Articoli marcati con tag ‘Lavoro’

Disoccupazione. Lo tsunami

mercoledì, 2 maggio 2012

Tsunami

Che il Friuli potesse restare indenne dall’onda di crisi che sta investendo Italia ed Europa, nessuno si illudeva. Un po’ in ritardo, forse, rispetto ad altre regioni italiane, lo tsunami della disoccupazione sta arrivando anche qui, creando preoccupazioni a famiglie, imprese e istituzioni.
I dati ci vengono forniti direttamente dall’INPS e mettono a confronto le proiezioni italiane con quelle regionali. Il monte ore di cassa integrazione guadagni (CIG) chiesto dalle aziende del Belpaese nel mese di marzo ammontano a 99,7 milioni, il che corrisponde ad un aumento del 21,6% sul dato di febbraio. In Friuli-vg il dato risulta particolarmente più pesante, con una richiesta di 2.095.596 ore (autorizzate), con un notevole aumento rispetto alle 1.502.697 del mese precedente (+39,5%).
Facendo i confronti con l’anno scorso, la cifra appare del tutto simile (quando erano state autorizzate 2.165.342 ore). Chi pensava di aver toccato la punta massima della crisi rimarrà deluso da questi dati, oltre che preoccupato per le sorti future della nostra economia. L’analisi dei dati su base trimestrale non sono per nulla consolanti. Nei primi tre mesi del 2012 in Friuli-vg le ore di cassa integrazione sono state 5.483.377. L’anno precedente furono 4.206.905. Il che sentenzia e conferma le difficoltà (aumento del 30%).
L’unica nota meno negativa riguarda l’utilizzo della cassa in deroga, che anche il mese scorso ha avuto livelli alti ma inferiori a quello, notevole, assunto nel mesi di febbraio (autorizzate 254.122 ore rispetto alle 323.837 dello stesso mese dell’anno precedente e alle 192.913 di marzo 2011).
In un periodo in cui sono migliaia le aziende che chiudono, il tessuto imprenditoriale si è indebolito, le aziende in difficoltà sono in continua crescita, la fiducia dei friulani è messa a dura prova. Ad aggravare questa situazione, quasi insostenibile, c’è una classe politica incapace di prendere decisioni, forse priva di idee, che si avvale di tecnici per decretare scelte impopolari. E tra un anno si andrà di nuovo al voto. [gc]

Una repubblica fondata sul lavoro. Anche manuale

lunedì, 27 giugno 2011

Operaio

Siamo in un periodo di forte crisi economica, con gravi ricadute sull’occupazione. Soprattutto giovanile. Lo sappiamo. Tutto vero, ma – come al solito – la realtà è più complessa e tra le sue pieghe si nascondono stravaganti anomalie. Se da un lato i giovani stentano a trovare lavoro, molti lavori non li vogliono più fare. Un po’ perché faticosi, un po’ perché hanno studiato per diventare altro, un po’ perché scarsamente remunerativi, un po’ perché vengono considerati meno qualificanti e creativi.
Di recente l’ufficio studi di Confartigianato [] ha presentato il suo rapporto annuale per la Provincia di Udine, in cui – tra i molti dati che indicano la sofferenza del settore – emerge il crollo dell’apprendistato, con il 40% in meno di nuove leve dal 2000 al 2010. Mancano giovani che vogliano diventare meccanici, falegnami, panettieri o lavorare nel mondo della sartoria. Di qui la necessità di cambiare rotta. Confartigianato sta attivando una serie di iniziative per valorizzare le professioni manuali, comunicandone il valore e la bellezza. Si tratta di un cambio di mentalità, che dovrebbe coinvolgere tutte le agenzie educative: la famiglia e la scuola innanzitutto. Ma anche la politica. Che potrebbe farsi cassa di risonanza delle richieste che provengono dal mondo delle piccole imprese artigiane, attivando e finanziando progetti nelle scuole superiori, promuovendo iniziative di sensibilizzazione, informazione e approfondimento. Certo, se tutti gli sforzi sono centrati soltanto sullo sport, le celebrazioni, le feste e il «ben stare», il mondo del lavoro risulterà sacrificato. Anche su questo a Gemona servirebbe un cambio di rotta.[ru]

A.A.A. lavoratori immigrati cercasi

lunedì, 6 giugno 2011

Lavoro

Lo scorso marzo il governo italiano ha pubblicato il decreto di programmazione delle quote di ingresso di lavoratori extracomunitari in Italia per il 2011. Sono state ripartite tra le regioni 48 mila autorizzazioni sulle 60 mila previste dal decreto, lasciando le restanti 12 mila come riserva per essere successivamente assegnate su richiesta degli uffici. In Friuli-vg si sono segnalati già i primi malumori: risulterebbe infatti incomprensibile la scelta di prevedere soltanto 100 permessi per lavoratori stranieri stagionali. L’anno scorso i permessi assegnati erano stati 640, dei quali 443 rilasciati. Come mai quest’anno solamente 100, mentre ad altre regioni come la Liguria per esempio ne sono stati assegnati 700 [cfr. la tabella ]? Il numero di quote assegnate è certamente insufficiente e, a detta del presidente della Coldiretti Elsa Bigai, potrebbe mettere in difficoltà le imprese locali, che avanzano continue richeste di lavoratori stranieri per coprire il fabbisogno di manodopera nel settore agricolo e turistico. Nelle nostre campagne, oramai, quasi un lavoratore su dieci è straniero, con la prevalenza dei lavoratori neocomunitari di provenienza principalmente rumena, slovacca e polacca. La Lega Nord, invece di continuare a sbandierare la sua viscerale xenofobia, dovrebbe rassegnarsi all’idea che la presenza di lavoratori immigrati è diventata indispensabile soprattutto per l’agricoltura, e in modo particolare per le produzioni di qualità, dalla preparazione delle barbatelle nella nostra Regione agli allevamenti dei bovini di razza in Piemonte. Ora al governatore toccherà chiedere un aumento dei permessi, da attingere dai 12 mila lasciati di riserva. Con buona pace dei suoi alleati.

Mobilità è potere

mercoledì, 25 maggio 2011

Giovani in movimento

Lavoro. Oggi più che mai per i giovani che escono dalle scuole e dalle università italiane questa parola assume contorni non definiti, nebulosi. Contratti che vengono rinnovati di mese in mese, se non di settimana in settimana, rimborsi spese e tirocini le parole che vengono più usate.
L’essere precari, in bilico sospesi come funamboli moderni, diviene la condizione di tutti, senza sconti né concessioni. Ecco perché c’è l’estrema urgenza di insegnare ai ragazzi come «crearsi» un mestiere, una qualifica che dia la sicurezza che quel filo non si spezzi facendoli crollare a terra con un tonfo secco.
«Giovani in movimento – Jugend in Bewegung» è il titolo del progetto presentato durante la conferenza di lancio tenutasi a Gemona lo scorso 31 marzo [], finanziato con fondi del programma Interreg IV Italia – Austria 2007-2013, voluto e organizzato dalla Casa per l’Europa di Gemona[], in collaborazione con la Provincia di Belluno, Lead Partner dell’iniziativa, e il Land della Carinzia in Austria. Il progetto intende fornire ai giovani partecipanti i «mezzi» per affrontare il problema della disoccupazione che interessa tutta l’Italia ma si fa più grave nelle zone in cui le risorse e le possibilità di impiego sono meno presenti che in altri territori. Il progetto offre un sostegno, alcunistrumenti per potenziare le proprie abilità, incentivare la creatività, la comunicazione e il lavoro di gruppo. Gli appuntamenti inizieranno a partire da fine luglio di quest’anno, continuando fino ai primi mesi del 2012.
La prima attività del progetto si svolgerà in Austria dal 29 al 31 luglio 2011: si tratta di uno scambio culturale a cui prenderanno parte tutti i 45 giovani provenienti dai 3 territori in cui sarà discussa, in maniera interattiva e divertente, la tematica dell’occupabilità giovanile. Viaggio, vitto e alloggio saranno coperti dall’organizzazione, per cui i partecipanti non avranno alcuna spesa a loro carico.
[QUI ulteriori informazioni]
[QUI la scheda di adesione]

La scuola del pettine

lunedì, 2 maggio 2011

Forbici-pettine

Fossero i dipendenti di un’azienda privata si sarebbero inondate le pagine dei quotidiani locali per settimane. Sono invece alle dipendenze dello stato italiano. Così non se ne parla. Negli ultimi 3 anni in Friuli-vg si sono persi oltre 2.000 posti di lavoro nel comparto scuola. Si tratta dei tagli effettuati dal governo. Decisi dal ministro Giulio Tremonti, attuati da Mariastella Gelmini. Tagli lineari, che non hanno guardato al merito, all’efficienza e ai risultati. Tagli, nonostante il settore dell’istruzione in Friuli ottenga prestazione eccellenti nelle indagini internazionali []. Tagli, nonostante l’Italia spenda meno degli altri Paesi europei per l’istruzione [].
Ora si rischia un’ulteriore batosta, nel silenzio disarmante della politica. A giorni uscirà il nuovo decreto per l’aggiornamento delle graduatorie da cui si attingono i nominativi dei docenti da immettere in ruolo e da assumere per le supplenze annuali. Secondo la bozza che sta circolando – raggiunta dopo un estenuante braccio di ferro tra le istanze del nord e quelle del sud del Paese – vi sarà la possibilità, da parte di docenti provenienti da tutta Italia, di inserirsi nelle graduatorie delle provincie friulane e di accedervi «a pettine», scavalcando i precedenti iscritti. Non sarebbe nulla di strano se non fosse che i punteggi degli insegnanti di qui sono inferiori, in media, rispetto a quelli dei loro colleghi di altre regioni, soprattutto del sud. Si sa, in Friuli non siamo di manica larga, mentre da altre parti pare sia larghissima, la manica. Così, per un’intera generazione di docenti friulani si paventa lo spettro della disoccupazione, a tutto vantaggio di insegnanti che proverranno da altre zone della penisola italica. Ciò nell’indifferenza dei politici regionali, di destra, di centro e di sinistra. Irrita poi il plauso di alcuni parlamentari dell’opposizione, Partito Democratico in testa, ancora una volta appiattiti a difesa degli interessi di parte di certe aree del Paese, non certo delle famiglie e degli studenti, incuranti del rispetto delle stesse leggi da loro approvate quando stavano al governo. Anche i nostri sindaci, che avrebbero il diritto e il dovere di difendere la continuità didattica e il valore dell’offerta formativa delle scuole dei loro territori, non sembrano toccati dalla questione. Possibile che le nostre comunità non sappiano svolgere una funzione di argine e di controllo nei confronti delle perverse logiche della politica italiana? Possibile che non impariamo a resistere al peggio che avanza?

Occupazione europea

sabato, 26 marzo 2011

Elmetto Europa

Il progetto Eurodesk [] nasce per favorire l’accesso dei giovani alle opportunità di mobilità (studio, lavoro, formazione, volontariato, conoscenze, esperienze) offerte loro dai programmi comunitari. Avviato nel 1990 in Scozia, si diffonde nel Regno Unito e nel ‘95 si estende a Danimarca, Francia, Irlanda, Lussemburgo, Paesi Bassi, Portogallo e Spagna. Nel 1997 anche l’Italia avvia il servizio di informazione ed orientamento dei giovani sulle opportunità europee. A marzo 2010 la rete europea Eurodesk è formata da 30 Paesi e conta oltre 1.000 Punti Locali su tutto il territorio europeo.
Attraverso l’ampio radicamento territoriale, Eurodesk vuole accorciare le distanze, geografiche e linguistiche, tra le giovani generazioni di europei: una rete permanente di strutture ospita infatti i referenti Eurodesk, che veicolano gratuitamente informazioni aggiornate e di facile fruizione.
Da molti anni, lo sportello europeo è attivo anche a Gemona. Tra i molti progetti c’è «Giovani in Movimento – Jugend in Bewegung». Promosso dalla Casa per l’Europa, dalla Provincia di Belluno e dal Land della Carinzia, nasce dalla volontà di rafforzare attraverso azioni concrete e comuni la rete transfrontaliera in materia di politiche giovanili.
Il progetto prevede il coinvolgimento di 15 giovani, fra i 18 e i 25 anni, provenienti dai tre territori, che avranno l’opportunità di partecipare a numerose iniziative, sia locali che transnazionali, per affrontare in maniera creativa il problema della disoccupazione giovanile.
Il primo importante appuntamento sarà la conferenza di lancio dell’iniziativa, che si terrà giovedì 31 marzo a Gemona a partire dalle ore 9.30 nella sala della Comunità Montana. Durante la mattinata saranno affrontati i temi cruciali inerenti la disoccupazione gionavanile: strategie europee e strumenti nazionali per affrontare il (non) lavoro dei giovani, lo stato della disoccupazione giovanile in Carinzia e le peculiarità italiane.
[QUI il volantino dell'iniziativa]

Nido familiare

mercoledì, 2 marzo 2011

Nido

«Tutte le cose positive – quali emozioni, esperienze, relazioni affettive – che il bambino riceve nei primi tre anni di vita, le porterà con sé nell’arco della sua esistenza come uno zainetto di positività» (C. Donadel). E questo zainetto molti bambini lo riempiono in un asilo nido. Il servizio pubblico comunale, per gli orari e per i costi, non riesce sempre a soddisfare le esigenze delle mamme con figli molto piccoli. Ben vengano allora forme alternative di assistenza ai bambini, come quella della «Tagesmutter» di cui avevamo parlato tempo addietro []. La «mamma di giorno» è una figura professionale sorta proprio per sopperire alle carenze dell’assistenza infantile pubblica, garantendo personalizzazione del servizio e flessibilità di orario. L’asilo familiare può permettere di conciliare meglio il lavoro e la famiglia, dando una nuova possibilità lavorativa alle neo-mamme, e nel contempo offrendo un servizio flessibile e sicuro alle altre mamme lavoratrici.
Anche a Gemona c’è la possibilità di affidare i propri figli. Michela Contessi ha avviato da poco la propria attività di «Tagesmutter». Mamma di tre figli, per oltre dieci anni animatrice Scout di gruppi di bambini e ragazzi. L’attività si coordina con l’associazione «La Gerla» [], che riunisce diversi asili nido familiari in Friuli e a Trieste. Da parte nostra auguriamo a Michela che questa nuova «impresa familiare» le porti molta soddisfazione e riempia di belle esperienze lo zainetto di tanti piccoli gemonesi.
[QUI ulteriori informazioni sul servizio]

Nel buio qualche spiraglio

sabato, 5 febbraio 2011

Luce e buio

Riflessioni consuete: famiglie in difficoltà economica perché costrette a vivere sulle spalle di un solo stipendio; persone alla ricerca di una occupazione stabile; giovani che perdono fiducia nel futuro perché il sistema Italia non permette loro di esprimere le proprie potenzialità. Sembra che tutto stia scivolando verso un inesorabile declino. È evidente un malessere diffuso: economico, politico, sociale. Eppure, in questo contesto negativo, c’è qualcuno che azzarda parole di speranza e dichiara che le cose, pur lentamente, stanno volgendo verso il meglio.
L’Assessore regionale al Lavoro Angela Brandi ha recentemente tracciato un bilancio del 2010 insieme al direttore dell’Agenzia regionale del Lavoro, Domenico Tranquilli. Dopo due anni bui, il Pil regionale pare essere in ripresa, collocandosi tra l’1,2 e l’1,8%, quando la media italiana oscilla tra lo 0,8% e l’1,2%. «Il recupero del Pil – ha sottolineato Angela Brandi – è trainato dalla ripresa degli ordinativi, dalle esportazioni del manifatturiero, dal consolidamento dell’occupazione, dal rallentamento degli ingressi in mobilità e della disoccupazione. Ma positivo – ha evidenziato – è anche il progressivo rallentamento nell’utilizzo delle ore di cassa integrazione a fronte della crescita delle ore effettivamente richieste e autorizzate della Cigs».
La crisi non è tuttavia superata: c’è ancora preoccupazione per l’inizio dell’anno, a causa dei segnali negativi rappresentati dalla difficoltà di trasmissione degli impulsi di ripresa che si manifestano nella produzione, nel mercato del lavoro, «anche in conseguenza della necessità di riassorbire l’enorme numero di lavoratori sospesi dal lavoro e in cassa integrazione».
C’è poco da dire: dovremmo adattarci ad un andamento altalenante dei prossimi cicli economici, a convivere con periodi di crescita seguiti da altri di recessione, anche repentini. Difficilmente assisteremo alla conclusione della crisi e all’inizio di una nuova «età dell’oro». Saranno necessarie molte oscillazioni prima di stabilizzare tutto su nuovi equilibri. E la politica, in tutto questo, dovrà cercare di tenere la barra dritta, garantendo solidità nei conti e ridistribuendo oculatamente le risorse disponibili.