriere politiche, religiose e geografiche, facendo così comprendere agli alunni della scuola il senso della dignità e dell’uguaglianza nella diversità.
Personaggi noti nel mondo dell’arte, della politica, stampa, televisione, sport e scienza ogni anno si dilettano in mezzo ai ragazzi e ai numerosissimi amici locali. Un messaggio di pace e di dialogo culturale. Il presepe, che quest’anno ha come titolo “Siamo comunità di pace”, sarà visitabile fino al 31 gennaio 2013 presso la scuola di Santa Maria degli Angeli in via Dante.
Il presepe è inoltre inserito all’interno dell’itinerario “Percorso presepi” che vede numerose installazioni, tra le quali “I mille presepi di Don Gastone” presso le sale d’Aronco di Palazzo Elti, (aperto dal 21 dicembre 2012 al 31 gennaio 2013), il presepe del Duomo, quello del Santuario di Sant’Antonio (aperto dal 25 dicembre al 2 febbraio 2013), della chiesa di San Rocco e quello presso la chiesa Parrocchiale di Santo Spirito di Ospedaletto realizzato dal Borc Taviele.[ap]

Il nuovo Piano di Zona: una comunità responsabile, uno sviluppo solidale

mercoledì, 10 ottobre 2012

Comunità
[di Sandro Venturini]

Il Piano di Zona è il principale documento di programmazione dei servizi di promozione e protezione delle persone, riferiti alle singole comunità locali. È uno strumento che viene elaborato con il contributo di riflessioni, idee e proposte dei molteplici attori sociali presenti sul territorio, chiamati a definire insieme i servizi e gli interventi socio-sanitari del prossimo triennio.
Nella prospettiva dell’imminente redazione del Piano di Zona 2013-2015 dell’ambito distrettuale del Gemonese, del Canal del Ferro e della Val Canale, come lista civica in consiglio comunale ci sentiamo in dovere di condividere alcune riflessioni e di avanzare alcune proposte.
Nell’attuale contingenza storica le diseguaglianze sono in drammatico aumento: la ricchezza si concentra sempre più nelle mani di pochi, mentre molte famiglie scivolano inesorabilmente sotto la soglia di povertà; le nuove generazioni, nonostante una maggiore istruzione e disponibilità di tecnologie rispetto alle precedenti, trovano grande difficoltà a ottenere un’occupazione stabile; chi arriva nel nostro paese da nazioni più svantaggiate, in cerca di un futuro migliore, spesso non trova risposte alle proprie speranze e va ad ingrossare l’area del disagio; il malessere incide sulla salute (soprattutto psichica) di molte persone e spesso sfocia nelle dipendenze (ora anche da gioco d’azzardo).
L’attuale profondo stato di crisi non è legato soltanto a criticità del sistema economico. ma affonda le sue radici in un “declino” etico e di relazioni. Come sostiene il sociologo italiano Giuseppe De Rita: «è necessario ricreare la dimensione relazionale, nelle istituzioni, nel welfare, nel lavoro».
Va da sé allora che una efficace politica sociale dovrebbe mirare prima di tutto a far crescere il senso di comunità e dovrebbe incidere realmente sul modo di “vivere insieme”. Se da un lato diventa importante farsi carico responsabilmente del bisogni di chi fa più fatica, con interventi di sostegno mirati, dall’altro andrebbero costruite opportunità di sviluppo, creando per tutti le possibilità di “camminare con le proprie gambe”, esprimendo il meglio di quanto ciascuno può dare. Dobbiamo sforzarci di ricostruire un tessuto sociale più solidale, in grado di ridare senso e fiducia a chi l’ha smarrita.
Per questo proponiamo di attivare un grosso lavoro nelle scuole, nelle associazioni, nei luoghi di aggregazione, per sviluppare e sostenere interventi che amplifichino la “cittadinanza attiva” e la “cultura della responsabilità”. Vanno altresì costruite o rafforzate reti stabili tra istituzioni, imprenditoria, terzo settore, per delineare una visione comune del futuro delle nostre comunità e dare corpo agli interventi di sostegno e di sviluppo, anche in forme innovative, come ad esempio l’economia solidale.
Dal punto di vista operativo, poi, è necessario conoscere in maniera approfondita le peculiarità del territorio: capirne le dinamiche sociali, economiche, di salute e per programmare quindi azioni mirate. Al riguardo proponiamo di costituire un osservatorio permanente che consenta una lettura integrata dei bisogni e che produca strumenti di analisi sociale quali il “Profilo di comunità”.
Riteniamo infine importante che anche i Comuni dell’Alto Friuli (Gemona in primis) aderiscano al progetto “Città sane”: una rete di comuni che lavorano nell’ottica della costruzione del benessere sociale mediante l’attuazione di politiche favorevoli alla salute in tutti gli ambiti: pianificazione territoriale, alimentazione, ambiente, commercio, educazione, industria, lavoro, mobilità.
Ecco allora che il Piano di Zona diventa un’importante occasione per riflettere su questi aspetti e per affrontare insieme i temi cruciali dello sviluppo delle comunità locali nell’ottica della responsabilità condivisa.
[QUI le proposte al Piano di Zona 2013-15 elaborato da "Con Te Gemona"]
[QUI “Elementi per un Profilo di comunità” elaborato dal Servizio sociale dei Comuni]

E mi sono svegliato

domenica, 8 aprile 2012

«Sì, era la morte. Io sono morto – e mi sono svegliato. Sì, la morte è un risveglio». (Lev Tolstoj, Guerra e pace)

Buona Pasqua da Con te Gemona.

[Musica: J.D Zelenka (1679-1745), Missa Votiva ZWV 18, “Et resurrexit”]

Oltre l’individualismo verso nuovi stili di vita

giovedì, 22 dicembre 2011

Mani
[di Sandro Venturini]

Lo scorso 15 dicembre ho avuto modo di partecipare all’incontro voluto dall’arcivescovo di Udine Andrea Bruno Mazzocato con gli amministratori locali. Un appuntamento importante per tutti coloro, credenti e non credenti, che ritengono la voce della Chiesa locale un contributo autorevole per affrontare le sfide future delle nostre comunità. Mazzocato non ha nascosto che ci troviamo in una «situazione drammatica a livello nazionale, europeo e mondiale» e si è chiesto con lucida concretezza quali siano le ragioni di «questa specie di cataclisma». Quello che stiamo vivendo è «un pesante tempo di prova che non nasce dalla casualità ma da scelte e comportamenti erronei che hanno impregnato la mentalità e i costumi di vita». Il riferimento al fallimento della politica italiana è evidente, come anche la necessità di una vera «conversione» e di una «inversione radicale di rotta». Sono tre le vie che il vescovo ha indicato per aprire nuove prospettive di speranza e di futuro.
1. L’individualismo che ha governato le dinamiche sociali e politiche degli ultimi decenni è stato un «tarlo che ha corroso i rapporti a tutti i livelli: tra persone, nelle famiglie, tra soggetti sociali, tra stati». In questo momento di crisi c’è il rischio che l’individualismo si accentui nella difesa dei particolarismi, dell’egoismo corporativo e che si alimentino «guerre tra poveri», a scapito di chi è più debole. Solo attraverso scelte e pratiche di solidarietà potremo superare i problemi, «senza perdere nessuno per strada; magari con qualche comodità in meno ma tutti assieme».
2. La società in cui viviamo è presa da una specie di «smania collettiva»: abbiamo voluto vivere al di sopra delle nostre reali possibilità economiche e ciò ha «sballato la gerarchia dei valori» degli individui e delle collettività. È urgente che ritroviamo «nuovi stili di vita», fondati su princìpi autentici che salvaguardino la dignità delle persone. I beni materiali sono mezzi, non fini; tali devono essere considerati e messi in subordine rispetto alla dimensione spirituale e culturale dell’uomo.
3. «Abbiamo un debito sempre aperto verso le future generazioni». Stiamo consegnando ai nostri figli un futuro di incertezza economica e meno possibilità di realizzazione professionale e sociale di quanto è stato concesso alle nostre generazioni. Un primo passo dovrebbe essere, almeno, la richiesta di perdono ai nostri ragazzi e giovani. Un atto difficile ma onesto, per cominciare a intraprendere nuove vie.
Credo che molti tra i politici presenti all’incontro con il vescovo Mazzocato si siano riconosciuti nella sua diagnosi e nelle linee indicate – su cui non posso dilungarmi qui – per incamminarci verso percorsi di cambiamento e di speranza. In quanto consigliere comunale, non posso poi non pensare anche al nostro “piccolo”, a Gemona. Anche la nostra cittadina avrebbe bisogno di un salto di qualità e di un cambio di mentalità nel modo di vivere i rapporti tra le sue diverse componenti, politiche, economiche, culturali e sociali. Questo tempo di crisi potrebbe davvero costituire un’occasione di ricostruzione di relazioni, di progetti, di iniziative verso orizzonti più equi, solidali e virtuosi.

Pensionati di oggi

venerdì, 18 novembre 2011

Anziano che ride

“La pensione? ce la sogniamo!”, affermano oggi molti trenta-quarantenni che non sanno né quando né come, e neppure se mai raggiungeranno l’agognato e sperato traguardo. Per ora qualcuno se la sta godendo, giustamente, e qualcuno un po’ meno. L’Inps regionale eroga attualmente 442.201 pensioni, con una spesa annua complessiva di 4 miliardi e 259 milioni di euro. Il pensionato medio del Friuli-vg, secondo il bilancio sociale 2010 presentato a Trieste il 19 ottobre scorso, ha un reddito mensile di circa 744 euro. Ma coloro che prendono la “minima”, con un importo medio di 436 euro, sono quasi centomila, il 22,6% del totale. Le pensioni di vecchiaia sono la maggior parte, il 55,4%, seguite da quelle ai superstiti, 24,1%, e di invalidità civile, pari all’11,8%. Il 60,5% delle pensioni va alle donne, ma con un importo mensile più basso degli uomini (43,4% della spesa). Secondo il bilancio sociale, infine, l’Inps regionale conta 382.271 lavoratori assicurati (294.494 dipendenti e 88.277 autonomi). Purtroppo, tra questi significativi dati, che riguardano coloro che hanno sudato una vita in fabbrica o nel cantiere, oppure anche in casa, ne mancano alcuni, quelli relativi alle pensioni d’oro, quelle dei politici o degli alti graduati dell’esercito. La lotta che la Lega Nord ha intrapreso in questi anni contro l’innalzamento dell’età pensionabile è stata del tutto inutile e ideologica. Tutti sanno, anche i leghisti, che l’età in cui andranno in pensione le prossime generazioni, e in tutta Europa, sarà di 67/68 anni. Una battaglia, però, sembra fin d’ora indispensabile e sacrosanta, quella per una più equa redistribuzione delle poche risorse che resteranno da dividere tra tutti coloro che alla pensione ci arriveranno. Speriamo sani, e ancora con tanta voglia di vivere. [gv]

+ Tip Top + Benessere

sabato, 27 agosto 2011

Tip Top
di Sandro Venturini

C’è stato un tempo, giusto l’altro ieri, in cui ci spiegavano che per stare meglio dovevamo spendere di più – anche molto di più – di quanto avevamo in tasca. Così noi, quando ci capitava di forare la ruota della bicicletta – come mi è capitato alcuni giorni fa -, sostuivamo la camera d’aria. L’intera camera d’aria per una sola foratura. Dimenticandoci dell’esistenza del Tip Top, il kit di riparazione: pezze gommate, raschietto e mastice. L’equazione era semplice: cambiare l’intera camera d’aria ci faceva risparmiare tempo e fatica, e in più alimentava il mercato. Sembrava così che tutti stavamo un po’ meglio. La camera d’aria bucata finiva invece in discarica. Solo in pochi se ne curavano.
Ora quel tempo e quella logica sono in declino. I conti non tornano. I soldi per le camere d’aria nuove scarseggiano. Le cataste di quelle bucate riempiono le discariche. Una nuova equazione si (ri)fa strada: ci teniamo la vecchia camera d’aria, acquistiamo il kit Tip Top, spendiamo di meno, lasciamo un mondo più pulito ai nostri figli. Una nuova logica, più sobria e responsabile nei confronti della natura. E davvero tutti stiamo meglio, più “leggeri”, meno schiavi della mentalità del consumo.