Articoli marcati con tag ‘Società’

Oltre l’individualismo verso nuovi stili di vita

giovedì, 22 dicembre 2011

Mani
[di Sandro Venturini]

Lo scorso 15 dicembre ho avuto modo di partecipare all’incontro voluto dall’arcivescovo di Udine Andrea Bruno Mazzocato con gli amministratori locali. Un appuntamento importante per tutti coloro, credenti e non credenti, che ritengono la voce della Chiesa locale un contributo autorevole per affrontare le sfide future delle nostre comunità. Mazzocato non ha nascosto che ci troviamo in una «situazione drammatica a livello nazionale, europeo e mondiale» e si è chiesto con lucida concretezza quali siano le ragioni di «questa specie di cataclisma». Quello che stiamo vivendo è «un pesante tempo di prova che non nasce dalla casualità ma da scelte e comportamenti erronei che hanno impregnato la mentalità e i costumi di vita». Il riferimento al fallimento della politica italiana è evidente, come anche la necessità di una vera «conversione» e di una «inversione radicale di rotta». Sono tre le vie che il vescovo ha indicato per aprire nuove prospettive di speranza e di futuro.
1. L’individualismo che ha governato le dinamiche sociali e politiche degli ultimi decenni è stato un «tarlo che ha corroso i rapporti a tutti i livelli: tra persone, nelle famiglie, tra soggetti sociali, tra stati». In questo momento di crisi c’è il rischio che l’individualismo si accentui nella difesa dei particolarismi, dell’egoismo corporativo e che si alimentino «guerre tra poveri», a scapito di chi è più debole. Solo attraverso scelte e pratiche di solidarietà potremo superare i problemi, «senza perdere nessuno per strada; magari con qualche comodità in meno ma tutti assieme».
2. La società in cui viviamo è presa da una specie di «smania collettiva»: abbiamo voluto vivere al di sopra delle nostre reali possibilità economiche e ciò ha «sballato la gerarchia dei valori» degli individui e delle collettività. È urgente che ritroviamo «nuovi stili di vita», fondati su princìpi autentici che salvaguardino la dignità delle persone. I beni materiali sono mezzi, non fini; tali devono essere considerati e messi in subordine rispetto alla dimensione spirituale e culturale dell’uomo.
3. «Abbiamo un debito sempre aperto verso le future generazioni». Stiamo consegnando ai nostri figli un futuro di incertezza economica e meno possibilità di realizzazione professionale e sociale di quanto è stato concesso alle nostre generazioni. Un primo passo dovrebbe essere, almeno, la richiesta di perdono ai nostri ragazzi e giovani. Un atto difficile ma onesto, per cominciare a intraprendere nuove vie.
Credo che molti tra i politici presenti all’incontro con il vescovo Mazzocato si siano riconosciuti nella sua diagnosi e nelle linee indicate – su cui non posso dilungarmi qui – per incamminarci verso percorsi di cambiamento e di speranza. In quanto consigliere comunale, non posso poi non pensare anche al nostro “piccolo”, a Gemona. Anche la nostra cittadina avrebbe bisogno di un salto di qualità e di un cambio di mentalità nel modo di vivere i rapporti tra le sue diverse componenti, politiche, economiche, culturali e sociali. Questo tempo di crisi potrebbe davvero costituire un’occasione di ricostruzione di relazioni, di progetti, di iniziative verso orizzonti più equi, solidali e virtuosi.

Pensionati di oggi

venerdì, 18 novembre 2011

Anziano che ride

“La pensione? ce la sogniamo!”, affermano oggi molti trenta-quarantenni che non sanno né quando né come, e neppure se mai raggiungeranno l’agognato e sperato traguardo. Per ora qualcuno se la sta godendo, giustamente, e qualcuno un po’ meno. L’Inps regionale eroga attualmente 442.201 pensioni, con una spesa annua complessiva di 4 miliardi e 259 milioni di euro. Il pensionato medio del Friuli-vg, secondo il bilancio sociale 2010 presentato a Trieste il 19 ottobre scorso, ha un reddito mensile di circa 744 euro. Ma coloro che prendono la “minima”, con un importo medio di 436 euro, sono quasi centomila, il 22,6% del totale. Le pensioni di vecchiaia sono la maggior parte, il 55,4%, seguite da quelle ai superstiti, 24,1%, e di invalidità civile, pari all’11,8%. Il 60,5% delle pensioni va alle donne, ma con un importo mensile più basso degli uomini (43,4% della spesa). Secondo il bilancio sociale, infine, l’Inps regionale conta 382.271 lavoratori assicurati (294.494 dipendenti e 88.277 autonomi). Purtroppo, tra questi significativi dati, che riguardano coloro che hanno sudato una vita in fabbrica o nel cantiere, oppure anche in casa, ne mancano alcuni, quelli relativi alle pensioni d’oro, quelle dei politici o degli alti graduati dell’esercito. La lotta che la Lega Nord ha intrapreso in questi anni contro l’innalzamento dell’età pensionabile è stata del tutto inutile e ideologica. Tutti sanno, anche i leghisti, che l’età in cui andranno in pensione le prossime generazioni, e in tutta Europa, sarà di 67/68 anni. Una battaglia, però, sembra fin d’ora indispensabile e sacrosanta, quella per una più equa redistribuzione delle poche risorse che resteranno da dividere tra tutti coloro che alla pensione ci arriveranno. Speriamo sani, e ancora con tanta voglia di vivere. [gv]

+ Tip Top + Benessere

sabato, 27 agosto 2011

Tip Top
di Sandro Venturini

C’è stato un tempo, giusto l’altro ieri, in cui ci spiegavano che per stare meglio dovevamo spendere di più – anche molto di più – di quanto avevamo in tasca. Così noi, quando ci capitava di forare la ruota della bicicletta – come mi è capitato alcuni giorni fa -, sostuivamo la camera d’aria. L’intera camera d’aria per una sola foratura. Dimenticandoci dell’esistenza del Tip Top, il kit di riparazione: pezze gommate, raschietto e mastice. L’equazione era semplice: cambiare l’intera camera d’aria ci faceva risparmiare tempo e fatica, e in più alimentava il mercato. Sembrava così che tutti stavamo un po’ meglio. La camera d’aria bucata finiva invece in discarica. Solo in pochi se ne curavano.
Ora quel tempo e quella logica sono in declino. I conti non tornano. I soldi per le camere d’aria nuove scarseggiano. Le cataste di quelle bucate riempiono le discariche. Una nuova equazione si (ri)fa strada: ci teniamo la vecchia camera d’aria, acquistiamo il kit Tip Top, spendiamo di meno, lasciamo un mondo più pulito ai nostri figli. Una nuova logica, più sobria e responsabile nei confronti della natura. E davvero tutti stiamo meglio, più “leggeri”, meno schiavi della mentalità del consumo.

Census nostros requiris

giovedì, 25 agosto 2011

Censimento

E siamo a 15. Il primo censimento ufficiale dello stato italiano risale al 1861 (quando noi gemonesi eravamo sotto la felix Austria). L’ultimo al 2001. Il prossimo avrà come data di riferimento il 9 ottobre 2011. Si riconterà la popolazione e le sue caratteristiche strutturali, si aggiorneranno le anagrafi comunali, si raccoglieranno informazioni sulle abitazioni e gli edifici. I questionari non saranno più consegnati a mano, bensì spediti per posta direttamente alle famiglie. I moduli potranno essere inoltrati on line, recapitati presso i “centri di raccolta” allestiti dal Comune oppure consegnati ai “rilevatori”. E appunto domani, venerdì 26 agosto, scade il bando per selezionare un alcuni “rilevatori” e un “coordinatore”, che svolgano le operazioni censuarie (dal periodo ottobre 2011 – febbraio 2012). Un’opportunità che potrebbe interessare studenti universitari o persone senza lavoro. Un servizio per il Paese. Nella speranza, poi, che la politica – ma non solo quella – li analizzi, questi dati raccolti, e sappia fondare su di essi le proprie scelte per il bene comune.
[QUI la pagina web del Comune di Gemona con il bando]

Gemona a scacchi

lunedì, 30 maggio 2011

Gemona - Sagrato del Duomo
di Gabriele Contessi

Sparsi all’interno del locale molti tavolini ospitavano giocatori disposti uno di fronte all’altro, tutti intenti ad osservare quella tavola a quadri bicolore, cui sopra erano collocati dei pezzi di legno costruiti ad arte. Osservavo ammirato quegli uomini che per minuti e minuti rimanevano immobili a guardare un punto preciso della scacchiera. A volte annuivano, altre scuotevano la testa e poi muovevano un braccio per afferare un pezzo. Quel movimento dell’arto poteva essere rapido come l’attacco di un serpente o lento ed incerto come il passo del camaleonte. Appena riposto il pezzo sulla scacchiera, velocemente colpivano l’orologio posizionato sul bordo del tavolino.
È così che a undici anni scoprii il gioco degli scacchi. Fu quel giorno che qualcuno mi raccontò del combattimento tra bianchi e neri, di come i pezzi si muovono sulla tavola da gioco. Scoprii il movimento lineare dell’alfiere, la robustezza della torre, il salto bizzarro del cavallo: assieme alla regina, mi dissero, sono tutti a difesa del proprio re.
A distanza di tanti anni mi sono avvicinato nuovamente a quella nobile disciplina, ho scoperto la sua grande complessità, il rigore e la precisione che richiede, la sagacia tattica e strategica degli scacchisti, ed ho sperimentato in prima persona la difficoltà che questo gioco nasconde: concentrazione, applicazione, rispetto per l’avversario, studio, progettazione di un piano e sua applicazione, decisione. Il gioco degli equilibri, dove una scelta può spostare le sorti dello scontro a proprio favore oppure buttare le ceneri su una inevitabile sconfitta.
Questa esperienza si è resa possibile grazie al gruppo di scacchisti che abbiamo a Gemona, che si ritrova saltuariamente presso il Bar Da Blanc il mercoledì sera. Giocatori di alto valore, che partecipano alle manifestazioni più importanti a livello regionale e nazionale, oltrepassando, a volte, anche i confini italiani. Si ritrovano per analizzare le partite, proporre delle lezioni introduttive o degli approfondimenti, per riempire il proprio tempo libero.
Uno degli ultimi risultati ottenuti è il conseguimento del diritto a partecipare al campionato italiano a squadre di Seria A, dopo aver condotto e vinto quello della categoria B. Inoltre, l’anno incorso ha visto la vittoria di uno di loro al campionato provinciale di Udine.
Unica nota dolente: il gruppo è iscritto con la società scacchistica San Gregorio di Pordenone, perché a Gemona un circolo non c’è.
Che sia il caso di adoperarsi per fregiare Gemona con il blasonato campionato? L’investimento richiesto non è certo oneroso, ma sembra che l’interesse attorno ad un movimento scacchistico affoghi nel silenzio. «Gemona città dello sport» non può permettersi di perdere anche questa opportunità.

Siamo diventati adulti. In quell’istante

venerdì, 6 maggio 2011

Bambini in riva al mare
di Sandro Venturini

Sono diventato adulto in quell’istante. Era il 6 maggio del 1976. Avevo 12 anni. Alle 21.05, spensierato, stavo giocando come tutti i ragazzini di quell’età. Un minuto dopo ho dovuto fare rapidamente i conti con la cruda realtà. Le macerie, la morte, il dolore fisico, lo strazio, l’inconsistenza dei beni materiali, la forza e l’imprevedibilità della natura. Tutto davanti a me in quell’istante. Le lunghe ore dell’attesa, tra la speranza e l’oblio, aggrappato alla vita coi denti. Poi una seconda nascita, questa volta non dal ventre materno, ma da quella che fin poco prima ritenevo il luogo più sicuro al mondo: la casa. Non ostetriche e sanitari, ma volontari accorsi chissà da dove per quest’appuntamento: volti e mani sconosciuti, ma di profonda fratellanza.
Nelle successive settimane di ricovero in ospedale, prima a San Daniele, in roulotte, in seguito a Udine, ho sperimentato la premurosa assistenza di medici, infermiere, dei parenti di altri ricoverati, dei quali ho perso dalla memoria i volti, ma di cui serbo vivo il calore umano.
L’estate trascorsa in tenda, al «campo Goi», la grande tendopoli sorta a fianco della caserma: una “vacanza” avventurosa ed inaspettata. Ricco del «niente», ma colmo di rapporti profondi e sinceri; un’essenzialità nella quale si apprezzano anche le piccole cose: il sorriso di una persona sconosciuta ma che senti profondamente vicina, l’acqua fredda della doccia da campo, il pasto caldo preparato ogni giorno dagli alpini, una vecchia bicicletta arrivata chissà da dove.
Sono diventato adulto così, in quell’istante, toccando con mano la grandezza della solidarietà umana, la bellezza della gratuità e del dono, la profondità dei rapporti sinceri, la gioia delle cose che contano davvero, la forza provvidenziale che ti rimette in piedi anche dall’abisso più profondo.
Sono diventato adulto così, il 6 Maggio di trentacinque anni fa. E insieme a me un’intera generazione di gemonesi.

Ha sì gran braccia

domenica, 24 aprile 2011

«Orribil furon li peccati miei; ma la bontà infinita ha sì gran braccia, che prende ciò che si rivolge a lei». (D. Alighieri, Purgatorio, III, 121-3)

Buona Pasqua da «Con te Gemona».

[Musica: Jeff Buckley, Hallelujah © 2007 (musica e testi di L. Cohen, 1984)]

Pane fresco al mare, vecchio in montagna

venerdì, 15 aprile 2011

Baguette

«Siede la Patria mia tra il monte e il mare» diceva Erasmo di Valvasone nel Cinquecento parlando del Friuli. Territorio unico, che ha la fortuna di avere come confine un bellissimo mare e delle montagne incantevoli, città ricche di storia e luoghi di inestimabile valore. La sua forza sta nelle eterogenee possibilità, che si traducono anche in valore economico mediante l’imprenditoria turistica. Per alcuni la nostra regione è una piccola «azienda» dalle molte risorse disponibili, da accudire, potenziare e valorizzare. Ma un’«azienda» efficiente e intraprendente non può trascurare alcun aspetto che possa arrecare svantaggio ai suoi «azionisti». Noi credevamo. Eppure, abbiamo scoperto che le cose non stanno proprio così.
Alcuni consiglieri regionali di minoranza hanno di recente presentato un emendamento alla nuova legge in materia di disciplina organica dell’artigianato, che intendeva consentire l’attività di panificazione anche nelle località turistiche montane durante le festività, come accade a Lignano e a Grado. Niente di più ovvio: vendere pane fresco ai turisti che trascorrono la domenica in montagna costituirebbe un incentivo per la promozione della montagna stessa. E invece no. La maggioranza guidata da Renzo Tondo ha respinto la proposta. In montagna di domenica non si farà il pane. Una scelta davvero miope e poco comprensibile, quasi il turismo montano fosse figlio di un Dio minore. Un’amara conclusione anche per noi, che la domenica in montagna ci andiamo. A questo punto, col pane vecchio del giorno prima.