Articoli marcati con tag ‘Politica’

Senza nuove logiche Gemona non ha futuro

mercoledì, 25 gennaio 2012

Cervello creativo
[di Sandro Venturini]

Potremo festeggiarla come una bella notizia se il Pisus (Piano Integrato di Sviluppo Urbano Sostenibile) realizzato dal Comune di Gemona sarà tra i vincitori e si aggiudicherà i cospicui finanziamenti stanziati (da 3 a 6 milioni di euro per progetto). In molti però ne dubitano. Da quanto abbiamo visto durante la fase di elaborazione del Piano, dobbiamo rilevare che la nostra amministrazione comunale ha perso un’altra occasione utile per riflettere sullo sviluppo della nostra cittadina.
Il Pisus gemonese (che pubblichiamo QUI in anteprima), elaborato in fretta e furia a ridosso della scadenza di presentazione – più per il pressing delle opposizioni che per convinzione –, si presenta privo di contenuti progettuali innovativi e strategici che guardino davvero lontano. Il principale motivo sta nel fatto che non si è voluta seguire la principale linea d’azione che connota strumenti di questo genere: la partecipazione, il confronto, un’ampia discussione con il tessuto economico, sociale e culturale, nonostante diversi portatori d’interesse si fossero, per tempo, resi disponibili a fornire un contributo costruttivo di idee e di progettualità.
Si è invece accomodato in fretta qualche incontro, più di paravento che con la seria intenzione di costruire una squadra di stakeholder che potesse definire nuove linee di sviluppo, mettendo insieme quell’indispensabile partenariato pubblico-privato che solo può rilanciare una realtà piccola ma complessa come Gemona. I progetti di sviluppo calati dall’alto non funzionano al giorno d’oggi: solo se si coinvolgono i partner fin dall’inizio si può sperare in sinergie efficaci e durature. La “Città dello sport” – che nel Pisus poteva davvero trovare esplicazione operativa e finanziamenti cospicui – ne è un esempio: all’adesione iniziale al progetto da parte dei comuni limitrofi non è seguita una strategica concertazione di obiettivi ed iniziative, tanto che lo stesso documento operativo predisposto da Enzo Cainero non è stato nemmeno diffuso. E nel Pisus la dimensione del “fare rete” era un obiettivo primario per Gemona, quale amministrazione capofila. In questi progetti, come’è noto, viene attribuito un punteggio più elevato in funzione dell’efficacia nel realizzare un ampio coinvolgimento di soggetti pubblici e privati. Neanche questo siamo stati in grado di fare. Lo dimostra il fatto che abbiamo presentato il progetto da soli. È lo specchio dell’eterna solitudine di Gemona: incapace di giocare un ruolo guida per i Comuni del mandamento, di progettare su una scala più ampia dei propri confini.
Nel merito, poi, ciascuno potrà farsi un’idea leggendo il progetto. Si tratta di una serie di opere pubbliche in buona parte già programmate ed alcune perfino già realizzate:

Totale5.070.205€
Ripristino statico e funzionale del Colle del Castello di Gemona1.244.330€
Nuova viabilità di accesso al Percorso vita al fine di collegare i parcheggi esistenti di via Zugli direttamente con il centro storico266.200€
Sistemazione parte laterale della Via B.Brollo e messa in sicurezza aree contermini528.478€
Ristrutturazione dell’intersezione tra Via Osoppo, Via Julia e Via Piovega70.712€
Urbanizzazione primaria del capoluogo – Via Caneva – Tratto da Piazza Garibaldi al sedime dell’ex chiesa di “Madonna delle grazie”448.056€
Ristrutturazione viaria della Via Armentaressa918.868€
Ristrutturazione dello Storico asse viario di Via San Giovanni – Piazza del Municipio269.040€
Ristrutturazione e riqualificazione della Via Dante1.098.900€
Impianto geotermico a servizio della nuova scuola materna di Piovega147.620€
Messa in rete delle schede del patrimonio artistico e storico documentario museo della pieve78.000€

Manca soprattutto una logica di sistema. Gli obiettivi del Pisus – lo ricordo – erano quelli di: riqualificare o recuperare infrastrutture, sostenere le attività produttive, commerciali ed artigianali, specie i servizi di prossimità; rivitalizzare la città e i suoi luoghi storici anche mediante strategie di marketing; animare e promuovere l’integrazione commerciale, turistica e culturale; il tutto in una logica integrata. Così recitano i documenti regionali che sottendono l’iniziativa: «si tratta di un insieme di opere pubbliche e private strettamente connesse tra loro e riconducibili a obiettivi unitari e coerenti per l’attuazione di una strategia di sviluppo territoriale e locale per la risoluzione di problemi economici, ambientali e sociali delle aree a cui si riferiscono». Questo doveva essere il Pisus. Da tempo, come Lista civica “Con te Gemona”, in un’ottica di collaborazione, avevamo avanzato proposte, soprattutto di metodo, per affrontare efficacemente questa progettualità. In particolare con il documento “Disegnare scenari di futuro” del giugno 2011 []. Poi, più concretamente, con il progetto “Il nuovo Niederlech” [], nel quale insistevamo sulla necessità di puntare sul cicloturismo, sfruttando la Ciclovia Alpe Adria []. Inoltre abbiamo proposto di ripensare in grande l’assetto viario del centro storico, puntando a pedonalizzare via Bini e a realizzare una nuova viabilità verso est, per risolvere l’annoso problema della strettoia di via dei Conti. E poi il castello: che cosa ne faremo []? Non era questa una buona occasione per discutere e prospettare da subito la sua destinazione d’uso, integrata in un progetto per il rilancio del centro storico, previsto anche il programma della giunta Urbani [], ma ben lungi dal vedere la luce? Abbiamo perso l’occasione di affrontare questi snodi importanti per il futuro di Gemona, ma soprattutto abbiamo perso l’opportunità di costruire “reti”, di mettere insieme idee ed esperienze, di superere le tante divisioni che ancora attraversano la nostra città, di far sì che la politica svolga il ruolo che le è proprio: la regia di una credibile e condivisa prospettiva di largo respiro per lo sviluppo del Gemonese.

Il Centro a Gemona

lunedì, 23 gennaio 2012

Centro

Martedì 10 gennaio scorso è nato il nuovo direttivo dell’UDC di Gemona. Una scelta che gli iscritti attendevano da tempo, tanto più che il sindaco e una parte della coalizione che lo sostiene è iscritta al partito centrista.
L’incontro, che si è tenuto presso l’auditorium di San Michele, è stato introdotto da Carlo Simeoni, componente del comitato provinciale e delegato al congresso regionale, seguito dal segretario provinciale Ottorino Faleschini, che ha richiamato la necessità, in questa fase storica di importanti mutamenti politici, di rilanciare il ruolo dei partiti, strumento essenziale della democrazia, partendo soprattutto dalla dimensione locale. Di seguito è intervenuto Stefano Marmai, assessore alla cultura del Comune di Gemona, il quale ha richiamato la necessità di un nuovo protagonismo dello schieramento di centro, visto il fallimento della politica degli ultimi anni, soprattutto della Lega Nord, manchevole a suo dire di credibilità e di capacità di assumersi una vera responsabilità politica. Di qui la necessità, secondo Marmai, di ripartire dal basso, da un confronto trasparente e sincero tra chi governa e i cittadini. Ha di seguito preso la parola il sindaco Paolo Urbani, che ha elogiato i successi dei suoi primi due anni di amministrazione e la propria convinta adesione all’Unione Di Centro. Durante la prima fase dell’incontro erano presenti anche alcuni esponenti di opposizione, il segretario del PD Igor Marcon e la leghista Barbara Zilli, che hanno portato il loro saluto.
L’incontro è stato l’occasione per insediare il nuovo direttivo della sezione gemonese dell’UDC, nelle persone di: Giuseppe Pretto (segretario), Maria Pia Fantina, Enrico Ferrarese, Annamaria Foschiatti, Luca Guerra, Carlo Simeoni e Gianni Vidoni. A conclusione della serata, il neo segretario Pretto ha esposto alcuni punti programmatici su cui si concentrerà il lavoro del nuovo direttivo nei prossimi mesi: la difesa della struttura ospedaliera di Gemona; percorsi di valorizzazione della famiglia; iniziative per la città e in modo particolare per il centro storico; informazione e formazione dei cittadini sulle linee nazionali e locali del partito.

Un tallero di chiarezza

venerdì, 6 gennaio 2012

Tallero

La messa del Tallero rappresenta per la comunità di Gemona un appuntamento annuale carico di significati perchè rende visibile l’indispensabile, ma anche delicatissima, relazione tra la Chiesa e le istituzioni politiche. Lo scorso anno erano state introdotte alcune modifiche alla celebrazione liturgica: l’ingresso e l’accoglienza del Sindaco da parte di un diacono e la collocazione del primo cittadino su un alto scranno posto di lato tra l’altare e i fedeli. Modifiche al rito verranno apportate anche quest’anno: il diacono assumerà un ruolo ancora più importante, in quanto «intermediario tra la realtà di Dio e quella degli uomini, tra l’altare e il piano dei fedeli» – avrebbe dichiarato mons. Valentino Costante al Messaggero Veneto alcuni giorni fa. Sarà lui infatti e non più il parroco a raccogliere dalle mani del sindaco il tallero per deporlo sull’altare come offerta. Il motivo è semplice: «la liturgia prevede che il sacerdote sia dedito solo alle cose di Dio e che il diacono si faccia carico dell’umano per portarlo sull’altare». Inoltre, il primo cittadino di Gemona non occuperà più l’insolita posizione che ha occupato durante la scorsa Epifania, che a molti era parsa richiamare eccessivamente un anacronistico connubio tra trono e altare, ma ritornerà al posto che gli spetta, tra la gente. Queste scelte volute dal nuovo parroco di Gemona ci sembrano rispettose dei differenti ruoli delle due istituzioni senza scadere in ambigue confusioni. La Chiesa, crediamo, è tanto più libera quanto più mantiene le proprie porte aperte all’impegno e alla responsabilità politica, ma nel contempo sa rimanere estranea a qualsiasi compromesso con il potere.
La festa dell’Epifania, è bene ricordarlo, fa memoria di alcuni sapienti e ricchi, forse anche potenti stranieri, ma certamente non ebrei, che a differenza del potere locale, ignaro ed ostile, si recarono ad adorare la nascita di Gesù a Betlemme; saranno proprio loro a salvare la vita del “Principe della pace”, ritornando ai loro paesi per un’altra strada senza dire nulla ad Erode sul luogo dove si trovava. Si tratta di un messaggio che va in tutt’altra direzione rispetto al connubio tra trono e altare: un messaggio ecumenico e di libertà, che potrebbe essere ripreso all’interno delle celebrazioni del Tallero, per fugare definitivamente la fastidiosa sensazione che qualcuno voglia strumentalizzare questa bella festa della tradizione gemonese.

Buon 2012, Gemona

domenica, 1 gennaio 2012

Gemona, via Bini

Nel 2012 entreremo nel 4° anno della giunta Urbani. Alcune somme si possono tirare. Una parte del “Patto con Gemona” è stata concretizzata, ma molti punti del programma elettorale sono ancora da realizzare. In particolare, questo l’augurio con il quale accogliamo il nuovo anno, mancano ancora interventi di rilancio del centro storico, che in questi ultimi 3 anni ha subito un vero collasso per la chiusura di attività commerciali e di servizio. Era un punto qualificante del programma, di cui si sono realizzati solo alcuni interventi di riqualificazione viaria, mentre manca un piano complessivo di ridefinzione degli spazi urbani e delle attività turistiche, economiche e commerciali. Lo riportiamo, quel famoso “Patto per Gemona”, così ciascuno può farci sopra le valutazioni che ritiene:

«Progetto rilancio del Centro storico
Elaborazione di un progetto urbanistico complessivo avviando un concorso di idee al fine di definire un migliore assetto dello stesso, con interventi diretti ad una migliore coerenza e compatibilità complessive delle sue funzioni ed ad una maggiore chiarezza morfologica dello spazio urbano.
Tale Piano sarà finalizzato al rilancio in particolare:
- della sua centralità direzionale (anche in funzione dell’ambito territoriale circostante);
- del miglioramento delle relazioni e attività socio-culturali, (Cineteca, Laboratorio Internazionale della Comunicazione, Biblioteca, Cinema –teatro, ecc.;
- della valorizzazione del patrimonio storico e architettonico, del sistema museale, dei siti storici archeologici e di quelli ambientali (via Bini, Colle del Castello, Musei, scavi archeologici, area del S. Giovanni, ecc.);
- del potenziamento delle attività commerciali, e dell’inserimento di nuove attività di accoglienza , gastronomiche e ricettive ( ristorazione, affitta camere, alberghi , ecc…) per rispondere alle richieste di visitatori e turisti;
- di soluzioni ai problemi legati ai parcheggi ed al traffico ed ai “conflitti” che si generano con l’accessibilità pedonale (aumento delle aree pedonali, abbattimento delle barriere architettoniche, miglioramento dei livelli di sicurezza e dei flussi di traffico, salvaguardia delle parti più monumentali delle città, ecc…);
- dell’innalzamento del livello di benessere dei cittadini e a rispondere alla domanda di spazi sicuri, di luoghi di incontro e di relazione interpersonale che recuperi il senso più forte dello spazio urbano come luogo sociale per eccellenza. (In quest’ottica via Bini diventa l’asse portante per la sua monumentalità, pregio architettonico e valore storico)».

Numeri

domenica, 20 novembre 2011

Numeri

Rimborsi di alcune spese di viaggio del sindaco e di assessori comunali:

NomePeriodoRimborso
Totale2.084 €
Paolo Urbani20.7.2011, 30.9.2011856 €
Fabio Collini29.7.2009, 21.9.2011676 €
Vincenzo Salvatorelli7.3.2011, 26.10.2011552 €

Sic transit gloria mundi

domenica, 13 novembre 2011

Costantino - Cattelan

[A sinistra: mano della statua colossale di Costantino (Roma, Palazzo dei Conservatori, IV secolo d.C.). A destra: L.O.V.E. di Maurizio Cattelan (Milano, Piazza degli Affari, 2010)].

Tre settimane per 6 milioni di euro

lunedì, 7 novembre 2011

Orologio e monete

Quanto sta facendo l’amministrazione comunale di Gemona per aggiudicarsi i finanziamenti del bando europeo Pisus, che sostiene piani di riqualificazione e infrastrutturazione urbana ed iniziative dirette a favorire insediamenti di piccole e medie imprese? Ne avevamo già parlato a seguito di una serie di proposte che avevamo inoltrato mesi fa al sindaco Paolo Urbani []. Alcuni comuni friulani si stanno attrezzando con progetti di ampio respiro, organizzano incontri con possibili partner istituzionali e privati, definiscono contenuti e prospettive di sviluppo del territorio, aprono la discussione e il confronto alla cittadinanza in modo condiviso e trasparente. E a Gemona? Le informazioni al momento sono scarse. Unica cosa certa è la recente delibera della giunta comunale che scarica la responsabilità di redigere il piano alla Comunità Montana attraverso un incarico tardivo e privo di indirizzi chiari. Segno di disinteresse? Di incapacità politica? Tecnica? Eppure si tratta di investimenti cospicui. Quasi 20 milioni di euro suddivisi in progetti che andranno dai 3 ai 6 milioni ciascuno (in Regione verranno quindi finanziati presumibilmente 6/7 progetti). Cifre di tutto rispetto per le casse di un Comune delle nostre dimensioni. Permetterebbero di realizzare nuove infrastrutture e nuovi servizi. Per aggiudicarsi il finanziamento è necessario produrre un progetto credibile, coerente con obiettivi di sviluppo, economicamente sostenibile e, soprattutto, generatore di sinergie tra i comuni, gli enti pubblici del territorio, le imprese artigiane, le piccole-medie industrie, il commercio, le realtà turistiche e del no profit, il mondo della scuola e della formazione. La zona del Gemonese possiede tutte le risorse necessarie per vincere la sfida. Ora la palla è in mano all’amministrazione comunale. Il bando scade a dicembre. Tra tre settimane.
[Alcuni articoli della stampa locale su quanto stanno facendo altri comuni: San Daniele ; Cividale ; Manzano ; Maniago ]
[QUI il progetto del Comune di Udine ]

Una nuova politica per una nuova società

mercoledì, 26 ottobre 2011

Freccia
[di Sandro Venturini]

Che ci troviamo in un “tornante della storia” è ormai un fatto assodato, come del resto è palese che quello che ci aspetta dietro l’angolo è davvero incerto. È in questo scenario che forze politiche, nuove o rinnovate, si affrettano a costruire nuovi assetti e a formulare offerte per tentare di dare una qualche risposta alla crisi. Ma su quali basi? A quali domande corrispondono le nuove offerte politiche?
Proprio attorno a queste tematiche si è sviluppata l’interessante relazione che Giuseppe De Rita, funzionario dello Svimez e già presidente del Censis, ha svolto nel corso dell’Assemblea dei Cristiani per il futuro del Friuli, promossa dalla Diocesi di Udine e svoltasi venerdì scorso 21 ottobre. Ho partecipato con curiosità e passione a quest’incontro e ne ho tratto alcuni spunti di riflessione che vorrei condividere su questo spazio aperto e digitale.
Sostiene l’insigne fondatore del Censis che sono due i fenomeni da considerare attentamente prima di formulare nuove proposte politiche e che nella sostanza sono quelli che hanno principalmente contraddistinto i nostri ultimi decenni. Da un lato, la crescita imperante della soggettività, che ha prodotto una società con bassissima coesione sociale. Quando il valore fondamentale sta nell’“io” non si guarda più in faccia nessuno. L’interesse personale prevarica quello collettivo e le relazioni si inaridiscono sfociando nel cosiddetto “relativismo etico” (forse sarebbe meglio dire “indifferentismo etico”). Questo fenomeno, alimentato sino all’esasperazione dal disegno politico e culturale dell’epoca berlusconiana, è alle corde. Siamo più soli senza neanche la solitudine; siamo senza desideri e spesso senza speranze. O per lo meno siamo guidati da desideri effimeri e da speranze “a bassa intensità”. E a sentirne maggiormente il peso sono le fasce più deboli: i giovani e gli anziani.
Dall’altro versante, si è sviluppato quel processo che Pasolini chiamava di “imborghesimento”. Siamo diventati tutti ceto medio, ma troppo spesso solo nei costumi. È mancato un pari sviluppo culturale che potesse generare trasformazioni strutturali della società. Questo sviluppo troppo effimero è stato sostenuto con un gravoso aumento della spesa pubblica e mediante l’espansione di un tessuto produttivo parcellizzato e a basso contenuto d’innovazione.
Ora ci ritroviamo con le nuove generazioni che aspirerebbero ad un tenore di vita più alto o almeno pari a quello dei genitori e con questi ultimi, sconsolati, perché non sono in grado di garantirlo. La mancanza di un lavoro stabile, aggravato dalla crisi economica, che ha radici proprio nella crisi etica, genera “indignazione”, rabbia, soprattutto nei giovani. Dalla crisi di questi due elementi si è originato il vuoto attuale, che De Rita stigmatizza.
Quali risposte allora? Quale responsabilità collettiva? Il sociologo romano indica una sola sostanziale ricetta: ricreare le dimensioni relazionali, nelle istituzioni, nel welfare, nel lavoro, in tutte le dimensioni sociali. Dalle relazioni, dal confronto possono sorgere rinnovate risposte alla crisi attuale, si può superare l’eccessiva soggettività, si possono ripensare i modelli di sviluppo e di rapporto tra le persone. È in questo che De Rita intravede il compito primario della nuova politica. Come non condividere queste riflessioni? Sono da tempo persuaso che la politica, a cominciare da quella locale, richieda nuovi approcci e sia chiamata a formulare programmi di maggiore prospettiva, in grado di rispondere a queste nuove domande che vengono anche dalla nostra comunità. Lo strumento della partecipazione, del coinvolgimento è senza dubbio un metodo di lavoro complesso, più faticoso della “politica del fare”, ma è il solo strumento che può aprire nuovi e duraturi scenari, che può riaccendere desideri e speranze, che ci può aiutare a sentirci meno soli e soprattutto più corresponsabili del nostro futuro. Ciascuno per la sua parte ma solidali verso l’obiettivo comune. Questo è anche il filo rosso che lega tutte le proposte che come gruppo politico abbiamo avanzato.