Archivi per la categoria ‘Storia’

La città dello sport senza sport

venerdì, 18 gennaio 2013

Sport

Una vetrina curata, dinamica, agevole nella navigazione. Il nuovo sito internet di “Gemona Città dello sport” è un buon prodotto per trasmettere un’immagine positiva e accattivante del progetto promosso dall’amministrazione comunale []. Ideato da Marco Da Rin Bianco, Marco Antonelli e Fulvio Romanin, illustra i partner coinvolti, i luoghi, le discipline e l’ospitalità del comprensorio. Sulla pagina d’apertura, in grande evidenza, Oscar Pistorius, testimonial attorno a cui ruota l’intera operazione, e l’artefice del progetto, il commercialista udinese Enzo Cainero. Per il nuovo sito il Comune di Gemona ha stanziato circa 6 mila euro.
Accanto alla prima percezione positiva, però, approfondendo i contenuti, emergono i dubbi che da sempre accompagnano l’intera iniziativa. Le discipline che vengono promosse dal sito sono nove: vela, tiro a volo, triathlon, orienteering, tiro a segno, volo libero, arrampicata, equitazione, montain bike. Solo 3 localizzate a Gemona. Rimangono fuori dal progetto gran parte degli sport che si praticano nel nostro comune e che potrebbero costituire motivo di promozione della città e dell’intero comprensorio. Non sono inclusi gli sport maggiori (calcio, pallacanestro e pallavolo). Non sono inclusi neppure sport minori come il tennis, il rugby, il tennis tavolo o le bocce, tutti assai praticati. Ma ciò che stupisce in modo particolare è l’esclusione dell’atletica e del nuoto. Nonostante Pistorius pratichi la corsa, si è pensato di tener fuori la sua disciplina e quindi di non promuovere le strutture del Polisportivo, per le quali il Comune ha investito centinaia di migliaia di euro. Lo stesso vale per la piscina. Una struttura che si rivolge all’intero bacino del Gemonese, per la quale sono stati spesi oltre 5 milioni di euro, e che oggi ha urgente bisogno di sostegno, economico e promozionale. E invece nemmeno una riga nel progetto di Cainero e nel nuovo sito web.
Ma che “città dello sport” è se gli “sport della città” non ci sono?

Crauti con boia

sabato, 25 agosto 2012

Corda impiccagione

Rievocazione storica e teatro nella suggestiva cornice dell’enoteca Al Centrâl di via Bini. Questa sera, sabato 25 agosto, a partire dalle 20.45 andrà in scena lo spettacolo «Un piatto di crauti con il boia» per raccontare la vicenda realmente accaduta di Leonardo Pitach e Giovanni di Plovia, pubblici e incalliti ladri che operavano a Gemona nel 1528. È un’altra delle storie trovate negli archivi della nostra cittadina. Ancora una volta protagonisti sono individui di condizione modesta, due “senzastoria”, rappresentanti di quella maggioranza di uomini che, in ogni tempo, hanno faticato per procacciarsi i mezzi per vivere, infilando in alcuni casi scorciatoie che li hanno condotti di fronte ad una giustizia inesorabile. Leonardo e Giovanni in carcere fanno conoscenza e pongono a confronto le loro esistenze. Intanto la corte di giustizia, presieduta dal capitano della Comunità, il nobile signore Gerolamo di Colloredo, dottore di diritto, formula la sentenza.
Curato dalla compagnia teatrale gemonese “Dreteledrôs” [], e introdotto dalla relazione di Elisa Della Mea, lo spettacolo è inserito all’intero del progetto “Nel tempo dell’Amalteo“, promosso dall’associazione archeologica “Valentino Ostermann” con la partecipazione della Pro Glemona.
[QUI la locandina dell’iniziativa]

I volti della Resistenza

venerdì, 20 luglio 2012

Romano Marchetti "Cino Da Monte"

Ci sono eventi storici che rimangono sospesi nel tempo, cristallizzati in un eterno presente, fatti paradigmatici che faticano a sedimentarsi per tradursi in memoria condivisa. Uno di questi è l’eccidio di Porzûs. Sono passati quasi 70 anni, eppure ciò che accadde alle malghe di Topli Uork ancora divide, assurgendo a emblema della frammentata identità italiana.
Di “Cosa è successo a Porzûs” si parlerà questa sera, venerdì 20 luglio, alle ore 20.45 presso l’auditorium San Michele. Interverrà il docente dell’Università del Friuli Paolo Strazzolini, che presenterà la riedizione del volume di Marco Cesselli Porzûs. Due volti della Resistenza (Aviani editore). Durante la serata, promossa dall’Associazione “Ostermann” e dall’assessorato alla cultura del Comune di Gemona, si farà luce sugli avvenimenti che portarono all’eccidio del ’44 attraverso una rigorosa ricostruzione dei fatti con «la libertà – sottolineano gli organizzatori – da ogni implicazione ideologica».

[Nella foto: Romano Marchetti, il partigiano tolmezzino “Cino Da Monte” già delegato politico della Brigata Osoppo e rappresentate della Giunta di governo della Zona libera della Carnia. Una gigantografia della foto di Danilo De Marco è stata presentata nel 2011 alla Biennale di Venezia presso il padiglione Italia]

Quel colpo di fucile. Che non partì

venerdì, 2 marzo 2012

Fucile Steyer Zaniboni 1925

4 novembre 1925. Un colpo di fucile poteva cambiare la storia. Il colpo non partì, ma la storia cambiò lo stesso. In peggio.
Questa sera, venerdì 2 marzo, alle ore 20.30 presso la sala consiliare di palazzo Boton verrà presentato il libro dello storico Dino Barattin dal titolo Tito Zaniboni e il complotto friulano per uccidere Mussolini.
Il volume narra la vicenda del primo dei falliti attentati al Duce organizzato dal socialista Tito Zamboni. Una vicenda intricata che incrocia le sorti di Buja, un piccolo paese friulano ai confini del (futuro) “Impero”. Una vicenda tragica. Tragica come la sorte successiva dell’Italia.
La presentazione è promossa dal Comune di Gemona, dalla Biblioteca Civica “Baldissera” e dalla Sezione A.N.P.I. di Gemona-Venzone.

Laici e clero a Gemona. 500 anni fa

mercoledì, 17 agosto 2011

Elmo e mitria

Quarto appuntamento dell’appassionante ciclo “Accadeva 500 anni fa” promosso dall’associazione Ostermann a margine delle feste dell’agosto gemonese. L’ultimo incontro ha per titolo “‘Quella chiesa fu sempre retta da laici’. La Comunità di Gemona contro il papa Alessandro VI Borgia per Santa Maria la Bella (1499)” e sarà l’occasione per presentare la controversia per l’assegnazione in beneficio della chiesetta di Sant’Anna [] e per parlare dell’antico istituto dello jus patronatus laico sulle chiese, tornato alla ribalta delle cronache quest’anno con la rinnovata cerimonia del Tallero.
Un conflitto, quello che riguardò la chiesetta di Maniaglia, che si svolse alla fine del ’400 e vide i gemonesi confrontarsi addirittura con il pontefice Alessandro VI Borgia, padre di Cesare, “Il Valentino”, celebre per aver ispirato a Niccolò Machiavelli la figura del suo Principe. L’incontro è previsto per domani, giovedì 18 agosto, presso l’auditorium di San Michele alle ore 20.30. L’introduzione storica sarà curata da Daria Gorlato, mentre la lettura dei documenti originali sarà affidata al gruppo teatrale “Dret e Ledrôs”.

La storia si ripete?

mercoledì, 10 agosto 2011

Spirali

Cinquecento anni fa il Friuli visse una drammatica crisi. Era il 1511. Un anno che si ricorda soprattutto per la “crudel zobia grassa”, e i conflitti politici e sociali che ne seguirono, ma anche per il terribile terremoto e per la guerra fra Venezia e l’Impero asburgico . Uno snodo drammatico per la Piccola Patria. E anche per Gemona, che ne faceva parte.
Dopo il successo dello scorso appuntamento [], proseguono gli incontri promossi dall’associazione “Ostermann” a margine delle manifestazioni estive organizzate dalla Pro Loco. Domani, giovedì 11 agosto, alle ore 20.30 presso l’auditorium di “San Michele”, si terrà l’incontro “L’anno della ‘stupenda ruina’. I fatti del 1511 nei verbali dei Consigli della Comunità di Gemona (la ‘rabbia dei rustici’, il terremoto, la peste, la guerra)”. Dopo un’introduzione del periodo storico da parte di Elisa Della Mea, giovane studiosa allieva di Furio Bianco [], alcuni attori del gruppo teatrale “Dret e Ledrôs” leggeranno le note scritte dagli amministratori della Gemona di allora. Conosceremo così come la nobiltà reagì alla notizia delle rivolte contadine, come la Comunità affrontò l’emergenza del terremoto e i problemi delle ricostruzione e come vennero vissute le vicende della guerra e della resa agli Imperiali.

Gemona e Tolmezzo: ieri come oggi?

lunedì, 16 maggio 2011

Cane e gatto

Un paese sviluppa la sua storia intrattenendo relazioni con altri luoghi vicini e lontani. Il passato di una comunità non si può ricostruire senza tener conto dei rapporti con gli altri. La storia intreccia, lega, mette a confronto uomini, istituzioni, poteri.
Domani, martedì 17 maggio, alle ore 20.30 nell’auditorium San Michele, l’associazione «Ostermann» ospiterà la conferenza «La comunità di Tolmezzo nel medioevo. Riflessioni sui rapporti tra Tolmezzo e Gemona in età patriarcale» tenuta da Gilberto Dell’Oste, storico e autore di vari studi condotti su fonti archivistiche. La serata offrirà l’occasione per ripercorrere la storia e i rapporti che, durante il Patriarcato di Aquileia e nei secoli della dominazione veneziana, hanno contraddistinto le due comunità. Un confronto basato sull’analisi critica e scrupolosa dei documenti archivistici che stanno aprendo nuove e interessanti prospettive agli studi della nostra storia locale. L’autore ha pubblicato di recente il volume Tolmezzo medioevale. Il quaderno dei camerari di S. Martino (1402-1486), edito dalla Biblioteca Civica di Tolmezzo.

Gente di Gemona

sabato, 14 maggio 2011

Gente di Gemona

PIERINO CELETTO
Medaglia d’oro alla Resistenza (1924 – 1944)

Nacque a Gemona nel maggio del 1924 da una famiglia il cui cognome originariamente era Culetto; frequentò le scuole pubbliche, poi le scuole medie presso i Padri Stimmatini a Gemona ed il Liceo Scientifico “Marinelli” ad Udine, dal quale uscì con ottimi risultati. Si iscrisse alla facoltà di Scienze Politiche presso l’Università di Trieste e fu ben presto chiamato ad insegnare presso la Scuola Industriale di Gemona dal direttore di allora, don Domenico Copetti (pra Domeni Blanc). Amava scrivere poesie, suonava il violoncello ed aveva vasti interessi culturali, sostenuti da vivace intelligenza. Dopo l’8 settembre 1943 lasciò, assieme al fratello Luigi/Gigino, la famiglia ed entrò a far parte della formazione partigiana “Osoppo” con il soprannome Mazzini. Attraverso la forcella di Ledis i partigiani gemonesi avevano raggiunto la zona montana sovrastante Nimis e Faedis, da dove cercavano di liberare dalla presenza degli occupanti la vallata sottostante. Una battaglia decisiva si ebbe a Nimis il 30 agosto 1944 contro un gruppo armato di cosacchi, che furono messi in fuga; gli altri centri vicini furono liberati nei giorni successivi. Si formò così il Territorio Libero Orientale. I tedeschi, per contrastare questa avanzata, misero in atto un rastrellamento di grosse proporzioni: furono impegnati circa trentamila uomini, tra i quali fascisti repubblichini e tre reggimenti di cosacchi, scortati da carri armati e cannoni. Le forze furono fatte convergere da vari punti: durante la notte del 25 settembre gruppi di armati erano stati trasportati nella zona Bergogna – Caporetto per impedire ai partigiani la ritirata oltre il confine. All’alba del 26 iniziarono le operazioni: il mancato aiuto del battaglione sloveno del IX Corpus jugoslavo permise ai reparti tedeschi di riconquistare Faedis e di tagliare in due le brigate partigiane. In un primo scontro armato Pierino ebbe la gamba ferita; nonostante ciò volle assolutamente partecipare ai violenti combattimenti che seguirono. Il 29 settembre 1944, colpito da una granata, morì dissanguato nel cosiddetto Territorio Libero Orientale, sul Monte Nagrad a soli vent’anni di età. Attualmente i suoi resti riposano nel cimitero di Gemona. Alla sua memoria fu concessa la medaglia d’oro alla Resistenza (al valor partigiano) con la seguente motivazione: Giovane ventenne animato da alto amore di Patria, vivificò con il suo ardore combattivo e con una capacità organizzativa, degna di età più matura, la resistenza partigiana nel Friuli, ricoprendo incarichi di responsabilità e di comando. Impegnato con la sua formazione in duro combattimento contro preponderanti forze nemiche e seriamente ferito ad una gamba, continuò a combattere in posto e solo più tardi consentì di farsi medicare. Febbricitante e indebolito dalla perdita di sangue volle tornare dopo poche ore al combattimento, animando la resistenza dei partigiani. Colpito nuovamente e mortalmente, rifiutò ogni soccorso ed ogni speranza e chiedeva di morire sulla linea del fuoco dicendosi contento di aver operato per l’Italia e per il suo onore. La sicurezza della sua fede e la luce del suo sacrificio brillano esemplari per tuti i combattenti e per i giovani in particolar modo.
L’Università di Trieste concesse alla sua memoria la laurea honoris causa.
[Fonte: Mariolina Patat, Oms innomenâts a Glemone. Personaggi di rilievo nella storia di Gemona, Comune di Gemona, 2002, con aggiunte e correzioni dell'autrice].